mercoledì 24 dicembre 2014

L’insediamento nuragico di Brunku s’Omu (Villaverde - Oristano)



Il villaggio nuragico si trova a pochi chilometri dall’abitato di Villaverde, paese che si affaccia nel versante orientale del Monte Arci.
La frequentazione della zona risale al neolitico come testimonia la presenza dell’ossidiana, probabilmente oggetto di commercio dal momento che sono note sette officine e dieci stazioni di raccolta e lavorazione della pietra.
Le campagne di scavo iniziarono nel 1982 e proseguirono fino al 2013. I primi due scavi (1982 e 1984) misero in evidenza 12 ambienti del villaggio, ma solo in alcuni vani lo scavo fu condotto a termine; successivamente (1998 e 1999), furono effettuati due cantieri archeologici per consolidare le strutture in condizioni di dissesto statico e per proseguire l’indagine archeologica parziale condotta negli anni ’80, in tale occasione furono messi in luce altri cinque ambienti; infine, nel 2013 l’attività di scavo riprese e si concentrò essenzialmente nella capanna n. 16, situata nell'area nord-orientale del villaggio, già evidenziata in precedenti indagini condotte da Locci e Usai nel 2008.
La parte del villaggio indagata è la porzione settentrionale dell’intero abitato, si trova nel margine orientale del nuraghe Brunku s’Omu e occupa mq 1.400.
Le costruzioni sono realizzate con basalto locale di varia pezzatura.
Nell’insediamento sono presenti 17 costruzioni megalitiche in opera poligonale con disposizione a filari orizzontali, che si adattano al naturale pendio del terreno. I loro schemi planimetrici sono vari, è possibile infatti notare costruzioni con impianto circolare, sub ellittico, a sezione di ellisse e quadrangolare. Alcuni ambienti sono arricchiti di particolari architettonici come banconi o sedili, nicchie e un piccolo bacile scolpito in rilievo nel pavimento.



Il settore Nord-orientale è tutt'ora oggetto di indagine e comprende la Capanna 1 scavata integralmente e le capanne 16 e 17 che si affacciano verso uno spazio ad Est.
Il settore finora indagato è quello posto a Sud, esso presenta costruzioni più fitte e articolate.

Tra queste evidenziamo la capanna 12 situata sulla nostra destra appena giunti nell'insediamento seguendo il sentiero indicato dai cartelli, da questa è possibile raggiungere la capanna 5 situata sulla destra di un grande spazio aperto, addossati a quest'ultima si trovano il vano 4, il vano 2 e il vano 3. 


La capanna 12 è di forma quadrangolare con blocchi di medie e piccole dimensioni. 

Lo spazio interno è di forma trapezoidale e risulta ampliato da una piccola nicchia. 


La capanna 5 è di forma circolare e struttura autonoma di perimetro sub circolare realizzato con grossi blocchi messi in opera a doppio paramento di forma sub squadrata. Ad essa si accede da un ingresso preceduto da un breve corridoio con asse Sud/Nord preceduto da due gradini leggermente inclinati verso l’esterno. 




Lungo la parete di fondo si evidenzia un bancone costituito da un filare di blocchi di media pezzatura limitato lateralmente da due nicchie.

La nicchia posta a destra rispetto all’ingresso ha forma subtrapezioidale irregolare, infatti il lato sinistro presenta uno stipite di tre grossi blocchi sovrapposti mentre il lato destro è costituito da una porzione di cerchio realizzata con blocchi di piccole dimensioni.

La sagoma della nicchia posta a sinistra è invece di forma rettangolare e presenta un affioramento roccioso.


Il Vano 4 ha forma ellittica e si addossa verso sud alla Capanna 5 e condivide il resto del suo perimetro con il vano 2. Esso si compone di blocchi di dimensioni medie e piccole.

Verso il muro di fondo si appoggia ad una grossa emergenza rocciosa che fu smussata delle sue asperità con un paramento deterioratosi col tempo; durante le opere di consolidamento di tale cedimento sono stati evidenziati due stipetti parietali sormontati da un architrave.


Il Vano 2 ha forma ellittica con ingresso rivolto a Sud ed è costituito da alcuni blocchi affiancati che determinano un gradino rialzato. 

Anche la muratura di questo vano si adagia sulla roccia viva che è stata lavorata a scalpello. 
La costruzione si compone di blocchi ciclopici anche se in prossimità dell’ingresso e nella muratura in comune con il vano 4 le loro dimensioni sono di media pezzatura.


Seguendo il percorso che arriva fino al nuraghe è possibile visitare la grande Capanna 13 a sinistra rispetto all'ampio spazio aperto sul quale si affaccia la Capanna 12. 

Questa capanna ha forma ellittica con ingresso a S/E  verso un ampio spazio, il suo perimetro è leggibile quasi per intero all’esterno mentre verso la parete interna la struttura si presenta dissestata. 

Al suo interno è presente una grande nicchia di forma rettangolare. 



Alcuni ambienti non sono stati inseriti in questo post perché sono attualmente oggetto di scavo, speriamo di poter fruire al più presto di tali aree e soprattutto di avere notizie più esaustive circa l'utilizzo di questo meraviglioso complesso.

Fabrizio e Giovanna 

Notizie tratte da:
E.Usai-M.C. Locci "L'insediamento nuragico di Brunku s'Omu" in La civiltà nuragica, nuove acquisizioni, vol. II

lunedì 8 dicembre 2014

DAL TRATTATO DI UTRECHT AL PASSAGGIO AI SAVOIA


Il Settecento fu per l’isola un importante secolo di transizione durante il quale il centro gravitazionale dei suoi interessi  politici,  economici e culturali, si spostò verso la penisola italiana. Il motivo di tale cambiamento va ricercato negli esiti della guerra di successione spagnola (1700-‘13).

La Sardegna, trovandosi necessariamente coinvolta nel conflitto come parte integrante della monarchia spagnola, ne subì le conseguenze passando, prima agli Asburgo nel 1713 con la pace di Utrecht, poi, per un breve periodo, nuovamente alla Spagna (1717-1718), e, infine, nel 1720 ai Savoia.


Nel post LA GUERRA DI SUCCESSIONE SPAGNOLA  abbiamo visto che nel 1708, dopo quasi 400 anni di governo spagnolo, la Sardegna passò nella sfera di influenza austriaca.

La conquista austriaca dell’isola fu agevolata dalle divisioni dell’aristocrazia sarda, una parte di essa, guidata da don Artaldo d’Alagon, marchese di Villasor, appoggiava le pretese di successione del principe asburgico, mentre la fazione avversa, capeggiata da don Francesco di Castelvì,  marchese di Laconi, , parteggiava per Filippo V di Spagna.
I nuovi governanti avrebbero preferito la Sicilia, molto più popolosa e ricca, ma si accontentarono della Sardegna sottoponendola  all’estrazione delle sue poche risorse come l’acquisizione del monopolio dei tabacchi avvenuta nel 1714.

Nel 1717 la Spagna rientrò in possesso dell’Isola con l’audace e avventata azione intrapresa dall’allora primo ministro il Cardinale Alberoni dalla quale scaturì la Guerra della Quadruplice Alleanza che vide schierati contro di essa l’Inghilterra, la Francia, i Paesi Bassi e gli Asburgo.

Il  22 agosto del 1717 apparve la flotta spagnola comandata dal marchese di Leide davanti alla città di Cagliari che aveva l’obiettivo di riportare la Sardegna a Madrid.

I danni subiti dalla città furono ingenti perché l’attacco partiva dal mare verso l’interno, la flotta  attaccava da est e nel frattempo i mortai appostati sulla collinetta di Bonaria iniziarono un devastante bombardamento. Durante l’attacco furono colpiti il monastero di Jesus (attuale ex Manifattura Tabacchi), il Bastione di Monserrato (viale Regina Margherita, sotto l'antico albergo Scala di ferro) e quello dello Sperone[1].





Il 29 settembre dello stesso anno gli austriaci si arresero e le truppe vittoriose entrarono in città.
Le fortificazioni compromesse furono restaurate l’anno successivo, ma, così come accadde alle altre roccaforti della città, dovettero dire addio ai loro cannoni che furono trasferiti sulla flotta spagnola per la riconquista della Sicilia. A quel punto vi fu l’intervento della Quadruplice Alleanza e gli Spagnoli furono definitivamente sconfitti.

Il 2 agosto del 1718 fu stipulato il trattato di Londra in virtù del quale la casa Savoia ottenne il Regno di Sardegna dall’Austria in cambio di quello siciliano. Il trattato di Londra fu completato più tardi nelle modalità dagli accordi di Vienna il 26 dicembre del 1718 e di Palermo l’8 maggio del 1720.

La cessione del regno fu un'operazione complessa caratterizzata da lunghe trattative diplomatiche e dettagliati accordi; si trattava, infatti, di una doppia cessione: dalla Spagna all’Austria e da questa al Piemonte.
Al fine di sottoscrivere i preliminari della cessione, il 2 agosto del 1720, nel palazzo regio di Cagliari si svolse un congresso tra il capitano generale Chacon, per la Spagna, il principe D’Ottaiano, per l’Austria, l’ammiraglio Byng, per l’Inghilterra, e il contadore Fontana, per il Piemonte.


Avvenne prima il passaggio di poteri tra il capitano generale spagnolo e il commissario imperiale, poi quello tra il principe D’Ottaiano e il plenipotenziario sabaudo. Infine, il 2 settembre, si celebrò nella cattedrale di Cagliari la cerimonia del giuramento solenne del primo viceré piemontese Filippo Pallavicino barone di Saint Remy.



Bibliografia
la storia della sardegna scritta dall'intendente michele antonio gazano
la sardegna sabauda: tra riforme e rivoluzione, Gian Giacomo Ortu, in “Storia della Sardegna 2. Dal Settecento a oggi” a cura di Manlio Brigaglia, Attilio Mastino e Gian Giacomo Ortu
quando la sardegna cambiò padrone, Antonello Mattone, in Almanacco di Cagliari, 1994
la sardegna dal 1478 al 1793, II vol., Loddo Canepa F.
baluardi di pietra. Storia delle fortificazioni di Cagliari,  Massimo Rassu




[1] Massimo Rassu  scrive che, contrariamente a quanto affermano molti autori, la torre medievale del Leone, attualmente inglobata nel palazzo Boyl,  non subì gravi danni dai bombardamenti del periodo preso in esame (Massimo Rassu, “Baluardi di pietra. Storia delle fortificazioni di Cagliari”, pag. 98)