mercoledì 12 ottobre 2016

DOMUS DE JANAS S'ACQUA SALIDA O PRANU EFIS - PIMENTEL



Come si arriva
Dopo aver attraversato il paese di Pimentel proseguire verso Guasila e svoltare alla quarta carrareccia a sinistra, dopo un centinaio di metri si raggiunge il sito archeologico.

La necropoli, ascrivibile alla Cultura di Ozieri nel Neolitico Recente, fu riutilizzata anche durante il Bronzo antico (cultura di Bonnanaro) e in età punica e romana.




Gli scavi clandestini hanno danneggiato la necropoli, che attualmente presenta i segni delle esplosioni subite per l’attività di ricerca di tesori e poi di cava a partire dagli  anni ’50 del 1900; in quel periodo era noto solo un primo gruppo di 4-5 tombe già parzialmente danneggiate.

Nel 1960, durante i lavori di estrazione effettuati con l'ausilio di mine, furono scoperte altre due tombe che subirono danni alle volte, ma restituirono frammenti di ceramica preistorica, di ossidiana e di embrice che testimoniava un riuso di età romana.

Nel corso del tempo, mentre gli scavi clandestini continuarono indisturbati, furono segnalate ulteriori sepolture finché, a partire dal 1981, iniziarono le prime campagne di scavo condotte per conto della Soprintendenza da Emina Usai.

Dopo il 1990, quando l’apertura di nuovi fronti della vicina cava di sabbia mise ulteriormente in pericolo la necropoli,  il Comune di Pimentel intraprese l'iter per l'acquisizione dei terreni pertinenti alla necropoli e furono riprese le indagini archeologiche che riportarono alla luce le prime tracce della cava di arenaria di età romana.

Nel 2006 e nel 2007 furono attuate nuove indagini atte alla sistemazione attuale dell'area archeologica e alla costruzione di un edificio da adibire a centro servizi; in tale occasione furono individuate delle sepolture con tracce di riutilizzo in età romana grazie ai corredi formati da ceramica varia ascrivibile all’età imperiale (II-III sec. d.C.).


Probabilmente è di epoca romana anche una cisterna scavata nella roccia a pochi metri dell’edificio volto a centro servizi.












Le tombe indagate formano un complesso di dieci ipogei divisi in due gruppi, A e B, che oggi sono separati da una strada rurale e distano fra loro circa 150 m.



Il primo gruppo di domus che incontriamo (gruppo B) si trova nel lato sinistro della strada sterrata e comprende tre tombe; la prima tomba che troviamo è la n. 5 e  è costituita da un pozzetto, un’anticella e una cella funeraria provvista di una colonna in parte distrutta.














La  tomba n. 6 si articola in un corridoio d'accesso, un'anticella con nicchia semicircolare ricavata nella parete di destra, una cella con nicchia rettangolare in origine decorata con ocra rossa, un bancone sepolcrale tra la parete destra e quella di fondo e un pilastro in gran parte distrutto.







La tomba n.7 presenta un lungo dromos d’accesso, una piccola anticella e una grande cella funeraria semicircolare con bancone sui tre lati.















Sul bancone roccioso sono visibili anche pronunciati solchi paralleli, tradizionalmente interpretati come segni di ruote di carri di epoca romana, forse in connessione allo sfruttamento della vicina cava di arenaria, in uso in età romana con una planimetria grossomodo quadrata.




Le indagini non hanno permesso di attribuire alla cava una datazione certa perché il deposito era formato da strati sabbiosi che non contenevano materiali archeologici.

Riprendendo la strada sterrata sulla destra è possibile visitare un secondo gruppo di domus che presentano tracce riconducibili alla celebrazione di riti cultuali come la tomba monumentale n. 2. 



Essa è costituita da un pozzetto d'accesso, una cella rettangolare e un una vasca rituale dotata di coppelle situata tra i due letti funebri. 




Sulla parete opposta all'ingresso sono dipinte in ocra rossa due protomi taurine, attualmente quasi invisibili a causa dell’incuria, con schema a T entro un riquadro rettangolare, motivo tipico della tradizione religiosa Neolitica sarda.




Un’altra tomba monumentale è la n. 1, che sembra avere una connotazione di tomba-santuario anche grazie alla presenza di un lungo corridoio di accesso (dromos). 













Essa è formata da diversi ambienti, una grande cella e tre piccole celle laterali che originariamente appartenevano a un'altra sepoltura.


Anticella con portello con tracce di ocra rossa

Cella funeraria

Ingresso della sepoltura collegata con la tomba n. 1

Ha destato particolare attenzione la tomba n. 4 che, secondo gli archeologi, ricalca la forma delle capanne circolari e i solchi presenti sulle pareti della camera sarebbero la riproduzione delle travi lignee, secondo il nostro modesto parere tali solchi sono semplicemente i segni della lavorazione di una sepoltura non rifinita. 






Nella stessa area sono presenti altre due tombe che attendono di essere indagate scientificamente, anche se il loro stato di conservazione è fortemente compromesso presentano interessanti  caratteristiche che denotano la loro monumentalità e rischiano di scomparire se non si deciderà di intervenire quanto prima.

















Fabrizio e Giovanna

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