venerdì 3 giugno 2011

I TEMPLARI: MONACI E GUERRIERI III parte

LE ARMI DELL’ORDINE
La regola di San Bernardo e i Retraits (regolamenti) erano molto rigidi riguardo all’equipaggiamento dei Templari, però capitava spesso che i vari reparti non rispettassero l’ordinanza e arrivassero ad utilizzare anche armi conquistate ai musulmani durante le battaglie, come scimitarre e pugnali a lama ricurva.
Gli ordini militari, in particolare quello del Tempio, erano le uniche entità in Terrasanta che potessero permettersi un cavaliere completamente equipaggiato. Le loro armerie erano solitamente ben fornite e rappresentavano sempre un sicuro riferimento a cui attingevano i principi franchi in caso di necessità.  

Per la cavalleria pesante e per i sergenti a cavallo la lancia era l'arma principale, per secoli fu usata come giavellotto, ma la cavalleria medioevale la rese "la punta del cavaliere" lanciato alla carica. La lancia era costituita da un'asta in legno, solitamente in frassino, lunga sino a 3,5 m. e da una punta in ferro a forma di cono o di foglia e poteva pesare anche fino a 5 kg. Appena al di sotto della punta era dotata di un pennone che distingueva i commendatari dagli altri cavalieri. Nel XIII sec. l'accorciamento delle staffe e il sollevamento degli arcioni resero più sicura la posizione del cavaliere rendendolo un tutt'uno col cavallo e aumentandone di molto la forza di penetrazione della lancia.
Quando durante uno scontro si spezzava una lancia, i Templari utilizzavano le armi per il combattimento corpo a corpo.



La spada era l'arma nobile del cavaliere, rappresentava il suo status, lunga più di un metro, poteva pesare oltre i 2 kg. Per il Templare, guerriero e monaco, la sua forma a croce ne faceva un simbolo ideale. Il modello più diffuso era quello alla "Normanna" con lama larga e robusta, veniva utilizzata a due mani con colpi fendenti, raramente si colpiva di punta se non nel caso si volesse danneggiare lo scudo o la corazza. L'effetto del colpo era affidato alla robustezza della spada, alla sua lama e alla forza del guerriero. Dentro il pomo dell'impugnatura venivano spesso custodite reliquie di santi che dovevano proteggere il cavaliere in battaglia. Quest'arma era considerata dal suo possessore una sorta di oggetto di culto al quale dava spesso il nome come se si trattasse di un essere vivente.



Quando il combattimento entrava nella fase ravvicinata i Cavalieri del Tempio, come tutti gli altri combattenti medioevali, utilizzavano le cosiddette "armi da botta", tra le quali ricordiamo la scure danese, utilizzata soprattutto tra le truppe di origine nordica, la bipenne, utilizzata dai tedeschi e la mazza d'arme, simile al martello d'arme e, come quest'ultimo, veniva utilizzata indifferentemente da tutti i cavalieri.
Due armi che aumentarono nel corso del tempo sempre più la loro importanza furono archi e balestre, al punto tale da costringere gli ordini militari a costituire dei reparti armati esclusivamente di tali attrezzi. Nei secoli successivi alle Crociate, archi e balestre, insieme alle compagnie di ventura, decretarono la fine della cavalleria, ma già dal periodo della guerra in Terrasanta diventarono determinanti. Fu molto utilizzato l'arco corto di modello inglese che però difettava di potenza e precisione. La balestra fu introdotta in Oriente dalle truppe Fatimide che ne avevano appreso l'uso dalla fanteria siriana ed irachena, è molto probabile che gli stessi fatimidi lo trasmisero ai crociati.
Nonostante il divieto della chiesa, che definiva le balestre strumenti del maligno, tutti gli eserciti cristiani ne fecero uso per via della sua potenza e della sua grande forza di penetrazione. L'unico limite di quest'arma fu la ridotta cadenza di tiro, il suo meccanismo di ricarica consentiva soltanto due tiri al minuto contro i dieci dell'arco corto.


Fabrizio e Giovanna

Le immagini e le notizie sono tratte da Ennio Pomponio, I Templari in battaglia

1 commento:

  1. Complimenti, un articolo chiaro ed esaustivo.

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