martedì 26 febbraio 2019

La sommossa del 6 luglio 1795


Il 6 luglio del 1795 vi fu nella città di Cagliari una sommossa che, per la partecipazione popolare e per i suoi fattori scatenanti, si può considerare la più spontanea e politicizzata. 

Abbiamo visto che quanto accadde il  28 APRILE 1794 non ebbe effetti così eclatanti dal punto di vista sociale: non vi furono grosse rappresaglie e i funzionari piemontesi furono allontanati con i loro effetti personali senza subire violenza alcuna. Fu una rivolta atta semplicemente ad ufficializzare una nuova realtà caratterizzata dall'ascesa della nuova classe politica, dove spiccavano uomini di legge e intellettuali che, incoraggiati dal clima rivoluzionario che imperversava il mondo circostante, si facevano portavoce di nuovi ideali, atti a superare le vecchie concezioni feudali di proprietà e sfruttamento del lavoro. I feudatari, dal canto loro, nonostante la poca devozione nei confronti di una monarchia tendente all'assolutismo, si resero conto del fatto che il loro destino fosse fortemente legato a quello della classe dominante e sentivano sempre più pressante il terrore di venire travolti dall'ondata innovatrice.



Dopo “il vespro sardo” il governo fu assunto dalla Reale Udienza, dominata da Giovanni Maria Angioy, e la difesa fu affidata alla milizia popolare di Vincenzo Sulis.
Dopo la fallimentare missione a Torino il Sircana e il Pitzolo rientrarono nell’isola e quest’ultimo manifestò da subito la sua avversione ai fatti appena occorsi, spaccando così la città di Cagliari in due fazioni contrapposte che vedevano, da un lato, quella conservatrice dove confluì lo stesso Pitzolo, e dall’altro, quella chiamata dei Giacobini, costituita da personaggi dotati di idee più progressiste come il Cabras, il Pintor, il Sulis, il Musso e l’Angioy. 
Nella città di Cagliari si incominciò a sospettare che il Pitzolo si fosse venduto per ottenere in cambio dei vantaggi, tale idea trovò conferma il 5 luglio 1794 con la nomina di nuovi alti ufficiali da parte del governo di Torino: il Pitzolo fu nominato sovrintendente del Regno, il marchese Paliaccio della Planargia generale delle milizie, l’avvocato Gavino Cocco reggente la Reale Cancelleria e il Cavalier Santuccio governatore di Sassari.
Questo fu un subdolo espediente che, apparentemente, soddisfaceva una delle cinque domande, ma di fatto saltò l’antica prassi del sistema delle terne, che consisteva nella presentazione di tre candidati decisi in Sardegna, tra i quali il re poteva sceglierne uno. 
Tale imposizione dall’alto inasprì le già pressanti divisioni interne che il nuovo viceré, il marchese Filippo Vivalda, sbarcato nella città di Cagliari il 6 settembre 1794, seppe sfruttare a suo vantaggio.




Il malcontento fu in seguito alimentato dalla sostituzione del conte Avogrado nella Reggenza degli Affari del Regno con il conte Pietro Gaetano Galli della Loggia e dalla conferma delle nomine dei tre magistrati Flores, Fontana e Sircana, già contestati dagli stamenti perché troppo legati alla corte torinese. 
Nonostante le rimostranze degli stamenti militare ed ecclesiastico, il 30 giugno 1795 il vicerè Vivalda ricevette un dispaccio contenente la notizia della conferma delle nomine dei tre magistrati da parte del ministro Galli e l’ordine che comunicasse la decisione governativa al Generale delle Armi per prendere le precauzioni del caso.

Ai primi di luglio del 1795 si diffuse la notizia di un tentativo di sommossa e il Planargia mise le truppe in stato di allarme e si preparò a fronteggiare il pericolo, intenzionato ad imprigionare i “novatori” con la collaborazione del Pitzolo.




Il 6 luglio del 1795 alcuni membri degli Stamenti chiesero formalmente al vicerè la destituzione del Generale e dell’Intendente. Il vicerè girò la richiesta agli Stamenti riuniti, che in una seduta tumultuosa espressero parere favorevole. Nonostante la protesta del popolo presente nella sala della riunione e la successiva occupazione del palazzo, l’astuto vicerè continuò a tergiversare finché dichiarò di arrestare il sovrintendente Pitzolo in attesa di ordini regi. 




Mentre si conduceva l’arrestato nel carcere di S. Pancrazio fu trucidato dal popolo inferocito che seguiva silenzioso il corteo.
Il 22 luglio 1795 il Planargia subì lo stesso trattamento nel cortile di S. Pancrazio.
I sanguinosi eventi di luglio sancirono l’estromissione dei conservatori dagli affari pubblici nella città di Cagliari.




Fabrizio e Giovanna

venerdì 15 febbraio 2019

Da Marino di Tiro a Vesconte Maggiolo





Oggi, grazie alle carte moderne, possiamo vedere il meridiano di Roma…ed apprezzare il lavoro di Vesconte Maggiolo nel Planisfero di Fano. Ho rimarcato il meridiano di Roma. Siamo a Genova agli inizi del 1500.

Nelle carte ( genovesi) di Caveri e del Maggiolo c’è una immagine della Terra. Sono 180 gradi.


In queste due immagini il meridiano centrale cade sulle Baleari.
A complicare il tutto esiste una proiezione conica, del Maggiolo, fatta a Napoli nel 1511.
  


Cercherò di spiegare … quello che potrò.
Per le date c’è il problema delle cifre romane e di quelle arabe. Per i nostri esperti sembrerebbe che il Maggiolo abbia avuto problemi con lo 0 (ZERO): il 1 5 4 viene letto 1504.
Osservate attentamente la proiezione conica napoletana. Si parte dalla punta di Cuba. I 90° cadono sulle Colonne d’Ercole (Gibilterra) e si chiudono i 180° sulla costa occidentale dell’India. Questa lettura, immediata, dà per scontato che i settori di meridiano siano da 10 (dieci) gradi.
Non va bene.


Se io metto il meridiano centrale sulle Baleari (come suggeriscono le due immagini della Terra) e ricalcolo quei meridiani… vedo che per avere 90° ho bisogno di 10 settori da 9 (nove) gradi. Per arrivare al Golfo del Bengala debbo tracciare 20 settori da 9°.
Ho già segnalato che nelle carte del 1300 (cito solo  Pietro Vesconte) la parte a occidente delle Baleari ha una inclinazione e una scala diversa da quella orientale. Una quarta di vento affermò Colombo … dando la colpa alla Bussola. E Toscanelli viene deriso per i suoi settori da 250 miglia (da 4,5°) davanti a Lisbona. Povero Marino di Tiro….

Rolando Berretta

sabato 19 gennaio 2019

Planisfero di Fano: datazione da rivedere





Qualcosa non torna nella datazione del Planisfero di FANO del 1504.



Siamo partiti con il Mappamondo di Hereford dove Cesare Ottaviano Augusto…. (secondo Paolo Orosio) e siamo incappati in:


   Vesconte de Maiollo con il Planisfero di Fano del 1504 (… cartam DE ANNO DM 1  5  4  DIE)   
e, successivamente, nel Planisfero di Pesaro. In quest’ultimo ho ravvisato la sigla di Vespucci. Partiamo da questa sigla. Nel Planisfero fatto a Napoli nel 1516 (sempre dal Maggiolo) c’è la M di maggio.  Le sto, ancora, confrontando; per me sono diverse. 
Ritorniamo al Planisfero di Fano e alla sua datazione.



La data, riportata nella stessa carta, ha messo a dura prova i migliori esperti. Evito di riportarne tutte le datazioni proposte.
Come ho sempre detto: una particolare cartografia fece la sua comparsa a metà dell’anno 1200. Solo i Romani avevano avuto i mezzi e la necessità di  cartografare i loro possedimenti. Se tenevano aggiornato il loro catasto stradale non avranno avuto nessun problema a disegnarne le coste relative.       

Avete presente le due navi recuperate nel Lago di Nepi? Recita la wikipedia:
Nonostante le spoliazioni, le navi mantengono intatta la loro imponenza: essendosi conservata la cosiddetta opera viva (la parte immersa dello scafo) è possibile apprezzarne i dettagli costruttivi e gli elementi strutturali ed il ritrovamento rivoluziona le conoscenze della tecnica navale romana. Le navi impiegano legno di pino, di abete e di quercia. La parte esterna della carena è rivestita da un tessuto in lana imbevuto di sostanze impermeabili, a sua volta ricoperto da fogli in piombo tenuti in sede da una fitta chiodatura (siamo ai tempi di Caracalla).
Avevano, quindi, una flotta idonea ad attraversare l’Oceano. Sulla presenza romana nel Nuovo Mondo c’è molta letteratura. Sui contatti tra Vecchio Mondo e quello NOVUS idem.

Così Plutarco (46/48 – 125/127 d.C.)  nel : IL VOLTO DELLA LUNA:
26. ….ma ricorderò anzitutto che il suo autore cominciò per noi, se possibile, con una citazione da Omero: lungi nel mare giace un'isola, Ogigia, a cinque giorni di navigazione dalla Britannia in direzione occidente. Più in là si trovano altre isole, equidistanti tra loro e da questa, di fatto in linea col tramonto estivo…. (ringrazio l’Autore del PDF trovato in Rete)
Dopo tutto questo preambolo possiamo passare all’argomento che mi interessa dimostrare.

Leggete attentamente questa frase riportata nella carta di Fano:
….CARTAM  DE ANNO DM 1  5  4  DIE…. Questa data, per me, è precisissima. Vesconte Maggiolo sta lavorando su una carta dell’anno 154 dell’era cristiana. E’ il periodo che vede Claudio Tolomeo operare ad Alessandria dove aveva, già, operato Marino di Tiro con i suoi meridiani e paralleli tutti dritti e uguali tra loro.
Lo spazio occupato dalle cifre 1 5 4 dimostra che Vesconte Maggiolo voleva scrivere CLIV (lo spazio era idoneo) ma ha cambiato idea all’ultimo minuto.


Rolando Berretta
  

venerdì 28 dicembre 2018

Schema Portolano


Quando si parla di “Antiche Carte” si studia (e ci spiegano) di tutto. Per gli schemi bisogna fare da soli.



Questo è uno schema completo. Sono 16 direzioni principali della Rosa dei Venti e 16 direzioni intermedie (color rosso); totale 32.



Vediamo come si realizza uno schema simile. Iniziamo dalle 16 linee rosse.
Prendiamo un “qualsiasi” materiale per disegnare la Carta; pergamena, pelle di montone o altro.
Disegniamo un QUADRATO interno assegnando un valore di 10 a ciascuno lato. Tracciamo le prime 8 linee rosse come illustrato dal disegno rispettando le misure segnalate dal quadrato. Tracciamo la croce centrale e quella sulle diagonali (in azzurro). Pendiamo un compasso e, dal centro della figura, prendiamo le misura con il punto A (o B) e tracciamo il nostro giro di compasso. Sarà un giro di compasso idoneo alla grandezza del supporto. Notare che la croce centrale, quella indicante le 4 direzioni principali N-S e E-O verrà attraversata dal giro di compasso FUORI dal quadrato. A questo punto, con il compasso, misuriamo la distanza tra A e B. Con questa misura possiamo ricavare le altre linee rosse. Possiamo tracciarle tutte e sedici (16). Con la stessa misura di compasso possiamo andare sulle linee azzurre e ricavare le 16 linee azzurre. Da queste ultime 16 linee azzurre possiamo ricavare lo schema della carta con le 16 direzioni della Rosa dei Venti. Le16 linee rosse le possiamo definire ausiliarie; servono  per la parte tecnica.



Osserviamo come si presenta una Carta di Vesconte Maggiolo (1541) seguendo le mie indicazioni.
Se non ricordo male, nel 1594, l’inglese Thomas  Blundeville spiegò come costruire uno schema simile nel: “Della Carta dei Marinai e della marcatura di questa”. (Non mi ha mai convinto.)
Innanzitutto disegnate con un paio di compassi un cerchio tanto grande quanto pensate possa adattarsi alla vostra carta, il quale cerchio rappresenterà l’Orizzonte; poi dividetelo in quattro quarti uguali, tracciando due diametri che si incrociano l'un l'altro, nel centro del suddetto cerchio ad angoli retti, di cui la linea perpendicolare è la linea del Nord e del Sud, e l’altra che attraversa la stessa è la linea dell'Est e dell'Ovest; alle quattro estremità di questi diametri dovete porre i quattro venti principali, ovvero Est, Ovest, Nord e Sud, contrassegnando la parte del Nord con un fiore e quella dell'Est con una croce. Poi dividete ogni quarto del suddetto cerchio con i vostri compassi in due parti uguali, mettendo le punte nel mezzo di ogni quarto; attraverso queste punte o anche attraverso il centro del cerchio disegnate altre due linee trasversali, che devono estendersi alquanto al di là della circonferenza dell'Orizzonte; queste due linee trasversali insieme alle prime due linee trasversali divideranno il cerchio in otto parti, e in tal modo avrete gli otto venti principali. Fatto  ciò, dividete ognuna delle otto parti del suddetto Orizzonte in due parti uguali tracciando altre due linee trasversali attraverso il centro e estendendole alquanto oltre la circonferenza dell'Orizzonte come prima; in tal modo tutto il cerchio sarà diviso in sedici parti, che saranno sufficienti senza il bisogno di altre divisioni, che causerebbero una confusione di linee …
Questo particolare schema fece la sua prima apparizione nella seconda metà del 1200.
Lo troviamo, con questa impostazione a 16 linee (direzioni), nella CARTA PISANA.



Il quadrato da 10 unità per lato  è presente ma è solo una coincidenza? Sembra ignorare l’esistenza delle 16 linee rosse.  Torniamo a Vesconte Maggiolo



Questa in azzurro  è la parte “geografica”. Lo schema che si vede in tutte le carte.

Questo è un utilizzo, ulteriore, delle linee rosse:




Tutto qui.      Poi ci sarebbero altre  2 inclinazioni …(in rosso)


Vedo che il giovane Vesconte Maggiolo  “il collega” si è studiato bene le 16 linee rosse nel 1504.

Procurato il supporto?


Disegniamo il QUADRATO e dividiamo i lati in 10 parti.



Giriamo il quadrato a ROMBO e disegniamo, di nuovo, le linee rosse. Per le linee azzurre bisogna inserire quelle che mancano, è semplice. Cancelliamo i due quadrati. Completiamo lo schema completo azzurro: la parte geografica. (Ringraziamo Vesconte Maggiolo e le sue linee rosse.)

Carta di Maggiolo con schema azzurro per la  parte geografica.
Qualche errore sia con il C.P.Artico e sia con il Tropico del Capricorno; da approfondire!


A questo punto sono partite un paio di verifiche.
La rappresentazione della –Terra- al centro dello schema ha sempre stuzzicato la mia fantasia.
Quell’immagine è presente nelle carte genovesi di Maggiolo e di Caveri. Io vedo metà sfera con inclinazione 21 giugno (solstizo d’estate). Sembra che la parte più meridionale inizi dal C.P.Antartico. Stessa cosa negli schemi di Juan de la Cosa e della Carta Cantino. Siamo con carte inizio 1500. Anche Gerardo Mercatore è partito dal C.P.Antartico per la sua celebrata proiezione.

Abbiamo visto, in un precedente articolo, Cesare Ottaviano Augusto interessato al Censimento di tutte le terre (lo ricorda Paolo Orosio).

A questo punto mi sono immedesimato nei cartografi romani.
Se traccio il meridiano su Roma e cartografo le terre a 90° a est di Roma, e quelle a 90° ovest) quale immagine della Terra otterrò?

Grazie alle innumerevoli carte messe in Rete non si hanno problemi.



Molto interessante. L’immagine restituisce il Golfo del Bengala a oriente e la sola punta di Cuba a occidente.   Non vorrei sbagliarmi ma ….




…questa immagine delle Terra la conosciamo bene.
Ho rivisitato la carta del Maggiolo con occhio diverso. Quella carta riproduce 180° di Terra ed ha, al centro, il meridiano di Roma. Il Maggiolo ha riportato le linee del C.Polare Artico, dei Tropici e dell’Equatore  ricavandole tutte dallo schema con le linee rose. Mistero risolto.
E passiamo al Planisfero fatto a Napoli nel 1516.


A Napoli ha corretto il tutto. Questa volta ha ottenuto Equatore, Tropici e C.Polari direttamente dalla griglia di quadrati (i gradi). Nessun legame diretto con la “ragnatela” di linee rosse.
(per le ultime due immagini ho usato schemi … alla Battista Agnese)
Siamo a Pompei. Nel 79 d.C.  l’Ananas era conosciuto.



     (immagine trovata in Rete)

Rolando Berretta

giovedì 11 ottobre 2018

Planisfero di Pesaro o Oliveriana world map. (pergamena n°1940)






Vorrei ringraziare pubblicamente il personale della Biblioteca Federiciana di Fano e per la loro  competenza e per la disponibilità nei miei confronti. Con lo schema del loro planisfero avranno meno problemi in futuro (Vesconte Maggiolo - Genova 1504).
E passiamo al Planisfero di Pesaro. Conosciuto, anche, come Oliveriana world map (perg. n°.1940)
Le migliori menti, che l’hanno analizzato, dicono che sia opera di Vesconte Maggiolo; mentre la data oscilla tra il 1502 e il 1508.


Se cercate un planisfero che dimostri lo schema RoBer a base 34, con Primario da 26 unià e, nascosto, il secondario da 13 ben allineato su Alessandria, l’avete trovato.
Riporta la scritta Mundus Novus.


Ho fatto tutti i controlli sia per la parte delle troppe analogie con la carta di Juan de la Cosa e sia con un paio di spezzoni di Carte di Piri Reis.
Controlli fatti, anche,  con lo schema di Vesconte Maggiolo fatto a Napoli nel 1516.
Vorrei attirare la vostra attenzione su un piccolo particolare.


Osservate attentamente la scritta Mundus Novus. Osservate la M maiuscola iniziale. Quella singola lettera è scritta con uno stile diverso dal resto …undus novus.
Io leggo le lettere A e V che sarebbero, per me, la sigla di Amerigo Vespucci; l’Autore.

Tralasciamo la parte degli schemi. Concentriamoci sulla sola sigla AV.  

Per chi volesse dare uno sguardo un po’ dettagliato , in lingua inglese, c’è:


Su youtube c’è un video: Pesaro a Visit to the city ⅋ Biblioteca-Museo Oliveriano



Per gli altri ci sono, in rete, delle schede tecniche.

Gli “addetti” indicano in Vesconte Maggiolo l’autore. Il Maggiolo, nel 1504, si trasferì a Napoli; dove si erano insediati gli Aragonesi. A Genova era rimasto Nicolò Caveri.
Credo che il Maggiolo andò ad aggiornarsi. (Troppa differenza tra la sua America e quella di Caveri.)

Ho cercato di intuire cosa accomuni, per gli esperti, Il Planisfero di Pesaro a Vesconte Maggiolo.


Non trovo nulla.  La figura del mitico Prete Gianni dovrebbe esserne una dimostrazione.
Di notevole il Planisfero di Pesaro riporta la penisola dello YUCATAN. Troppo precoce.
Il Maggiolo firmava tutte le sue opere: in quella di Pesaro non c’è l’autore.
Il Maggiolo mostra Cuba come terraferma. (Cuba fu circumnavigata per la prima volta nel 1508).
Il Maggiolo sembra ignorare l’esistenza del parallelo di Alessandria. Che dire?
In quello di Pesaro si vede che il Periplo del Mare Eritreo era stato riportato, anche, su carta geografica.
I Romani avevano cartografato anche il Mar dei Caraibi?  Marco Polo illustra Cipango con le sue Perle Rosa. Quelle perle sono, solo, caraibiche.







Ho raddoppiato il giro di compasso da 26 unità Ho fatto un confronto con Juan de la Cosa.

Credo che bisognerà iniziare tutto daccapo. Con calma.







Rolando Berretta


martedì 12 giugno 2018

MAJOLLO in CANADA





Era il 6 settembre del 1522 quando i 18 superstiti, della spedizione di Magellano, fecero ritorno con la nave Victoria. Antonio Pigafetta era tra loro. Di quel viaggio abbiamo, anche, le relazioni di Francisco Alvo, di Giovanni Barros, di un Anonimo Portoghese e di un Anonimo Genovese.
La notizia deve aver fatto un certo rumore in Europa, ma dove erano passati? Per le relazioni, a stampa,  bisognava attendere. Il racconto di Pigafetta ebbe, dopo, un notevole successo editoriale.
Passiamo a Genova.
Andrea Doria. (dalla Wipedia)
S'è dunque visto che Andrea Doria diventò marinaio piuttosto tardi, oltre i quarant'anni. S'adattò benissimo: riconfermato a capo della flotta, iniziò nel 1513 con due galee di sua proprietà a pattugliare il mar Ligure ed il Tirreno, contro i corsari barbareschi che costituivano una seria minaccia per la navigazione e le coste. Il successo più clamoroso lo colse all'isola di Pianosa, dove, assieme al cugino Filippino Doria, distrusse la flotta del corsaro Godoli e nel 1519 con la cattura del corsaro Gad Alì.Intanto la situazione italiana era nuovamente mutata. A Marignano (oggi Melegnano) i francesi del nuovo re Francesco I sconfissero gli svizzeri (1515). Ottaviano Fregoso accettò allora di consegnare Genova a Francesco, che lo nominò governatore della città. Il mutamento istituzionale lasciò Andrea Doria al comando della flotta, a combattere contro i corsari. A diciannove anni Carlo V era diventato il sovrano più importante d'Europa, anche se il complesso territoriale che governava era sparso su tutto il continente, unito solo dalla sua persona, essendo privo di cultura, tradizioni e storia comuni, e con il Regno di Francia proprio nel mezzo: cominciò così la contesa tra Carlo e Francesco per il predominio sul continente.
Nel 1522, alla Bicocca, gli imperiali sconfissero i francesi e, di conseguenza, di lì a poco le truppe spagnole di Prospero Colonna conquistarono Genova e la misero al sacco.
Doria e la sua flotta riuscirono, ancora una volta, a prendere il mare prima che arrivassero i nemici. Trovato rifugio nella roccaforte dei Grimaldi a Monaco, l'ammiraglio iniziò a compiere una serie di colpi di mano contro le coste occupate dagli spagnoli, passando da un successo all'altro e riuscendo pure ad evitare che Marsiglia, accerchiata dagli imperiali, si arrendesse.
L'assedio di Marsiglia (agosto-settembre 1524)
Le vittorie di Doria furono inutili. Nel 1525 Francesco I perse la cruciale battaglia di Pavia, fu catturato e trasportato a Madrid.

Passiamo alla famiglia Maggiolo, i cartografi, di Genova.
Recita la Treccani:
di Antonello Pizzaleo - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 67 (2006)
…Durante la permanenza a Napoli, dove esercitava la sua arte come maestro privato, il M. acquisì notorietà e prestigio notevoli: il suo nome doveva essere ben noto anche a Genova, quando, nel 1518, il doge Ottaviano Fregoso lo invitò a far ritorno nella sua città natale per assumere l'incarico di magister cartarum pro navigando della Repubblica con uno stipendio annuo di 100 lire e l'obbligo di risiedere nello Stato genovese. Ben presto, le condizioni di lavoro, inadeguate alle aspettative maturate con il trasferimento, e le difficoltà burocratiche, connesse alla riscossione dello stipendio, risultarono tanto gravose che il M., in una supplica del 1523 al doge e al Consiglio degli anziani, chiese licenza di allontanarsi da Genova. Nell'esposto lamentava i danni patiti dalla sua attività e dai suoi beni durante il saccheggio di Genova del 1522 a opera delle truppe imperiali, danni ai quali si aggiungeva l'onere di provvedere al sostentamento della famiglia del fratello scomparso. Con decreto del doge Antoniotto Adorno gli furono negati sia il permesso di allontanarsi dal territorio della Repubblica sia l'iscrizione del suo stipendio nel bilancio ordinario dello Stato; in compenso gli veniva assicurato il pagamento dello stipendio vita natural durante. Nel 1529 il Senato gli riconosceva, inoltre, la facoltà di trasmettere il suo privilegio a uno dei figli: Giovanni Antonio - da almeno quattro anni associato alla responsabilità della redazione delle carte - o Giacomo (altrimenti citato anche come Iacopo).
Riassumendo: abbiamo conosciuto Vesconte Maggiolo e il figlio Giacomo (Jacopo)
Dove erano Andrea Doria e Giacomo Maggiolo nell’anno 1523?
Questa domanda me la sono posta dopo aver visionato una carta a firma di Vesconte Maggiolo.


La carta si trova nella Biblioteca Ambrosia di Milano. Ci sono due date.
-Vesconte de Maiollo compose questa carta in Genova nell’anno Domini 1524 il giorno X agosto.
-Vesconte de Maiollo compose questa carta in Genova nell’anno Domini 1527 il giorno XX dicembre.          (Vesconte Maggiolo era un Cartografo: di quelli validi…)


Notare il giro di compasso da 26 unità. Parallelo centrale su Capo Verde. Meridiano centrale su Genova. Equatore, Tropici e C.Polare come da copione.
Ma come si accoppiano due giri di compasso da 26 unità? Anche Juan de la Cosa, nel 1500, dimostrò poca dimestichezza (a parte l’India spacciata per America).
A questo punto entrano in ballo le coste della NUOVA FRANCIA cartografate da Giacomo…



…Maggiolo. Notare: si usano le 32 linee (sono indispensabili) per ricreare due giri di compasso da 26 unità affiancati. Mettiamo da parte gli schemi. Vedete quel passaggio, tra l’Equatore e il Tropico, che indico con una freccia gialla?



Altra carta “atavica” sbagliata di 180°.

….la famiglia dei Maggiolo era, sicuramente genovese, lo si evidenzia da:


dal riutilizzo di una vecchia pergamena lavata male. (Guerra a parte!)



Poi c’è la versione di …Carlo V.


Nel marzo del 1525 Giovanni Vespucci fu rimosso dal suo incarico per spionaggio a favore dei Medici. L’Atlante, a cui stava lavorando, fu spedito a Papa Clemente VII ( Giulio de Medici) con la persona di Baldassarre Castiglioni: è noto come Planisfero Castiglioni. La data è fondamentale. La data recita 1525. In questo planisfero la costa orientale degli USA è tratteggiata.
Sarebbe fondamentale la corretta lettura della toponomastica.
Nel 1529 Diego Ribeiro ci ripropose la copia sputata di questo planisfero ma:

dalla Wikipedia.
Lucas Vázquez de Ayllón (Toledo, 1475 circa – San Miguel de Guadalupe, 18 ottobre 1526) è stato un esploratore spagnolo. Coltivatore di canna da zucchero sull'isola Hispaniola, Lucas Vásquez de Ayllón comandò sei navi con 500 coloni, approvvigionamenti e bestiame, partendo da Santo Domingo a metà luglio 1526. Dopo avere esplorato la Georgia e costeggiato la Carolina, (a Cape Fear), sbarcò nella Winyah Bay l'area dell'attuale Carolina del Sud il 29 settembre 1526 (Festa degli Arcangeli ).
Egli scoprì la Chesapeake Bay e fu il primo navigatore che tentò di trovare un passaggio a nord-ovest fra l'Europa e l'Asia. Inviò una spedizione in Florida sotto il comando di Francisco Gordillo, che nel giugno 1521 prese terra alla latitudine di 33 gradi, 31 primi, vicino Cape Fear in Carolina del Nord. Durante la ricerca del passaggio a nord-ovest, Ayllon partì da Hispaniola nel 1524 e scoprì il fiume James e Chesapeake Bay. Ricevette da Carlo V una concessione sulla terra che aveva scoperto.
Diego Ribeiro ci ripropone la toponomastica della Tiera de Ayllon. Però il signor Lucas Vazquez da Ayllon cercava il passaggio che segnalò… Giovanni da Verrazzano.


Quella carta di Vesconte Maggiolo, con il Mare Indicum, permette di mettere a fuoco un preciso momento storico. Le immagini parlano da sole.

Della carta di Maggiolo va letta, attentamente,  la toponomastica….


Curioso trovare un’ISOLA MAIOLLO GENOVESA e un DORIUS PROMONTORIUS. Nulla a che vedere con la Toponomastica che riporterà Ramusio per il Viaggio di Giovanni da Verrazzano del 1524, a parte l’Annunziata.



Carta di Girolamo Verrazzano; fratello e cartografo di Giovanni.


E passiamo al Giovanni da Verrazzano (che fu in contatto epistolare con Vesconte Maggiolo; da quello che si legge).
Scrive testuale ( Ramusio per …) Giovanni da Verrazzano:
…Battezzammo con il nome di Annunziata, perché ricorreva la festa dell’Annunciazione, la località dove si trova un istmo largo un miglio e lungo circa duecento in cui, stando sulla nave, si poteva scorgere il mare orientale a metà strada tra occidente e settentrione (direzione nord/ovest) che sicuramente è quello che bagna le estremità dell’India, della Cina e del Catai….



Il Viaggio era iniziato il 17 gennaio del 1524 e la relazione al re di Francia, Francesco I, fu inviata da Dieppe il giorno 8 luglio del 1524.

La lettera di Giovanni da Verrazzano è comprensiva di una postilla finale:
“A Leonardo Tebaldi o a Tomaso Sartini, mercanti in Lione. Manderetolo a Bonacorso Ruscellai”
Immagino quante persone (spie di Carlo V) avranno letto e copiato quella lettera.
Anche Ramusio ne diete alle stampe …. una copia.

A questo punto un piccolo ripasso storico.
Papa Alessandro VI (Borgia) tracciò la mitica Raya. Di qua i Portoghesi e di là i Castigliani.
Scomunica per chi infrangeva.  1522: Genova fu saccheggiata dalle truppe imperiali.
                E c’è la carta di Giacono Vesconte .
Nel 1524 un fiorentino, tale Giovanni da Verrazzano, per conto del Re di Francia, varca la mitica Raya.  1527 arrivarono a Roma i Lanzichenecchi; il papa era Clemente VII (Medici).
Provate a immaginare  quale sfida fu il viaggio di Verrazzano. Etc etc.
Tratto da : Archivio Storico Italiano : Tomo XXVI  1887
Articolo di :  C. DESIMONI  - Genova, 15 giugno 1877.  
…Ramusio ammettendo un nuovo viaggio aggiungeva, che Verrazzano disceso ad una costa ignota e selvaggia fu da quegli indigeni preso, arrostito e mangiato; Gonzales de Barcia (1) e Bernardo Diaz asserirono invece che egli fu catturato presso alle Canarie da navi spagnuole e appiccato come pirata. I due ultimi documenti che reca il chiarissimo Murphy dimostrano, senza più lasciare appiglio a dubbi, che la versione di Barcia e di Diaz è la vera. Sono lettere del licenziato Giovanni de Giles , le quali raccontano come Giovanni Verrazzano in principio d' ottobre del 1527 fu fatto prigione in mare con tutto il suo equipaggio da una squadra basca, fu condotto dapprima a Cadice, fu di colà inviato a Madrid, ma giunto a Colmenar de Arenas (tra Salamanca e Toledo) un ordine di Carlo V in data di Lorna 13 ottobre stesso anno lo fece fermare colà, dove in novembre fu infatti appiccato. Un gentiluomo francese preso in sua compagnia fu condannato alla galera perpetua.
Si capisce facilmente che l'Imperatore volle toglier di. mezzo quell’ uomo perchè era il più temibile de' nemici della Spagna; e dico temibile non tanto per le piraterie che si esercitavano dalle due parti ed anche da ammiragli o vice, come fu anche pirata il Colombo francese Di Caseneuve; ma specialmente perchè Verrazzano conosceva e guidava i Francesi a quelle regioni, sulle quali la penisola iberica pretendeva il privilegio della proprietà e de' commerci, e donde traeva ricchezze sfondolate.
(1)        Ensayo chronologico para la historìa general de la Florida, Madrid, 1723.
E concludo con il Planisfero Castiglioni.


Siamo nel 1525 (marzo). Giovanni Vespucci (e posso dimostrarlo!!!) riporta il Golfo del Bengala a posto del Golfo del Messico. Riporta un nuovo profilo per le coste USA/CANADA. Per la zona Giava, Sumatra e il Borneo comincia a disegnare qualche profilo incompleto ma preciso.

Il grave problema che si riscontra in tutte queste carte è la posizione della Terra dei Lavoratori.


I fratelli Corte Real (portoghesi) hanno esagerato con la distanza.  Hanno approfittato di un banale errore dei Veneziani che erano a Lisbona. Era il 1502. Kiushu (isola giapponese) è diventata la mitica Terranova.
Anche Battista Agnese, per posizionare le terre scoperte per il Re di Francia, ha avuto problemi.


Siamo nel 1544.
Credetemi: disegnare un giro di compasso a 32 … direzioni non è semplice.


Tutti usano giri di compasso da 16. Le altre 16 linee a cosa servono?
Anche Reis le riporta con tanta precisione.
Piccola parentesi:  Nella carta di Reis ho evidenziato il Tropico del Cancro e l’Equatore. Ho evidenziato l’incrocio sulle Isole di Capo Verde. A questo punto si dovrebbe riportare in scala questa carta con le altre del periodo. Si sincronizzano gli schemi con l’incrocio di Capo Verde e ci si rende conto che il C.Polare Antartico è tanto lontano. (Nessuna carta,con questi schemi,  arriva Polo Sud. Arrivano al Circolo polare Antartico. Mercatore compreso.)
Se poi si leggono i viaggi di Amerigo Vespucci … si capisce che quelle terre, disegnate da Reis, sono le Terre descritte dal Fiorentino. Vespucci è sceso sotto l’Equatore. Vespucci è l’unico che, scendendo lungo le coste del Brasile, ha virato a Sud/Est per tornare a casa.

Ritorniamo alle 32 linee. Cercherò di spiegarle con:

Angelino Dulcert (1339).  Dulcert usa due giri di compasso (azzurri) da 16 nodi (per me) o bussole minori (per loro, quelli che studiano le Carte).
Se io volessi realizzare uno schema centrale (nero) lasciando inalterati i profili costieri debbo, per forza, trasformare i due giri di compasso azzurri a 32 nodi. Dalle nuove linee ricaverò il nuovo schema centrale.


E’ questione di pratica e tanta pazienza. (Io l’ho risolta in questo modo).
Ho cambiato i profili costieri per spiegare un altro Maestro; tale Vesconte Maggiolo.
La sua Carta da navigare è alla Biblioteca Federiciana di Fano
Venne donata  alla Biblioteca di Fano nel 1862 da Luigi Masetti.
Datata intorno al 1504 e realizzata a Genova. Vesconte Maggiolo è noto, anche, come Vesconte de Maiollo o de Maiolo.
 

L’Inclinazione del suo schema … non l’ho capita. Usa uno schema da 32 per ?????


Ego Vesconte de Maiollo compoxuy anc cartam de anno domini 15,4 die VIII Juny in Ciuitatem Janua
Se ripenso al giorno che ho cercato di capire lo schema di Nicolò Caveri …
 
… mi vengono i brividi. Non c’era una linea orizzontale dritta. Era una schema a fisarmonica.



Per non parlare di tutto lo schema in generale.
In questo schema ho trovato i miei primi pezzi di Australia con tanto di Tasmania.
La datazione oscilla tra il 1502/4.
Sul genovese Nicolò Caveri (De Canerio) trovate tutto sulla Treccani o sulla Wikipedia.
C’è tutto sui suoi rapporti con Colombo.
Poi, sono passati quasi 16 anni, mi imbattei nelle questione Vespucciana. Mi capitò di leggere qualcosa di Giuseppe Caraci che citava gli studi del Magnaghi.  
Vedere anche: “Bollettino della Società geografica italiana” serie VIII, vol. IV, nov-dic 1951.
A proposito di un Planisfero di Fano (per me era turco) sono andati con la mano pesante riguardo un tale Goncalo Coelho messo a comandare le spedizioni del Vespucci in Brasile. Sono pagine e pagine di ricerche negli archivi portoghesi e brasiliani. Secondo i nostri due storici ( e ché STORICI!) il Vespucci prese il comando della spedizione per l’incapacità di chi guidava la spedizione per il Portogallo;  si è dimenticato di dirci il nome della persona. Dopo un secolo e mezzo … iniziò a circolare il nome di Goncalo Choelo per la rivendicazione della scoperta del Brasile. Tutto l’edificio costruito su questo personaggio è stato demolito. Questione interessante; molto!  In me, che mi occupo solo degli schemi, lasciò un traccia profonda. Mi capitò tra le mani la carta di un altro genovese, tale Vesconte Maggiolo. Fui colpito dal suo schema e dalle linee. Tutte dritte. Troppo! Nulla a che vedere con gli altri cartografi che tracciavano a segmenti. Tratto unico, sicuro e dritto. Era diverso pure con l’inclinazione dello schema. Ignorava come era fatto il Nord/Italia e, meraviglia, ignorava come era fatta la costa ligure. Per essere un genovese mi parve anomalo. Lo schema, invece, era di una precisione unica. Questa carta del Maggiolo è identica a quella di Caveri. Stesso periodo, stessa scuola e stessa carta. Mi sembrò normale.



E venne il giorno che scoprii che c’è Maggiolo e Maggiolo.
Trovai, inoltre, un sito: www.cristoforocolombo.com › Articoli Storici
che ripropone il mitico (per me) Planisfero di Fano e si racconta di come fu rinvenuto: è in ottima definizione.  Sto trovando in rete chi sta attaccando Vespucci (nuovamente) con questo Planisfero tirando in ballo Goncalo Coelho riguardo la scoperta del Brasile. A questo punto mi sono ricordato del Magnaghi e del Caraci e ho tirato fuori i miei vecchi appunti.

Per il Planisfero di Fano  iniziamo dalla DATA e dal NOME dello scopritore del Brasile:


TERA DE CONSALVO COIGO VOCATVR SANTA CROXE.

Da -Memorie geografiche- Istituto di Scienze Geografiche e Cartografiche, Università di Roma, Facoltà di Magistero, 1965 vol.III
Come scrisse Giuseppe Caraci : 
- ma volgiamoci a Goncalo Coelho: chi era costui?-  (Per me basta questa frase!)
E aggiunge:
-tanto che uno dei più recenti e documentati fra gli stessi critici portoghesi, il Malheiro Diaz, è costretto a ricorrere al Vespucci, cioè, una volta ancora, alla LETTERA AL SODERINI, pur dichiarando che questa “revela tantas contradicōes e tamanhos erros propositais ou involuntârios, que sō a lastimāvel circumstancia de ser ele (la Lettera) a ūnicâ testemunha neste proceso histōrico autoriza um historiador escrupoloso a guair-se, para a narrativa de uma navigacâo portuguesa, pela relacâo de um homen cujo nome nâo deixeu o menor vestigio no miliares do documentos que ainda contemporâneamente existen nos arquivos de Portugal relativos as navegaćōes”-
Se non ho capito male (traduttore automatico) negli archivi portoghesi non c’era nulla di contemporaneo e sono costretti a ricorrere alla Lettera; con tutte le sue contraddizioni.
Oggi leggo di  nuovi documenti ….
Pietro Martire d'Anghiera  (Pedro Mártir de Anglería) resta sempre un punto di riferimento come i planisferi Castiglioni/Ribeiro.
Riassumendo: a quanti riscoprono, oggi, il Planisfero di Fano, del Maggiolo, del 1504…
ricorderei che: quel particolore indizio, sulla scoperta del Brasile, è stato analizzato e accantonato un secolo fa. (Peccato che hanno analizzato solo quella zona del Planisfero.)
Il Gois, ambasciatore portoghese, rientrò in patria nel 1544. Divenne il custode degli Archivi di Stato dove erano, anche, i documenti di tutte le spedizioni transoceaniche. La CHRONICA DO FELICISSIMO REY DON EMANUEL, dove si ricorda il viaggio di Goncalo Coelho partito con sei navi alla Terra di Santa Cruz nell’anno 1503… è stata passata al vaglio.
Per quello che mi riguarda…


gli schemi….
  

      
Non mi sembrano identiche le copie che girano in rete. (Occhio all’emisfero centrale)
Sull’Autore ho molte riserve….  (ho utilizzato Battista Agnese; con Caveri è impossibile!)



Il quadrato, girato a rombo, è presente nella Pisana. Con il compasso si ottengono subito le 16 linee.
Quello che chiarisce il tutto è l’inclinazione dei due quadrati.  Se l’Autore avesse evitato di riportare le linee orizzontali e verticali allineate con i lati dei due quadrati avrebbe dato meno nell’occhio.
Qui mi fermo con lo schema. Sono andato oltre…..


Rolando Berretta