venerdì 29 giugno 2012

LA SARDEGNA VISTA DAGLI STORICI ANTICHI - I PARTE



L’Isola di Sardegna fu popolata fin da epoche remotissime ed è quindi logico che fosse nota agli antichi storici greci e latini.
Non avendo finora a disposizione una letteratura sardo-antica (almeno ufficialmente) per cercare di ricostruire il passato della nostra terra a 360° siamo costretti ad avvalerci delle testimonianze lasciateci in eredità dagli storici antichi, soprattutto greci, comunque di epoca molto tarda rispetto a quella che in realtà vorremo analizzare.
Per gli antichi greci la Sardegna era un luogo quasi mitico la cui frequentazione da parte di eroi come Eracle o Iolao era spesso determinata dagli oracoli; quindi le notizie in loro possesso erano impregnate di elementi mitici e della tradizione orale.

lo pseudo aristotele e diodoro siculo

Uno degli autori spesso citati dagli studiosi è lo pseudo Aristotele il quale riporta una precedente tradizione: “si dice che nell’Isola di Sardegna esistevano degli edifici modellati secondo l’antica tradizione ellenica (Micenea?) e molti altri splendidi edifici, e delle costruzioni con volta a cupola e con straordinario rapporto delle proporzioni”. Questa frase è stata interpretata come la testimonianza che le strutture architettoniche sarde fossero una diretta filiazione di quelle micenee e che gli edifici voltati a cupola fossero naturalmente i nuraghi. A questo punto sorgono spontanee alcune domande:

-          quali sono esattamente gli edifici modellati secondo l’antica tradizione ellenica?
-          quali sono gli altri splendidi edifici?
-          come mai lo pseudo Aristotele non conosceva il nome e la funzione degli edifici voltati a cupola dal momento che non parla né di templi né di fortezze?

Noi non conosciamo le risposte e socraticamente ci limitiamo a porre delle domande atte a dare degli spunti di riflessione.
L’autore in questione riteneva che gli edifici di cui parlava fossero opera di Iolao che condusse nell’isola una colonia formata dai Tespiadi[1] figli di Eracle perché quest’ultimo riteneva che gli appartenesse per diritto qualunque terra situata ad Occidente.
In un altro passo attribuisce ad Aristeo il merito dell’introduzione dell’agricoltura nell’isola e, per dimostrare che prima dell’arrivo dell’eroe non esisteva civiltà, dice che nei tempi più antichi prosperavano soltanto grandi uccelli.

Diodoro Siculo dà un’altra versione del motivo per il quale Eracle decise di mandare in Sardegna Iolao e i Tespiadi: al termine delle famose dodici fatiche Eracle attendeva di essere accolto tra gli Dei dell’Olimpo, ma, secondo un oracolo, egli prima di essere assunto tra le divinità doveva adempiere ad un ultimo dovere, doveva cioè spedire una colonia nell’Isola di Sardegna con a capo i 50 figli che ebbe dalle Tespiadi, data la loro giovanissima età nell’impresa furono guidati dal nipote Iolao.
Non tutti i giovani seguirono la colonia, due di essi restarono a Tebe, perciò Iolao raccolse i restanti 48 e molte altre persone che vollero unirsi alla colonia. I colonizzatori, secondo l’autore, vinsero in battaglia gli indigeni e presero possesso della zona pianeggiante dell’Isola e, soprattutto, di quella che ancora ai tempi di Diodoro (circa 80 a.C.) veniva chiamata Ioleo; bonificò la regione, piantò degli alberi da frutta e la rese appetibile ai cartaginesi (il mito diorodeo è chiaramente in funzione anticartaginese).

Come ben sappiamo gli autori greci cercavano di riportare nella loro sfera di influenza culturale ogni opera degna di nota, le grandiose strutture megalitiche che costellavano la Sardegna non erano sicuramente sfuggite all’ammirazione degli antichi esploratori, esse non potevano essere l’opera di barbari e incolti selvaggi, quindi Diodoro le attribuiva a Dedalo chiamato nell’Isola dallo stesso Iolao.
Sempre secondo la tradizione, Dedalo edificò “…anche ginnasi grandi e suntuosi e istituì dei tribunali e tutte le altre cose che conducono alla prosperità”(Anche in questo caso non è facile individuare questi edifici dalle rilevanze archeologiche a nostra disposizione).
Iolao chiamò Iolaei gli abitanti della colonia in accordo con i Tespiadi che gli diedero addirittura il titolo di progenitore ponendolo tra gli eroi ecisti della Sardegna, perciò in seguito furono istituiti dei riti che lo veneravano come “Iolao padre”.
Un oracolo di Apollo predisse la libertà perpetua a tutti gli appartenenti alla colonia e ai loro discendenti, tale vaticinio si rivelò esatto fino ai tempi di Diodoro, il quale affermava che i discendenti dei Tespiadi, nonostante gli sforzi dei Cartaginesi e dei Romani, mantennero ancora ai suoi tempi la libertà pur imbarbariti e segregati nelle montagne.
Attraverso gli scritti di Diodoro sappiamo che Aristeo, un altro eroe ritenuto fondatore, arrivò nell’incolta Sardegna su suggerimento di sua madre, la ninfa Cirene, e vi si stabilì istituendo la tecnica della coltivazione.
Anche in questo caso si può notare che l’eroe in questione arrivò nell’Isola attraverso il suggerimento di un essere sopranaturale (la ninfa) ed egli stesso era un semidio essendo suo padre il dio Apollo.
Concludendo si può affermare attraverso questa breve analisi che per gli antichi autori greci la Sardegna era una terra mitica colonizzata da personaggi favolosi, insomma una terra “altra” di libertà che, dietro la giustificazione del mito, cercarono di porre sotto il loro dominio al fine di legittimare la loro vana intenzione di espandersi verso Occidente.

Fabrizio e Giovanna


[1] I Tespiadi erano i 50 figli che Eracle ebbe dalle 50 figlie del re di Tespie, Tespio figlio Ereteo di stirpe ateniese, con le quali si accoppiò in una sola notte.

15 commenti:

  1. Una storia veramente interessante, per favore scrivete ancora su questo argomento.
    Federico.

    RispondiElimina
  2. Lo faremo molto presto, grazie per il tuo intervento.

    RispondiElimina
  3. Ce qualche verita sul legame tra la grecia ed i Iolei?? Lo chiedo perche secondo me se gli Iolei si chiamavano cosi ci deve essere una ragione importante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questa è una domanda che si sono posti moltissimi autorevoli storici e non sono pochi ad essere convinti che gli Iolei della Sardegna siano i discendenti dei coloni guidati da Iolao. Nei racconti mitici riportati dagli autori antichi si può (forse) intravvedere il ricordo del rapporto che lega la civiltà Micenea e quella Nuragica. Il fatto che i Greci molti secoli dopo abbiano elaborato in forma mitica il loro rapporto con la nostra Isola, scomodando i più grandi eroi della loro tradizione dimostra che per essi la Sardegna era degna di grande considerazione. Naturalmente quando si parla di un passato tanto remoto e con delle testimonianze nebulose e contraddittorie abbiamo il dovere di usare sempre il condizionale.

      Elimina
  4. Mille Grazie per la risposta!! le mie radici sono dell entroterra Sardo cio e Nuoro/Logudoro quindi ho tantissimo interesse sul tema. Se non e troppo fastidio mi consigli altri testi sul tema? Vorrei leggere le cose piu concrete le prove su quali si e formata questa teoria.
    Grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sono diversi testi: Giovanni Ugas nel suo libro "L'alba dei Nugari", sviluppa molto bene il tema di cui stiamo parlando.
      Paolo Bernardini in "Le torri, i metalli, il mare" dedica una buona parte del suo volume al rapporto tra Grecia e Sardegna, soprattutto con l'isola di Eubea. Anche in rete si possono reperire informazioni interessanti, comunque noi consigliamo sempre di consultare anche le fonti, cioè leggere direttamente le opere di Diodoro Siculo, Erodoto,Pausania, Solino, lo speudo Aristotele e Strabone.
      Grazie a lei per aver letto il nostro "articoletto".
      Naturalmente se ha altre domande nel limite delle nostre capacità, siamo sempre disponibili.
      Saluti, Il Mulino.

      Elimina
  5. In merito alla antica civiltà dei sardi abbiamo tanto da scoprire e capire e questo articolo pur molto interessante mal si concilia con le risultanze degli studi affettuati sui "Giganti di Monte Prama", che per chiarezza sono decine di statue di dimensioni e fattezze inusuali collocabili in periodo forse antecedente alle grandi civiltà cretesi o micenee, ben oltre il 1500/1700 a.c. del primo periodo nuragico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In questo articolo abbiamo voluto riferire una parte di quello che gli storici antichi sapevano e scrivevano della Sardegna.
      Come abbiamo più volte scritto le nozioni di questi antichi commentatori sono influenzate da racconti di storie mitiche e per la maggior parte delle volte di seconda mano.
      La verità storica non passa attraverso Erodoto, Pausania o Diodoro Siculo, attraverso i loro contributi possiamo soltanto trovare qualche spunto di riflessione che a parer nostro non entra in contrasto con i nuovi studi.

      Elimina
    2. P.S. Grazie per il commento.
      Saluti, Il Mulino.

      Elimina
    3. Una cosa è certa cioè che se lo stesso Aristotele, vissuto attorno al 350 a.C., non è stato in grado di dirci qual'era la funzione di quegli edifici da lui stesso citati, vuol dire che già al suo tempo se ne era persa ogni traccia non solo del loro uso come edifici ma persino nel ricordo degli stessi abitanti dell'isola. E' pur vero che a quei tempi non esistevano i libri come depositari di conoscenza ma era diffusissima la tradizione orale altrettanto efficace anche se a lungo andare poteva distorcere un pò la realtà dei fatti. Che gli edifici sardi fossero una scopiazzatura di quelli micenei mi pare poi non corrispondente a verità infatti la civiltà micenea mi pare sia sorta attorno al 1600/1700 a.C. durante uno scavo archeologico all'interno di un nuraghe (non ricordo quale fosse perchè è una notizia letta due o tre anni fa), è stato ritrovato un resto organico o un manufatto che datato al radiocarbonio ha rivelato essere del 1700 a.C. il che significa forse che quel nuraghe è del 1700 a.C.?, non necessariamente, indica invece che sicuramente quel nuraghe nel 1700 a.C. esisteva già!....Quando cioè la civiltà micenea stava per nascere. Chissà per quale strano motivo i sardi dovrebbero essere stati gli scopiazzatori del mediterraneo totalmente inetti e assolutamente incapaci di creare qualcosa di proprio. Eppure, vorrei ricordare, che in Sardegna esiste un sito archeologico, Monte D'Accoddi, luogo sacro con un altare dedicato al culto della Dea Madre che non solo è unico in tutto il bacino del mediterraneo, con tutte le implicazioni astronomiche che lo riguardano e di cui non parliamo, ma la cui costruzione, almeno nella sua fase iniziale, secondo le stesse indicazioni della sovrintendenza archeologica risale al 6.500 a.C. quando non solo la civiltà micenea ma anche quella cretese erano ancora al di là dal nascere. Altro che scopiazzatori, semmai dobbiamo incominciare a capovolgere questi concetti e cominciare a prendere in seria considerazione l'ipotesi che potrebbero essere stati i tanto decantati Greci a scopiazzare dai tanto vituperati Sardi!!
      Saluti Dunufez

      Elimina
    4. Siamo perfettamente d'accordo, questo articolo si propone di descrivere una parte di quello che le fonti antiche riportano sulla Sardegna.
      Concordiamo anche sul fatto che la civiltà sarda fosse una delle più importanti del mondo antico e fosse pienamente partecipe dei movimenti culturali e quindi anche architettonici e artistici dell'epoca.
      Saluti, Il Mulino.

      Elimina
    5. Continuando sulla stessa falsariga, del mio precedente intervento che dire poi della discrepanza tra la civiltà Nuragica e quella Torreana , in Corsica? Come è possibile che quella Torreana viene datata dagli archeologi francesi attorno al 5.000 a.C. e la nostra al 1.700 a.C., due isole così vicine da essere tranquillamente visibili ad occhio nudo ai nostri tempi ed ancora più vicine 4.000 anni fa quando il livello delle acque del bacino del Mediterraneo era almeno 100/150 metri più basso dell'attuale, come pare ormai scientificamente accertato, e quindi tranquillamente attraverabile forse anche senza uso alcuno di imbarcazioni.
      Mi sembra più che evidente che qualcosa non va nella datazione della nascita della civiltà Nuragica un errore che, secondo me, non tarderà ormai molto ad essere messo in evidenza, potrebbe bastare anche un piccolo ritrovamento durante uno scavo forse anche in un insignificante piccolo Nuraghe per far crollare questa tesi campata in aria.
      Se poi lo stesso Libby non ricorda in che consista il famoso reperto sul quale verte tutto questo castello di sabbia, allora figuriamoci!
      Potremmo ancora aggiungere altri argomenti, la battaglia di Qadesh per esempio combattuta nel 1.274 a.C. tra Ramesse II e le forze ittite di Muwattali II (due eserciti che conoscevano ambedue l'uso della scrittura!) come è possibile che una civiltà nata appena 500 anni prima quindi ancora in fase di sviluppo potesse avere già mandato soldati mercenari (Shardana), tenuti in alta considerazione dallo stesso faraone, presso altri popoli?
      E che dire ancora della temuta flotta Shardana? E' possibile sviluppare una flotta così possente e temuta in 500 anni appena ?
      Anche se esiste una diatriba ancora aperta su questa faccenda, parlo degli Shardana perchè ritengo sensata solo l'ipotesi che quelli che chiamiamo Nuragici altro non fossero che sempre e solo loro gli Shardana con altro nome ma lo stesso popolo, mi pare troppo piccola infatti la nostra isola per avere potuto ospitare due così importanti popoli in un ristretto spazio temporale... a meno che, seguendo Sergio Frau non retrocediamo ad Atlantide, in questo caso, tra i molti interrogativi irrisolti, spalmando la nostra storia in un più vasto spazio temporale, si spiegherebbe finalmente almeno la completa perdita di memoria riguardante la funzione del Nuraghe!

      Elimina
  6. per dunufez, non so da dove tu abbia presto queste datazioni, ma la civiltà nuragica viene datata allo stesso periodo di quella Torreana.

    Riguardo all'articolo voglio dire che è abbastanza chiaro che le splendide costruzioni con volta a cupola erano i maestosi Nuraghi e i pozzi sacri di cui l'isola era ed è ancora costellata, e i cosiddetti parlamenti evidentemente sono le grandi capanne in pietra "delle riunioni" col classico modello di nuraghe totemico posto al centro della struttura e i sedili circolari lungo l'edificio.

    RispondiElimina
  7. Sempre per dunufez, forse non ti rendi conto di quanti sono 500 anni e forse non ti rendi conto che ad esempio i vichinghi prima di entrare in scena e far tremare l'Europa non li conosceva praticamente nessuno e non mi risulta vantassero chissà quale civiltà, anzi.

    Poi devi tenere che la Sardegna era già abitata da molti millenni e prima della civiltà Nuragica (circa 1800 a.c) c'erano precedenti e avanzate culture nell'isola come quella di Monte Claro che aveva quasi toccato la fase urbana vera e propria.

    RispondiElimina
  8. E comunque non penso che nessuno studiosi si azzardi dire che i Nuragici scoppiazzassero dai Micenei anche perchè la civiltà Nuragica è coeva a quella Micenea o forse anche lievemente precedente.

    RispondiElimina