martedì 28 giugno 2011

SINĀN, il Michelangelo d’Oriente

Istanbul, moschea Suleymaniye

Mi’mār Sinān (1489-1491 circa – 1588) è, senza dubbio, una delle figure di maggior rilievo dell’intera storia dell’architettura. Architetto e ingegnere alla corte ottomana durante i regni di Solimano il Magnifico, Selim II e Murad III, egli, con la sua opera, contribuì in misura determinante a caratterizzare gli sviluppi dell’architettura ottomana e a “islamizzare” il volto di Costantinopoli.
 
Istanbul, panorama con Santa Sofia e la moschea Blu




La splendida capitale sul Bosforo, conquistata dalle truppe di Mehmet II “il Conquistatore” nel 1453 vide, nel corso del XVI secolo, una serie imponente di interventi architettonici e urbanistici, mirati a rinnovare l’antica capitale cristiana, per trasformarla in una moderna metropoli musulmana, specchio fedele della politica imperialista che Solimano stava contemporaneamente portando avanti. La città, ribattezzata Istanbul, tornò ad essere, dopo un periodo di decadenza, una delle più importanti fucine artistiche del mondo, in parallelo all’apogeo del Rinascimento nella penisola italiana.

L’opera di Sinān contribuì in misura non secondaria a questo processo di rinnovamento; ancora poco conosciuto presso il grande pubblico occidentale, le sue opere rivestono la stessa importanza che in Occidente hanno quelle di Brunelleschi, Michelangelo o Palladio. Le sue architetture, ancora oggi, contraddistinguono il profilo di Istanbul in maniera inconfondibile.

Istanbul, moschea Sehzade

Originario di un villaggio nei pressi di Kayseri (l’antica Cesarea di Cappadocia), nell’Anatolia interna, proveniva da una famiglia di cristiani ortodossi; entrato nel corpo dei giannizzeri (corpi scelti per la protezione del sultano), partecipò a diverse campagne militari durante i regni di Selim I e Solimano, per divenire, infine, grazie alle sue straordinarie capacità ingegneristiche e artistiche, architetto capo dell’impero dal 1539 fino alla morte, avvenuta a Istanbul nel 1588. Fu sepolto, in un tempietto ancora oggi esistente disegnato da lui stesso, accanto alla moschea Süleymaniye, uno dei suoi massimi capolavori.

Le fonti dell’epoca attribuiscono al suo genio un numero impressionante di progetti (oltre 400, circa la metà conservati), non solo nella capitale, ma in diverse località dell’impero, tra cui Damasco, Aleppo e Edirne.

Le sue opere più note sono i grandi complessi religiosi di Istanbul e Edirne (moschee, madrase, mausolei), ma fu anche progettista di un gran numero di architetture civili e militari di notevole interesse, come ospedali, impianti termali, caravanserragli, ponti, viadotti, acquedotti, mense pubbliche, ospizi per i poveri e altro.

Istanbul, moschea Sehzade
Istanbul, moschea Sehzade


Egli seppe fondere, in modo originalissimo, quella che era la tradizione costruttiva della prima architettura ottomana con gli spunti che venivano dalla conoscenza dei grandiosi monumenti antichi di Costantinopoli.

A contatto con i grandi complessi architettonici bizantini della città l’architettura ottomana, attraverso Sinān, vide un’evoluzione delle tipologie planimetriche degli edifici, specialmente per quanto concerne le moschee; in questo senso il modello della basilica giustinianea di Santa Sofia (V secolo) fu determinante: le tipologie planimetriche tradizionali, prevalentemente a sala divisa da colonnati e coperta da cupolette su pennacchi, si avvicinarono sempre di più al modello di Santa Sofia, preferendo gli impianti centralizzati, con una grande sala di preghiera centrale coperta a cupola, affiancata da ambienti laterali e preceduta da un grande quadriportico o da un porticato più ridotto.

Istanbul, moschea Rustem Pasa

All’esterno le moschee sono caratterizzate dalla grande cupola emisferica e da un andamento “a piramide”, con le semicupole e le cupolette minori che spiccano ad altezze via via decrescenti. I minareti, altissimi e sottili (della tipologia così detta “ad ago”, di antica origine selgiuchide), in numero variabile, controbilanciano l’effetto ascensionale della cupola centrale.

Istanbul, moschea Rustem Pasa

Istanbul, moschea Suleymaniye


Santa Sofia era considerata, da sempre, una delle meraviglie dell’architettura e dell’ingegneria, un modello insuperabile con cui difficilmente ci si poteva cimentare.
Sinān studiò profondamente il modello e tentò di superarlo: le cupole delle sue moschee, costruite su una base che sfrutta tutte le possibilità della geometria, dal quadrato all’esagono all’ottagono, sembrano rivaleggiare con quella di Santa Sofia, senza temere il confronto.

Istanbul, moschea Mihrimah

Istanbul, moschea Sokollu Mehmet Pasa


In un solo caso, la grande moschea Selimiye di Edirne (l’antica Adrianopoli), considerata da Sinān stesso il suo capolavoro, l’architetto riuscì a vincere la sfida: il diametro della sua cupola, di oltre 31 metri, superò, per la prima volta dopo mille anni, di poche decine di centimetri quello della cupola dell’antica basilica bizantina.

Tutta l’architettura ottomana successiva a Sinān, fino all’Ottocento, non potrà prescindere dal confronto con le sue opere, che vennero imitate e replicate in tutto l’impero, ma mai superate per soluzioni architettoniche o risultati estetici.

Queste poche note non sono certamente sufficienti a dare un quadro esaustivo sulla figura dell’architetto e a far comprendere appieno l’importanza che egli riveste per la storia dell’architettura, ma c’è la speranza che contribuiscano a incuriosire chi legge e ad invogliarlo ad approfondire l’argomento.

La visione unidirezionale che l’Occidente ha della storia – e della storia dell’arte in particolare – con l’Europa occidentale al centro e il resto del mondo a farle da contorno, ha contribuito non poco a fare ignorare al pubblico europeo e a lasciare nell’ombra interi capitoli della storia dell’arte per il semplice fatto di essersi svolti al di fuori di questi immaginari confini. Sinān è stato spesso e impropriamente definito in Europa come “il Michelangelo d’Oriente”: ebbene, ci si potrebbe chiedere se la  medaglia possa essere guardata anche dall’altro lato, e allora, spostando il baricentro al posto giusto, definire magari, provocatoriamente, Michelangelo come “il Sinān d’Occidente”.

Istanbul, moschea Sehzade


Un elenco completo delle opere di Sinān, oltre che difficile da realizzare, risulterebbe, senza dubbio, noioso e ripetitivo. Si è scelto, dunque, di elencare esclusivamente alcuni edifici tra i più significativi:

· Istanbul, complesso della moschea Şehzade (1543-1548);

· Istanbul, complesso della moschea Süleymaniye (1550-1557);

· Istanbul, moschea Kara Ahmet Paşa (ca. 1555-1565);

· Istanbul, bagni Haseki Hürrem Sultan (1556);

· Edirne, caravanserraglio Rüstem Paşa (1560);

· Istanbul, moschea Rüstem Paşa (ca. 1560-1565);

· Istanbul, moschea Mihrimah Sultan (ca. 1560-1565);

· Büyükçekmece (presso Istanbul), ponte Sultan Süleyman (1565-1567);

· Istanbul (pressi), acquedotto Uzun Kemer (1555-1563);

· Istanbul (pressi), acquedotto di Mağlova (post 1563);

· Istanbul, moschea Sokollu Mehmet Paşa (? – 1572);

· Višegrad (Bosnia-Erzegovina), ponte Mehmed Paşa Sokolović (? – 1571);

· Istanbul, moschea Sokollu – Azap Kapi (? – 1577);

· Edirne, moschea Selimiye (1568-1575);

· Istanbul/Üsküdar, complesso della moschea Atik Valide (1570-1579/83).


Nicola S.

Nessun commento:

Posta un commento