martedì 21 giugno 2011

CAGLIARI MEDIOEVALE - III parte -


I PISANI, LE TORRI DEL CASTELLO DI CASTRO E I CATALANO-ARAGONESI

All'inizio del XIV secolo i Pisani cominciarono a premunirsi contro il pericolo di un’invasione catalano-aragonese potenziando le fortificazioni di Castel di Castro con la costruzione di tre grandi torri, quella di San Pancrazio, quella dell’Elefante e quella del Leone, oggi di difficile lettura perché inglobata nel Palazzo Boyl.

LA TORRE DI SAN PANCRAZIO



Dalla sommità della Torre di S. Pancrazio è possibile individuare tutti i movimenti delle navi presenti nel Golfo di Cagliari, da Pula a Villasimius.
La sua costruzione fu iniziata nel 1305 e, stando ai due ordini di stemmi pisani ancora presenti nelle facciate, richiese altri due anni di lavori.


Sulla facciata rivolta verso la piazza Indipendenza, a destra dell’arcata della porta, è presente un concio marmoreo dove vengono citati i castellani Betto Alliata e Ranieri Di Bagno, l’impresario Betto Calzolari, il notaio Eldiso e l’Arcitector Optimus Giovanni Capula, che progettò anche la Torre dell’Elefante, iniziata poco tempo dopo.

Epigrafe situata a destra dell’arcata della porta


L’edificio si sviluppa su quattro piani e supera i 36 metri di altezza (37,15 m con il torrino posto sulla sommità).
Nel lato rivolto verso la Piazza Indipendenza presenta l’apertura originaria pisana, ripristinata con i lavori di restauro effettuati nel XX sec. dallo Scano che eliminarono lo spesso muro realizzato dagli aragonesi nel periodo compreso tra il 1326 e il 1328.

Lato rivolto verso la Piazza Indipendenza

L’ingresso della Torre, situato sulla Strada Avanzada, era dotato di un ponte levatoio e chiuso da due saracinesche ferrate e da tre portoni a doppia imposta; attualmente la struttura non presenta più questo meccanismo di chiusura, come accade invece in quella gemella dell’Elefante, perché nel corso dei secoli subì vari restauri che comportarono il suo inserimento in fortificazioni successive che determinarono anche la perdita della sua funzione originaria d’ingresso alla città.

Ingresso originario con i segni dell'antico ponte levatoio

Gli aragonesi, dopo aver conquistato Cagliari nel 1326, come già detto, chiusero il lato aperto della torre con un robusto muro. Con questa operazione di chiusura vennero ricavati quattro grandi ambienti con diverse funzioni, al primo piano avveniva ancora la manovra delle saracinesche, al secondo piano era presente l’alloggio del vicario, mentre gli ultimi due ed il terrazzo erano adibiti a magazzino per le vettovaglie e, in caso di assedio, potevano accogliere un presidio di 20-30 uomini.
Sul terrazzo, dal 1375 al 1376, ogni notte venivano accesi dei fuochi che mettevano in contatto visivo la torre con i castelli di Sanluri e di Acquafredda.
Durante il periodo spagnolo furono realizzate delle strutture che decretarono la definitiva perdita della funzione difensiva della torre, infatti, agli inizi del ‘500, il baluardo del Dusay  occultò l’ingresso principale della porta, e, nel 1558, con la Tenaglia di S. Pancrazio la torre ebbe la sola funzione di carcere, che mantenne fino alla fine dell’Ottocento.

LA TORRE DELL’ELEFANTE


La costruzione della Torre dell’Elefante cominciò tra il 25 marzo e il 23 settembre del 1306, come si legge nell’iscrizione marmorea murata sulla medesima torre.
Progettata dallo stesso architetto della Torre di S. Pancrazio, Giovanni Capula, i primi due castellani che in tale veste sovrintesero all’edificazione della torre furono Giovanni Cinquina e Giovanni De Vecchi.


Attenendoci ai quattro ordini di stemmi presenti sul paramento murario della torre, si ipotizza che i lavori per la sua edificazione si protrassero per altrettanti anni.
Stando agli studi condotti sull’argomento tali stemmi seguono uno schema preciso:
in alto al centro lo stemma della Repubblica di Pisa;, in basso, sempre al centro, sotto quello pisano, lo stemma del Comune di Castel di Castro, a sinistra e a destra dello stemma cagliaritano, quelli relativi alle famiglie dei castellani in carica.


1° liv.: stemmi delle famiglie De Vecchi e Cinquina


2° liv.: stemmi delle famiglie Raù e Gambacorta


3° liv.: stemmi delle famiglie Grassolini e Benigni


4° liv.: stemmi delle famiglie Cinquina e Del Bagno

La Torre dell’Elefante ancora oggi mantiene intatta la sua funzione di ingresso alla cittadella fortificata ed è quindi possibile apprezzare il meccanismo di chiusura delle porte medievali.


Particolare della aracinesca
Ingresso e saracinesca


Anche questa torre fu chiusa dagli aragonesi nel 1326 per ricavarne alcuni ambienti, in uno dei quali, dal 1331, trovò ospitalità il sottovicario
Nel 1376 furono eseguiti dei lavori di restauro, probabilmente in seguito all’assedio della città da parte di Mariano IV del giudicato di Arborea
All’inizio del ‘500 fu edificato il Bastione del Balice e, verso il 1563, venne smantellato l’antemurale per aprire un passaggio detto “porta falsa del Balice” che permetteva di scendere a Stampace; tali lavori determinarono la trasformazione della torre in deposito di armi e munizioni e si lasciarono aperti i portoni e le saracinesche medievali. Verso la fine del 1600, per accogliere il corpo di guardia della porta del Balice, la torre fu casa mattata, tale apporto fu rimosso soltanto nel 1907 durante i lavori di restauro dello Scano.
Dal XVIII sec. la torre ebbe diverse funzioni, fu  armeria e deposito d’artiglieria nel 1700,  deposito del commissariato di guerra nel 1821, e, infine carcere succursale  nel 1852.



Fabrizio e Giovanna


Notizie tratte da:



Bianca Fadda, I castellani di Castel di Castro attraverso gli stemmi della torre dell’Elefante in «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari», vol. LXIII (2008).

Massimo Rassu, Baluardi di pietra, storia delle fortificazioni di Cagliari

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