sabato 24 dicembre 2011

Il DRAGO che è SERPENTE parte sesta + Aggiunta

Con la sesta ed ultima parte termina il viaggio nel tempo e nel mito di Giulio Pala. 
Nei suoi filmati ha messo in evidenza l’aspetto più antico e misterioso della spiritualità dei nostri antenati.
Augurandoci che questa non sia l’ultima delle sue fatiche, invitiamo ancora i nostri lettori ad esporre le loro opinioni e perplessità.
Buona visione.

mercoledì 21 dicembre 2011

Il DRAGO che è SERPENTE parte quinta

Come promesso pubblichiamo la quinta e penultima parte del viaggio iniziatico di Giulio Pala. I link dei precedenti video sono elencati nel post pubblicato ieri (http://ilmulinodeltempo.blogspot.com/2011/12/il-drago-che-e-serpente-parte-quarta.html). Buona visione a tutti.

martedì 20 dicembre 2011

martedì 13 dicembre 2011

LA VERA STORIA DI BABBO NATALE




L’iconografia attuale di Babbo Natale è relativamente recente, il suo aspetto bonario e i colori che lo caratterizzano sono un’invenzione che la nota multinazionale americana della Coca Cola ha abilmente utilizzato negli anni trenta del Novecento per reclamizzare il suo prodotto.
Il suo mito ha origine dalle gesta di San Nicola patrono della città di Bari e si diffuse, oltre che in Europa, anche negli Stati Uniti ad opera degli olandesi che tradussero il suo nome in Sinte Niklaas, tale nome fu successivamente deformato dagli americani in Santa Claus. Il costume inizialmente era verde poi prevalsero il rosso del costume e il bianco della barba, realizzati nel 1863 dall’illustratore Thomas Nast, nel 1931 la Coca Cola decise di utilizzare l’immagine e i colori per reclamizzare la bevanda.
Secondo la tradizione più accreditata San Nicola fu vescovo di Myra in Turchia (nato probabilmente a Patara in Turchia intorno al 270 e morto a Myra nel 352), durante il suo episcopato compì diversi miracoli e si distinse per la sua generosità nei confronti dei bisognosi: era solito far arrivare nelle case i suoi doni attraverso le finestre e i camini; come si può notare questa è una delle caratteristiche tipiche proprio di Babbo Natale.
Una delle azioni più generose fu quella dei cosiddetti “maritaggi”, ossia la donazione di denaro alle fanciulle povere affinché potessero portare la dote necessaria per il compimento del matrimonio.
Il santo compì numerosi miracoli tra i più famosi, oltre alla resurrezione dei tre fratelli fatti a pezzi e messi in salamoia, ricordiamo l’episodio che lo vide placare una tempesta durante un viaggio in mare e riportare in  vita un marinaio schiacciato dall’albero maestro e quello in cui riuscì a far cambiare rotta ad una nave diretta ad Alessandria dove lo attendevano numerosi nemici.
Nel 325 partecipò probabilmente al Concilio di Nicea e successivamente fu forse nominato vescovo a Roma da Papa Silvestro.
Esistono altri possibili santi di nome Nicola che potrebbero essere all’origine del mito di Babbo Natale, tra questi ricordiamo Nicola di Sion vissuto a Myra circa un secolo dopo il santo più accreditato e Nicola di Pinara che morì nel 564.
Una delle prime narrazioni delle gesta di San Nicola fu scritta da Andrea di Creta nel 740[1], uno dei più celebri scrittori sacri bizantini vissuto fra il 660 ed il 740.
Un altro autore che parlò del Santo fu l’innografo bizantino Romano il Melòde al quale furono attribuiti i contacii (ritenuti da alcuni dei falsi scritti successivamente) ossia dei sermoni cantati.
Le spoglie di San Nicola furono traslate nella città di Bari nel 1087 da un mercante e avventuriero di nome Giovannoccaro e dal suo luogotenente Petrarca Rossimano durante una spedizione atta a sottrarre i santi resti ai Selgiuchidi che avevano occupato la città di Myra. Il viaggio iniziò ad aprile e terminò il 9 maggio.
La tradizione racconta che il corpo del santo fu rinvenuto all’interno di un sarcofago di marmo bianco ricoperto di un liquido che emanava il classico odore di santità che compì l’ennesimo miracolo al suo arrivo a Bari guarendo 47 malati incurabili.
Dopo un’aspra contesa sul luogo più adatto a custodire le reliquie, nel 1089 si decise di costruire una nuova chiesa su un terreno donato dal duca di Puglia Ruggero II, nel luogo dove sorge l’attuale basilica di San Nicola di Bari che fu consacrata da Celestino III nel 1197.
Mentre si gettavano le fondamenta della nuova chiesa vi fu un crollo che seppellì sette operai, anche in questa occasione la tradizione attribuisce a San Nicola l’ennesimo miracolo quando ritrovarono gli operai completamente illesi.
La sostituzione di San Nicola con Babbo Natale è il classico esempio di sincretismo al contrario, in passato i miti cosiddetti pagani furono soppiantati da quelli cristiani, in questo caso un mito cristiano è stato sacrificato sull’altare del consumismo, forse questo è un segno dei tempi o forse il potere evocativo del cristianesimo è meno forte del passato.



Fabrizio e Giovanna



[1] Andrea di Creta, Encomium S. Nicolai

domenica 4 dicembre 2011

SANTUARIO DI SERRI - VIDEO -

Un piccolo omaggio da parte della nostra Associazione in ricordo dell'uscita del 27 novembre a Pranu Muttedu e a Santa Vittoria di Serri. A breve realizzeremo un piccolo filmato sul sito neolitico di Pranu Muttedu.



Fabrizio e Giovanna

venerdì 25 novembre 2011

ARCHEOLOGIA: TEMPIO DI GERUSALEMME NON FU COSTRUITO DA ERODE

(AGI) Gerusalemme - Quattro monete romane trovate sotto le fondamenta del Muro del Pianto rende impossibile che il cosiddetto Secondo Tempio di Gerusalemme sia stato ampliato e completato da Erode




NOTIZIA COMPLETA :http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/201111240700-est-rom0003-archeologia_tempo_di_gerusalemme_non_fu_costruito_da_erode

domenica 20 novembre 2011

IL DRAGO che è SERPENTE (terza parte).wmv





Siamo giunti alla terza tappa del viaggio intrapreso da Giulio Pala alla ricerca dei luoghi sacri degli antichi sardi.
In questo “video da leggere” l’autore analizza ed interpreta in chiave iniziatica le tracce del Sacro che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità.

Il Mulino del Tempo

giovedì 17 novembre 2011

Il DRAGO che è SERPENTE (seconda parte).wmv



Proseguiamo con il viaggio iniziatico nei luoghi sacri della Sardegna attraverso i testi e le immagini dei filmati autoprodotti dal nostro amico Giulio Pala. Ovviamente rinnoviamo l'invito ai lettori a leggere attentamente il messaggio che Giulio vuole imprimere nel suo lavoro.
Attendiamo commenti e suggerimenti, buona visione.


Il Mulino del Tempo

Archeologia, decifrata un'iscrizione crociata in caratteri arabi



Nel testo inciso su una pietra proveniente
dall'antico porto di Giaffa, il primo del genere trovato in tutto il Medio Oriente, uno studioso israeliano ha letto fra l'altro «Federico II re di Gerusalemme, nell'anno 1299 dalla resurrezione del nostro signore Gesù il Messia»


mercoledì 16 novembre 2011

IL DRAGO che è SERPENTE (prima parte).wmv




Il termine Ierofania indica la manifestazione del sacro, mentre la Teofania è la manifestazione della divinità attraverso le sue opere; nel video seguente l'amico Giulio Pala, attraverso lo studio dei testi sacri e del mito, ha individuato i segni divini presenti nella natura. Il video è intitolato "Il Drago e il Serpente" ed evidenzia l'antica tendenza a rappresentare la divinità anche attraverso i suoi lati oscuri e mostruosi. Il Drago nel mito custodisce i segreti e l'autore attraverso le immagini e il testo ci accompagna in un vero e proprio viaggio iniziatico.

Ringraziamo Giulio e invitiamo i blogger a leggere attentamente le frasi che accompagnano le immagini presenti nel primo di una serie di video che condividiamo.

Il Mulino del Tempo

mercoledì 9 novembre 2011

IL MITO DI DIONISO E SUOI POSSIBILI COLLEGAMENTI CON LA SPIRITUALITA’ DELLA SARDEGNA ANTICA





Euripide nelle “Baccanti” dice che Dioniso è figlio della principessa tebana Semele e di Zeus, mentre nella tradizione Orfica sua madre è Demetra-Persefone.
Il nuovo Dio nacque da una delle tante “scappatelle” del padre degli Dei con una donna mortale alla quale promise di esaudire ogni suo desiderio.
La tradizione racconta che la Dea Era, sposa di Zeus, furiosa per l’ennesimo tradimento, prese le sembianze di Beroe, la nutrice di Semele, e convinse la donna a chiedere al suo amante di mostrarsi in tutto il suo splendore.
Zeus, che aveva promesso di esaudire ogni suo desiderio, si mostrò in tutta la sua divinità alla ragazza che rimase folgorata all'istante dal momento che nessun occhio umano era in grado di sopportarla.
Durante la relazione adulterina Semele rimase incinta ed al momento della sua morte lo era di sei mesi.
Zeus per salvare suo figlio (Dioniso), lo estrasse dal ventre materno e per proteggerlo dall’ira della legittima consorte lo nascose nella sua coscia fino ai nove mesi necessari per portare a termine la gravidanza.
L’episodio appena descritto lega Dioniso ancor prima della sua nascita alla simbologia fallica (la coscia è un chiaro riferimento alla sessualità), e come dice Carolina Lanzani nel suo interessante volume Religione Dionisiaca, quello Dionisiaco è essenzialmente un culto betilico”;
infatti l’Omphalos, la pietra conica che rappresentava il centro del mondo nel santuario di Delfi consacrato ad Apollo (che in seguito divise il suo tempio con Dioniso), non era altro che un betilo.
Questo a nostro avviso  potrebbe essere il primo legame tra Dioniso e l’antica spiritualità sarda che, come ha dimostrato l’archeologia, rappresentava il principio maschile attraverso i betili ed i menhir.
Dioniso è il Dio del vino e dell’ebbrezza e secondo la mitologia greca fu proprio lui ad insegnare all’attico Ikarios l’arte della produzione del vino.
In questo episodio si ha forse per la prima volta la manifestazione dell’ambiguità del Dio: Ikarios ebbe in dono da Dioniso un tralcio di vite e gli fece apprendere come trasformare il succo dell’uva in vino attraverso il “miracolo” della fermentazione. Ikarios fece assaggiare la bevanda ai suoi vicini che prima esaltarono le doti del primo viticoltore, ma poi, non conoscendo gli effetti del vino, caduti in preda all’ebbrezza lo accusarono di averli avvelenati e lo uccisero facendolo a pezzi.
La figlia di Ikarios vedendo il padre ucciso decise di impiccarsi.
L’ebbrezza  dionisiaca è un’esperienza positiva ma se non si conoscono i suoi segreti porta l’uomo incauto ad una fine terribile.
Nella cultura sarda tradizionale il vino ha una valenza simbolica molto marcata, l’atto di offrire da bere va ben oltre la semplice soddisfazione del palato, assumendo i contorni di una vera e propria cerimonia che suggella amicizie e contratti.
L’antichità dell’utilizzo del vino in Sardegna è dimostrato dal rinvenimento di numerose brocche askoidi (brocche da vino) di epoca nuragica ed il loro ritrovamento in altre zone del mediterraneo (principalmente in Etruria) evidenzia che la bevanda dionisiaca era esportata fuori dall’Isola dagli isolani, che certamente ne erano anche produttori.
Dioniso è anche il Dio della natura, della fertilità e di tutto ciò che è selvaggio ed animalesco.
Nelle varie manifestazioni carnevalesche della nostra Isola si celebra la natura, la fertilità ed i personaggi rappresentati hanno un carattere selvaggio ed assolutamente Panico.
Il Dio è spesso accompagnato da Satiri, asini e tori rappresentati con i falli eretti e molti personaggi delle sue processioni suonano il flauto.
Chiunque abbia visitato il museo archeologico di Cagliari o abbia sfogliato un libro di archeologia sarda ha sicuramente notato il famoso bronzetto del “suonatore di Ittiri”, che suona uno strumento a fiato simile alle Launeddas e mostra il fallo eretto.
Non intendiamo dire che il culto greco di Dioniso sia nato in Sardegna, siamo però convinti che alla base vi fosse un'unica matrice culturale mediterranea facente capo alla nostra Isola. Nei prossimi post intendiamo argomentare questa nostra teoria comparando il culto dionisiaco ai vari fenomeni della cultura sarda che, a nostro avviso, sono ad esso direttamente collegati.
In ogni caso un concetto così complesso come quello del  Dioniso merita una trattazione più approfondita e ci ripromettiamo di analizzarlo in maniera appropriata.


Fabrizio e Giovanna

lunedì 7 novembre 2011

Solone, Platone e Fetonte, figlio del Sole



Ancora una volta, rileggendo il Timeo, vengo colpito da qualcosa...
Questa volta è il terzo capitolo, lo stesso in cui si parla del mito di Atlantide che mi colpisce per un aspetto che non avevo osservato con attenzione... e sempre Critia che racconta ciò che da ragazzo sentì da un più vecchio Critia durante la festa Cureotide che asseriva di averla sentita raccontare da Solone sulla sua visita in Egitto e in particolare presso la città di Sais.
Solone parlava con i sacerdoti del tempio di Neith (Atena) di Foroneo e Niobe, vissuti prima del Diluvio e di Deucalione e di Pirra e di come s'erano salvati dal Diluvio, quando un sacerdote, per alcuni di nome Sonchis, per altri Pateneit, lo interruppe dicendo:
"... voi Greci siete sempre fanciulli e un Greco vecchio non c'é [..] Perocchè non avete in essa per antica udita alcuna antica opinione né scienza che per il lungo tempo sia diventata canuta. E il perché di ciò è questo: molte volte e per molti modi avvennero stermini di uomini e ne avverranno, per mezzo del fuoco e dell'acqua i maggiori, e per infinite cause altri più lievi. Infatti ciò che si racconta presso di voi, che una volta Fetonte figlio del Sole, aggiogato il carro paterno, per non esser capace di guidarlo sulla strada del padre, bruciasse quanto era in terra e perisse fulminato, questo si racconta in forma di favola, ma la verità è la deviazione delle cose che circuendo la terra vanno per il cielo, a la distruzione per mezzo del fuoco, dopo lunghi periodi di tempo, di tutto ciò che è sulla terra. Allora infatti..."

Tutto il resto è interessantissimo ma voglio cercare di capire meglio queste poche righe...

In primis, il sacerdote afferma che i greci sono giovani nel senso che non conoscono la storia.
Motivo? Le numerose estinzioni che hanno colpito il genere umano (e in particolare il popolo greco).
Le estinzioni sono causate principalmente da acqua e fuoco, così nel passato come nel futuro.
Poi arriva la spiegazione della favola di Fetonte... che è visto come il figlio del Sole perchè portò distruzione per mezzo del fuoco... ma Fetonte non è altro che uno o più corpi celesti che deviati dal loro percorso finirono sulla terra e la distrussero con il fuoco.
E poi, per finire, sembra che ciò accada ripetutamente ad intervalli di tempo...

Bene, dopo queste poche righe vi invito a leggere il Timeo con attenzione e senso critico, cercando di andare oltre le parole, cercando di capire cosa potesse esserci dietro le parole...

Cercando di capire la Storia che potrebbe essere alla base di racconti, miti e leggende perchè conoscere meglio il passato potrebbe aiutarci a vivere meglio il presente preparandoci correttamente al futuro...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO


sabato 5 novembre 2011

Archeologia: scoperta la 'dama con gli orecchini' dell'eta' d'oro dei Longobardi

La foto è a carattere dimostrativo


Una ''dama con gli orecchini'' di eta' longobarda e' stata scoperta durante una serie di scavi a Lucca. E' tornata, infatti, alla luce una tomba dell'aristocrazia femminile, databile fra il 600 e il 650, culmine del periodo d'oro dei Longobardi, durante le indagini archeologiche condotte in via Elisa, preliminari alla ristrutturazione di Casa Betania, di proprieta' della Congregazione delle Suore Ministre degli Infermi.


Notizia completa: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/Archeologia-scoperta-la-dama-con-gli-orecchini-delleta-doro-dei-Longobardi_312611155422.html

sabato 22 ottobre 2011

SANTA MARIA DI BONARCADO




Chiesa di Santa Maria di Bonarcado

La chiesa, il santuario e il monastero di Santa Maria di Bonarcado si trovano nel comune di Bonarcado, nella Sardegna centro-occidentale, a pochi chilometri da Oristano fra Milis e Santu Lussurgiu, nell’antica curatoria del giudicato di Arborea. Il suo nome deriva dal greco panákhrantos che vuol dire “immacolata”, attributo rivolto alla Vergine Maria, oggetto di venerazione già dall’epoca bizantina.

La chiesa e il monastero furono realizzati in tempi diversi, la prima è infatti successiva e fu edificata solennemente alla presenza del giudice d’Arborea Barisone I, degli altri tre giudici, dei più alti prelati sardi e dell’arcivescovo Villano di Pisa, giunto in Sardegna come legato pontificio  intorno al 1146-47.


Ruderi del monastero camaldolese

Grazie al Condaghe di Santa Maria di Bonarcado sappiamo che intorno al 1100 fu fondato il monastero camaldolese affiliato all’abbazia pisana di san Zeno per volontà del giudice Costantino I de Lacon Gunale. Probabilmente i Camaldolesi provenienti da Pisa provvidero ad erigere quasi subito una “chiesa nuova” a pochi metri dal santuario di origine bizantina intitolato a Nostra Signora di Bonacattu (probabilmente del VII secolo) a pochi metri di distanza.

                                                 

                                                

Il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado raccoglie la registrazione di atti e memorie relative alla vita del monastero. La parola Condaghe  indicava il codice che registrava e conservava le memorie della vita economica e patrimoniale di un monastero. Le registrazioni contenute nel condaghe di Santa Maria di Bonarcado abbracciano un arco cronologico che parte dalla data di fondazione dell’abbazia (XII secolo) alla metà del secolo XIII.

Del primo impianto sopravvivono la facciata e il fianco meridionale fino al punto dove si innesta il campanile, le altre parti sono, come già detto, frutto di rimaneggiamenti successivi.

Facciata della chiesa

Fianco meridionale fino al punto dove si innesta il campanile























Veduta absidale
Campanile

La chiesa consacrata nel 1146 era in origine mononavata, successivamente, fra il 1242 e il 1268 (anno della riconsacrazione testimoniata dall’iscrizione presente nella parasta all’angolo sinistro nella zona absidale), subì un consistente ampliamento di un corpo trinavato, con arcate poggianti su pilastri e absidato.
Iscrizione

Nel XIX secolo vi fu un ulteriore intervento che comportò l’aggiunta di una navatella a quella originaria e la demolizione del muro settentrionale che fu rimpiazzato con una serie di arcate.


Fabrizio e Giovanna

Notizie tratte da: Il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, a cura di Maurizio Virdis

domenica 16 ottobre 2011

ARCHEOLOGIA SARDA: Visita alla Tomba Dei Giganti "San Cosimo"- Gonnosfanadiga"


Ingresso architravato "diroccato"
Per arrivare alla Tomba dei Giganti di San Cosimo svoltare verso Sanluri al Km 44,7 della S.S. 131 e procedere in direzione di Guspini. Dopo San Gavino si deve svoltare a sinistra per Gonnosfanadiga e proseguire verso Guspini sulla S.S. 126, successivamente si prendere il bivio a sinistra e poi svoltare a destra verso Arbus. Proseguire per Km 2,5 ed imboccare una strada sterrata in condizioni non ottimali; dopo circa 300 m svoltare a destra e proseguire per altri 200 m fino alla Tomba.

Al momento della nostra visita (Aprile del 2010) non abbiamo trovato nessun cartello turistico con la dicitura “Tomba dei Giganti di San Cosimo”, ma un altro che indicava la Tomba dei Giganti di San Giovanni.
Nonostante lo scambio di Santo il monumento era lo stesso, quindi chi fosse interessato alla visita di questo bellissimo sepolcro nuragico deve cercare il cartello indicante la TdG di San Giovanni.

La Tomba dei giganti di San Cosimo è stata edificata con la tecnica a filari, tipica della cultura Nuragica matura, utilizzando dei blocchi di granito appena sbozzati.
La particolarità che per prima colpisce il visitatore di questo monumento è la sua grande esedra che sembra quasi volersi chiudere in un cerchio protettivo.

La grande esedra


Gli studiosi sono convinti che le TdG non fossero solo dei sepolcri, ma dei veri e propri santuari in cui si svolgevano anche dei riti di guarigione. La particolare forma dell'esedra della Tomba dei giganti di San Cosimo potrebbe essere stata ideata in funzione di tali riti, o forse rappresenta l'abbraccio della Grande Dea Madre nell'atto di accogliere nel suo ventre i defunti destinati ad una nuova nascita.
Ai lati dell'esedra si notano due cerchi di pietre, purtroppo l'erba alta ci ha impedito di poterli esaminare in maniera soddisfacente. Speriamo che nel frattempo chi di dovere abbia provveduto a restituire dignità ad una simile opera d'arte.

Cerchi in pietra "intuibili" tra l'erba alta
Cerchi in pietra "intuibili" tra l'erba alta








La camera sepolcrale  conserva ancora il pavimento originale in buono stato e l’intero corpo tombale è lungo circa 26 m.
La camera funeraria alta circa 1,80 m è costituita da blocchi di granito in aggetto chiusi a piattabanda.

Camera funeraria coperta a piattabanda


Parte terminale della camera funeraria

Nonostante la strada sterrata e l'erba alta, il monumento merita sicuramente di essere visto, perchè, a distanza di millenni dalla sua costruzione, riesce ancora a trasmettere al visitatore non superficiale le stesse emozioni che assaporarono i nostri antenati.

Fabrizio e Giovanna

domenica 9 ottobre 2011

Archeologia: Sardegna, ad Arbus scoperto scheletro di 8500 anni fa


La foto è a carattere dimostrativo

Adnkronos
Cagliari, 8 ott. - (Adnkronos) - Importante scoperta archeologica nella marina di Arbus, in provincia del Medio Campidano, dove in un sito archeologico già conosciuto, è stato trovato uno scheletro umano risalente, secondo le prime stime a circa 8500 anni fa, dell'olocene.





Notizia completa:

sabato 8 ottobre 2011

Comune di Cagliari. Tre assunzioni per una campagna di scavi archeologici














Selezioni per disoccupati, residenti nel Comune di Cagliari. Servono due archeologici e un tecnico di scavi archeologici. Il Comune si prepara per la terza campagna di scavi a Capo Sant'Elia. Contratto a tempo di sette mesi. Adesioni entro il 12/10 
Due archeologi e un tecnico di scavi archeologici al Comune di Cagliari, che si prepara ad attivare il cantiere per la terza campagna di scavi a Capo Sant’Elia. L’assunzione sarà a tempo determinato di sette mesi. Sarà il Centro servizi per il lavoro di Cagliari a curare le procedure di reclutamento.


Notizia completa: http://www.lavorare.net/offerte-di-lavoro-in-corso/3148/comune-di-cagliari-tre-assunzioni-per-una-campagna-di-scavi-archeologici



lunedì 3 ottobre 2011

UNA MERIDIANA STAGIONALE DI 4000 ANNI FA NEL DERBYSHIRE



Nella località turistica inglese di Gardom’s Edge nel Derbyshire Peak District è presente una pietra eretta alta 2,2 m che, secondo gli esperti, potrebbe essere in realtà una meridiana stagionale risalente a  4000 anni fa.
Il sito è stato studiato dagli astronomi e dagli storici del paesaggio della Nottingham Trent University che presenteranno a breve i risultati del loro lavoro durante la conferenza culturale prevista in Portogallo.
Durante la realizzazione di questo progetto sono stati condotti degli studi relativi al rilievo e all’analisi dell’orientamento della pietra, adiacente ad un complesso neolitico, tenendo ovviamente conto del processo di erosione della stessa nel corso dei secoli. Gli studiosi hanno condotto i loro studi a metà estate, analizzando l’orientamento e l’ombra della pietra in relazione all’inclinazione dei raggi solari. Sono infine giunti alla conclusione che, durante il Neolitico, si utilizzasse l’ombra dello spigolo di tale pietra per marcare le stagioni al fine di identificare il periodo adatto per le migrazioni stagionali.
Nel Peak District le pietre erette isolate sono piuttosto rare e un possibile uso come meridiana stagionale rappresenterebbe un fatto unico in tutte le isole britanniche.


Fabrizio e Giovanna



Fonte: http://www.stonepages.com/news/archives/004532.html

venerdì 30 settembre 2011

Archeologia, straordinaria scoperta dei sub della Guardia Costiera

La foto è a carattere dimostrativo


PORTO TORRES. Importante scoperta archeologica nella acque dell'Asinara. Due giorni fa i subacquei del quarto nucleo della Guardia Costiera di stanza a Cagliari, impegnati in un controllo ambientale, si sono imbattuti in uno straordinario reperto di origine punica adagiato sul fondale a una ventina di metri di profondità. Il frammento è parte di un bacile in terracotta dalla forma umana: presenta due fori in corrispondenza degli occhi, un naso abbozzato ma ben visibile e una sporgenza trasversale nella parte superiore che, secondo gli esperti, potrebbe rappresentare un copricapo


Notizia completa: http://www.sassarinotizie.com/articolo-7197-archeologia_straordinaria_scoperta_dei_sub_della_guardia_costiera.aspx

mercoledì 28 settembre 2011

Gilgamesh e i Maya, un viaggio attraverso l'Oceano?




Quante cosa sono ancora nascoste tra le pagine di libri scritti e mai letti?
Quante cose devono ancora esser tradotte da lingue salvate per caso dalla morte?

Questa è una storia un po strana, che inizia ad Uruk, antichissima città del sud della Mesopotamia e, attraverso l'Oceano, termina in America, nella terra dei Quiché.

Leggendo leggendo, mi scontro con fatti strani e affascinanti e non posso fare a meno di trovare delle somiglianze... di intravvedere un filo trasparente come seta attraversare il mondo e la storia e i secoli e i millenni, solo per me, forse!
Ho già scritto di Gilgamesh come dei Quiché, ora per gioco ma non troppo voglio mettere assieme questi popoli e vediamo che cosa accade.
L'epopea di Gilgamesh racconta del suo viaggio alla ricerca dell'unico uomo che abbia avuto il dono dell'Immortalità, Utnapistim, sopravvissuto al Diluvio. Gilgamesh va dunque alla sua ricerca e dopo varie peripezie giunge dal barcaiolo di UtnapistimUrsanabi. Qui accade qualcosa di poco chiaro e così Gilgamesh distrugge delle "Cose di Pietra"...Gilgamesh chiede ad Ursanabi di essere condotto con lui al cospetto diUtnapistim ma Ursanabi, arrabbiato risponde:
"Gilgamesh, quelle cose che hai distrutto hanno la facoltà di trasportarmi sull'acqua, di impedire alle acque della morte di toccarmi. Per questo le conservavo; ma ora tu le hai distrutte e con esse i serpenti urnu..."

Cosa distrusse Gilgamesh?
Cosa sono le Cose di Pietra?
Cosa sono i serpenti urnu?

Comunque il viaggio prosegue, Gilgamesh viene condotto da Utnapistimil Lontano, che vive a Dilmun, nel luogo del transito del Sole, ad Est della montagna...

"Ora Utnapistim, da dove giaceva a suo agio, guardò lontano e disse in cuor suo, riflettendo tra sé: 'Perché mai il battello naviga fin qui senza sartiame o albero? Perché sono distrutte le sacre pietre, e perché non è il nocchiero a governare il battello?

Così pare che Utnapistim potesse vedere molto lontano... chissà...

Utnapistim aveva già compiuto in precedenza opere meritevoli di riguardo, infatti aveva costruito una grande nave e aveva salvato la stirpe degli esseri viventi sulla Terra dal Diluvio...
ora, riceve Gilgamesh e gli racconta i suoi segreti...

Ma adesso é ora di passare su un altro continente, alla ricerca delle tracce di viaggiatori del passato. Siamo ora nella terra dei Quichè... e si parla dei popoli che vennero dopo la creazione, di popoli che: "Riuscirono a conoscere tutto ed esaminarono i quattro angoli ed i quattro punti della volta del cielo e della faccia della Terra".
Poi accadde qualcosa e "il Cuore del Cielo gettò una nebbia sui loro occhi, i quali si appannarono come quando si soffia sulla lastra di uno specchio. I loro occhi si velarono e poterono vedere soltanto ciò che era vicino... Così vennero distrutte la loro sapienza e tutte le conoscenze dei quattro uomini, origine e principio della razza quiché."

Questo popolo perse le conoscenze che aveva acquisito...
Quale fu la causa?

Dal popolo che perse le conoscenze deriva un nuovo popolo... un popolo particolare... che viene dall'Oriente...

"Erano diversi i nomi di ciascuno quando essi si moltiplicarono là nell'Oriente, e molti erano i nomi della gente: TepeuOlomànCohah,QuenechAhauché così si chiamavano questi uomini là nell'Oriente, dove si moltiplicarono. Si conosce anche l'origine di quelli di Tamub e di quelli di Ilocab, che vennero insieme di là, dall'Oriente... Là stettero allora in gran numero gli uomini neri e gli uomini bianchi, uomini di molte specie, uomini di molte lingue, che era portentoso udire."

Più tardi i quichè intrapresero un viaggio, forse alla ricerca di qualcosa che li aiutasse a far tornare la luce del sole, giungono in una località chiamata Tulàn e li gli apparvero i loro dei... TohilAvilix e Hacavitz... efu allora che le lingue di tutti i popoli divennero diverse e non si capivano più... (come nel racconto di Babilonia e la torre di Babele,Babel voleva dire Caos..) ed i loro indumenti erano solo pelli di animali ma erano uomini prodigiosi... anche Gilgamesh vestiva solo pelli di animali... quando arrivò da Utnapistim!

Veramente il racconto è molto confuso, per cui a volte si parla di dei, altre volte con gli stessi nomi ci si riferisce a monti...
Ma da dove giunsero questi dei o uomini prodigiosi?

Dal mare ma... "Non é ben chiaro, tuttavia, come avvenne il loro passaggio sul mare; come se non esistesse il mare, passarono su pietre, su pietre messe in fila sull'arena. Per questo motivo vennero chiamate Pietre in fila, Arene divelte, nomi che essi diedero loro quando attraversarono il mare, essendosi divise le acque quando essi passarono."

Quante strane coincidenze... uomini che vengono dall'Oriente, Diluvio, lingue che si mischiano e popoli bianchi e neri... mare che si apre, pietre in fila...
e se leggiamo ancora Gilgamesh, vi sembrerà sempre più possibile che lui abbia raggiunto quelle terre... e sia poi andato via...
E chissà che il Re Gucumatz (il re che diede inizio all'espansione del degno dei quichè) non sia altri che lo stesso Gilgamesh...

Forse, dopo queste righe, direte...
Tutte fantasie...
Eppure la storia... quella ufficiale, ci parla di un dio o di un uomo,Quetzalcoatl, dio degli aztechi, il cui nome significa serpente piumato...
Dio o uomo giunto dal mare e che andò via perché fu scacciato ma un giorno sarebbe tornato dal mare, a bordo di navi...

Ha, a proposito, non è che i serpenti urnu di Gilgamesh sono i serpenti piumati?


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO


sabato 24 settembre 2011

Complesso archeologico di San Sebastiano, Gesico



Gesico è un paese della Trexenta situato in un’area compresa tra i territori di Mandas e Villanovafranca.
Nel suo territorio sono presenti numerosi nuraghi, tra i quali ricordiamo soprattutto il nuraghe di "sitziddiri" e i complessi nuragici di San Sebastiano e Accasa.
Il complesso nuragico di San Sebastiano si trova a ridosso dei margini settentrionali del centro abitato di Gesico, il nome è dovuto alla presenza di una piccola chiesa campestre, consacrata a San Sebastiano nella prima metà del XVII sec.
L’edificio sacro, che fu eretto sfruttando le strutture nuragiche sottostanti, ha restituito undici sepolture.
Attualmente permangono i ruderi della chiesa e il complesso nuragico che si compone  di nove torri, tre pertinenti alla struttura centrale e sei collegate da cortine facenti parte della cinta antemuraria successiva.
Dal 2003 al 2006 l’area è stata oggetto di due campagne di scavo dirette dalla Soprintendenza per le Province di Cagliari e Oristano.
Le foto che abbiamo scattato nel 2009 evidenziano lo stato di abbandono dell’area, ci auguriamo che presto i lavori riprendano al fine di dar luce all’antico splendore di quest’area.




























Fabrizio e Giovanna