domenica 23 dicembre 2012

LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI




La battaglia delle Termopili è forse il più famoso degli episodi bellici della storia e delle guerre persiane che videro contrapporsi le Polis greche all'esercito invasore di Serse di Persia.
Le cause della guerra tra greci e persiani  ebbero origine circa 70 anni prima dell’episodio delle Termopili: nel 549 a.C. Ciro il Grande creò l’immenso impero persiano unificando la miriade di tribù che componevano il variegato mondo delle steppe orientali, il suo regno arrivò ad estendersi dall'Indo al Nilo.
Nel 546 a.C. conquistò le colonie greche della Ionia.
Ciro fu un sovrano eccezionalmente  tollerante, le popolazioni assoggettate erano tenute a pagare un tributo al re, ma per tutto il resto avevano la possibilità di mantenere i loro usi, costumi e religione; forse fu questa relativa autonomia che permise la ribellione degli ioni nel 500/499 a.C.
Come abbiamo appena scritto, circa cinquant'anni dopo la conquista di Ciro, sotto il regno del suo successore  Dario, i greci della Ionia si ribellarono al giogo persiano chiedendo e ottenendo l’aiuto della città di Atene.
Grazie all'alleanza della potente città greca gli ioni sterminarono i persiani e distrussero tra le altre la città di sardi ed i suoi templi.
Nell'antichità la distruzione dei templi era considerata una terribile offesa, infatti Dario decise di lavare col sangue l’oltraggio subito dagli ateniesi; si narra infatti che un suo servo avesse il compito di dirgli varie volte nel corso della giornata: “Sire ricordatevi degli ateniesi”.
Nel 490 a.C. una potente flotta persiana si diresse verso l’Attica portando con se migliaia di soldati; gli ateniesi non avevano mai affrontato un esercito così numeroso e ben addestrato, ma nella piana di Maratona gli opliti riuscirono a sconfiggere un nemico che li superava numericamente di almeno tre volte.
Questa cocente sconfitta indusse Dario a non sottovalutare il nemico e lo persuase che la conquista della penisola ellenica necessitava di una seria preparazione, ma non fece in tempo ad attuare il suo progetto, quindi alla sua morte fu suo figlio Serse a portare avanti la vendetta.
Nel 481 a.C. una spia avvertì gli ateniesi dell’imminente invasione e che l’esercito persiano era composto da centinaia di migliaia di guerrieri provenienti da tutte le province dell’impero (Erodoto riferisce trecento miriadi ossia tre milioni, ma è probabile che i persiani fossero circa trecentomila ), fu allora che essi chiesero l’aiuto delle altre Polis e sopratutto di Sparta che all’inizio tergiversò, poi, dopo aver chiesto il consiglio degli Dei al santuario di Delfi, accettarono e mandarono in guerra i famosi 300 opliti.
Di fronte ad un nemico così numeroso ed organizzato le città stato greche decisero di mettere da parte le loro rivalità e costituirono un’alleanza, la Lega Panellenica, alla quale parteciparono quasi tutte le Polis.  
Il numero degli spartani era esiguo sia a causa dell’opposizione da parte del consiglio degli anziani all’invio di un contingente numeroso la cui possibile perdita avrebbe lasciato la città senza difese, sia perchè l’esercito nemico arrivò proprio durante le Feste Carnee durante le quali a nessuno spartiate era consentito combattere.
Il comando delle operazioni militari di terra fu affidato a Leonida, uno dei due re di Sparta, fu appunto lui a recarsi al santuario di Delfi nel quale la Pizia gli diede un tragico vaticinio dicendogli che la sua città sarebbe stata distrutta se non avesse pianto la morte di un suo sovrano discendente di Eracle; Leonida, considerandosi suo discendente, si convinse che fosse necessario il suo sacrificio affinché si avverasse la profezia e  forse fu per questo motivo che si unì all'alleanza con i suoi pochi guerrieri.
Il re lacedemone decise di bloccare l’avanzata dell’invasore alle Termopili, unico passo per la Tessaglia e la Focide largo appena 200 metri, pensava che in uno spazio angusto il numero dei nemici avrebbe contato poco e il valore e la forza dei suoi guerrieri sarebbe stata sufficiente.
Fu proprio in quello stretto passo che circa 6000 greci (tra i quali, oltre ai celebri “300”, ricordiamo i 1000 Tespiesi che restarono al fianco di Leonida fino all'ultimo uomo) attesero l’arrivo del più potente esercito dell’antichità, dopo aver restaurato le mura difensive costruite tempo addietro dai focesi.
Venuto a sapere che i famigerati guerrieri spartani erano alla testa dei difensori, Serse mandò degli ambasciatori per offrire la resa in cambio di favori e ricchezze, ma al loro deciso rifiuto replicò con le minacce dicendo che quando gli arcieri persiani scagliavano le frecce tutti insieme erano in grado di oscurare il cielo, a questo punto il luogotenente di Leonida rispose con la famosa frase: “Vuol dire che combatteremo all'ombra”.
Forse questa frase non fu mai pronunciata, ma sicuramente rende l’idea di quale fosse lo spirito degli spartani, pronti a combattere e a morire per mantenere alto l’onore della loro città.
Re Leonida decise di resistere ad oltranza attendendo rinforzi dagli alleati e si mise alla testa dei suoi uomini nonostante l’età, per l’epoca, avanzata (Leonida aveva circa cinquant'anni).
Serse, convinto di risolvere la battaglia in poche ore, mandò contro i nemici la prima ondata d’assalto, ma i greci, armati pesantemente con corazze di bronzo, elmi, scudi e lunghe lance, dimostrarono la loro superiorità tattica facendo strage degli invasori armati alla leggera e con scudi in vimini.
La superiorità spartana derivava soprattutto dalla tattica a falange, che consisteva in ranghi serrati nei quali ogni combattente difendeva il suo vicino; gli opliti combattevano in linea con diverse file sovrapposte, solo quella avanzata combatteva mentre le altre avevano il compito di spingerla per permetterle di reggere l’urto del nemico, quando la prima fila dava segni di stanchezza veniva sostituita dalla retroguardia consentendo all'avanguardia di poter sempre contare su guerrieri freschi.
L’esercito persiano era imbattibile nei grandi spazi, per l’80% si componeva di fanti e per il restante da cavalleria, quindi in un luogo angusto come il passo delle Termopili, non poteva dispiegare appieno le sue forze.
Il secondo giorno, dopo la disfatta del primo, il re persiano decise di impiegare la sua guardia personale, gli immortali, un contingente di diecimila uomini i cui membri uccisi o feriti gravemente venivano immediatamente sostituiti in modo che il loro numero fosse sempre lo stesso; purtroppo per Serse anche quella giornata si rivelò fallimentare e i cadaveri degli immortali (che di fatto non lo erano per niente) vennero raccolti in enormi mucchi.
Serse, frustrato dagli scarsi risultati ottenuti e non capacitandosi del fatto che un pugno di uomini riuscisse a tenere in scacco il suo potente esercito, intensificò gli attacchi, ma ogni tentativo si infrangeva contro gli scudi degli opliti.
La situazione cambiò radicalmente quando un greco di nome Efialte tradì il suo popolo rivelando ai persiani l’esistenza di un sentiero che conduceva alle spalle dei difensori delle Termopili.
Il passaggio segreto era presidiato da un migliaio di focesi che ai primi scontri col nemico fuggirono lasciando libero il campo.
Leonida venne a sapere che presto sarebbe stato preso tra due fuochi e decise di continuare la lotta tenendo con sé, oltre i suoi uomini, soltanto i tebani, i tespiesi decisero invece di restare volontariamente e si batterono con coraggio fino all'ultimo uomo.
Alcune spie persiane, vedendo gli spartani intenti a pettinarsi i capelli, ungersi il corpo di olio e fare colazione, pensarono ad un eccesso di vanità, non capirono invece che si approntavano a preparare il loro corpo alla morte, in quest’occasione Leonida pronunciò infatti la famosa frase: “Spartani fate una bella colazione, stasera ceneremo tutti insieme all'Inferno!”.
La battaglia finale fu una vera e propria carneficina, i greci, chiusi tra i due contingenti nemici, si batterono fino alla fine con ogni arma a loro disposizione; quando Leonida venne ucciso si scatenò una gara per appropriarsi del suo cadavere, gli spartani riuscirono due volte a sottrarlo agli uomini di Serse, ma alla fine dovettero soccombere sotto la stretta mortale delle armi degli avversari.
Quella delle Termopili fu una battaglia importante non tanto dal punto di vista militare perché fu una delle più grandi sconfitte per gli elleni, quanto dal punto di vista morale e strategico, infatti l’eroica resistenza di Leonida e dei suoi alleati consentì al resto dei greci di riorganizzarsi  e potenziare le loro capacità difensive, inoltre ridimensionò la baldanza dei persiani che da allora nutrirono un sacro timore nei confronti dei terribili guerrieri spartani.
Dopo questa famosa battaglia il sacrificio  di Leonida entrò nella leggenda e venne assurto ad emblema delle virtù guerresche e morali degli spartani.

Fabrizio e Giovanna

Riferimenti bibliografici: Erodoto "Storie, libro VII"