giovedì 2 giugno 2011

CAGLIARI MEDIOEVALE - parte I -



Chiesa San Pietro dei Pescatori


Il passaggio all’età medioevale segnò un momento importante per l’isola caratterizzato dalla formazione dei quattro regni o giudicati (Calari, Arborea, Torres e Gallura) con la loro complessa e moderna organizzazione politica e sociale, i cui elementi caratterizzanti furono soprattutto la democrazia semidiretta, la Carta de Logu, l’assenza del regime feudale e la possibilità di giudicare ed eventualmente punire i regnanti che contravvenivano alle leggi vigenti.

IL GIUDICATO DI CALARI
Breve cronologia dei regnanti
Il giudicato di Càlari deve il suo nome dalla metàtesi medioevale di Caralis, nome del capoluogo romano ormai in estinzione; nacque intorno al 900 e durò fino al 1258, la sua capitale era Santa Igìa, sulla riva orientale dello stagno di Santa Gilla e i suoi confini seguivano la linea che lo separava dal giudicato di Arborea: partiva dal paese di Buggerru e arrivava fino all’Ogliastra passando per Nuraminis, Siurgus e la Barbagia di Seulo.
Nel X secolo, agli albori del giudicato di Calari,  si ignorano i nomi dei giudici ivi presenti, l’unico episodio di rilievo fu l’attacco dei musulmani Fatimiti che determinò l’abbandono in massa della città e il probabile spostamento nella zona più facilmente difendibile di Santa Igìa.
Nell’XI secolo ripresero i contatti politici e commerciali con la penisola italiana
Verso l’anno Mille le pergamente d’archivio riportano il nome del primo sovrano noto, Mariano-Salusio, che diede avvio alla casata dei Lacon-Gunale di Calari.
Nel 1058 gli successe il figlio Orzocco-Torchitorio, che dovette forse sostenere alcune oscure lotte col “giudicato” di Arborea che decurtarono la diocesi di Caralis.
Nel 1084 seguì Guglelmo-Salusio II
Nel 1090 Mariano-Torchitorio II
Nel 1130 vi fu l’ultimo esponente della dinastia, Costantino-Salusio III, che morì intorno al 1163 senza discendenza maschile.
L’anonima figlia di Costantino-Salusio III, sposò il figlio cadetto del re Gonario di Torres, Pietro dei Lacon-Gunale, che ottenne il nome dinastico di Torchitorio III. Con lui si inaugurò e si estinse la fugace dinastia dei Lacon-Gunale di origine logudorese nel giudicato di Calari, infatti, morì nel 1187 senza discendenza maschile dopo varie guerre condotte prima contro Barisone I di Arborea che nel 1163 appoggiò un usurpatore filo ligure, poi contro i Pisani che lo attaccarono nel 1187 costringendolo a fuggire presso il fratello a Torres.
Il trono passò al nipote Guglielmo, meglio noto come Guglielmo-Salusio IV di Lacon Massa, che inaugurò la nuova casata dei Lacon-Massa (figlio di Giorgia de Lacon-Gunale e del ligure Oberto Obertenghi marchese di Massa e Corsica).
Guglielmo-Salusio IV fu un sovrano terribile sempre in guerra con gli altri giudicati:
Nel 1194 rapì la catalana Prunisinda, moglie del giudice di Torres Costantino II, violentandola ripetutamente nel castello del Goceano.
Nel 1195 attraversò i confini del giudicato di Arborea allora squassato da lotte intestine per la successione a Barisone I. Dopo aver sconfitto in battaglia campale il re Pietro I de Lacon-Serra, figlio di primo letto di Barisone I, assalì Oristano mettendola a ferro e fuoco.
Il 30 ottobre 1206 furono modificate le frontiere fra i due stati e il giudicato di Calari si annettè metà della Marmilla.
nel 1203 invase temporaneamente anche la Gallura senza giudice perché retta dalla portatrice di titolo Elena de Lacon in attesa di marito.
Guglielmo-Salusio IV riuscì a controllare quasi tutti i troni isolani tramite un’intelligente politica matrimoniale con le tre figlie femmine Benedetta, Agnese e Preziosa che ebbe dalle sue due mogli. Guglielmo morì nel 1214 e ancora una volta cambiò la dinastia sul trono di Calari che andò, di diritto, al marito di Benedetta, l’arborense Barisone divenuto, ora, Torchitorio IV.
Fra il 1216 e il 1217 i giudici Benedetta e Torchitorio IV furono costretti a concedere ad un gruppo di imprenditori pisani la licenza di costruire sulla collina oggi nota come il quartiere di  Castello una roccaforte di circa 20 ettari che chiamarono Castel di Castro di Calari dov’erano presenti i ruderi dell’antica Caralis. L’artefice di questa operazione fu il prepotente sovrano di Gallura, Lamberto Visconti, nonché futuro secondo marito di Benedetta; con questa mossa si crearono i presupposti per il futuro passaggio della città sotto il controllo dei Pisani.
Nel 1217, dopo la morte di Torchitorio IV, Benedetta assunse compiti di reggente fino alla maggiore età del figlio Guglielmo diventando giudicessa di fatto.
Nello stesso anno Benedetta scriveva al pontefice Onorio III, narrandogli lo stato di soggezione, anzi di aperta oppressione, in cui la tenevano i Pisani che poi in seguito la indussero a lasciar loro edificare il castello di Castro sopra un colle che dominava la terra cagliaritana. Cedendo tale collina essa si dichiarava loro vassalla in contraddizione all’atto di omaggio che aveva prestato alla chiesa romana al tempo della sua assunzione al trono cagliaritano insieme a suo marito Barisone. Quindi supplicava il pontefice di autorizzarla ad allearsi col giudice di Torres e con i genovesi, di proscioglierla dal giuramento prestato ai Pisani e di inviare nel giudicato un suo legato per verificare la situazione e cercare di porvi rimedio (P. Tola - Codice diplomatico della Sardegna).
Nel 1232 Benedetta morì e la sorella Agnese fu luogotenente del figlio Guglielmo Salusio V fino a quando questi compì diciotto anni.
Dal 1244 al 1254 il giudicato passò al figlio di Guglielmo II Salusio V, Giovanni Torchitorio V detto Chiano, che fu assassinato a S. Igìa da sicari pisani. Dopo la sua morte governò il nipote Gugliemo col nome dinastico di Salusio VI che, essendo filo genovese, scacciò tutti i pisani da Castel di Castro; tale gesto provocò l’immediata reazione degli altri tre giudicati filopisani che attaccarono congiuntamente Guglielmo Salusio VI; “convergendo dall’entroterra e dal mare assalirono prima Castel di Castro e poi Santa Igìa che si arrese il 20 luglio 1258 al quattordicesimo mese di guerra; fu completamente abbattuta e sulle sue rovine fu sparso sale. Terminò così dopo 358 anni il giudicato di Calari” (F. C. Casula, Storia di Sardegna).

Fabrizio e Giovanna

Le notizie sono tratte da F. C. Casula “Storia di Sardegna” e da P. Tola  “Codice diplomatico della Sardegna”.

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