venerdì 27 maggio 2011

SONO OSSA DI MARTIRI?

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I due principali obiettivi degli antropologi forensi, quando esaminano i resti d'uno scheletro umano, sono quelli d'identificare la persona defunta e d'individuarne le cause della morte. Quando le stesse tecniche sono applicate a resti umani storici (archeologia forense), troppo spesso si arriva ad affermazioni sensazionalistiche, difficili da verificare, come quando l'esumazione, nel 1991, del presidente U.S.A. Zachary Taylor spinse a ritenere che fosse stato avvelenato con l'arsenico; o quando nel 2005 uno studio pretendeva che con l'arsenico fosse stato ucciso Beethoven (ma anche che poteva non essere stato così); sino alle "scoperte", nel 2010, che il faraone Tutankhamon era morto di malaria e che Giulio Cesare soffriva d'un tumore al cervello. In un nuovo servizio edito ad aprile 2011 da National Geographic, un gruppo di antropologi ha esaminato due scheletri trovati in un sacello d'una chiesa italiana, per cercare di dimostrare che si trattasse dei santi Crisanto e Daria, del sec. III.
Una leggenda di martiri
La leggenda che riguarda questi primi martiri cristiani parla della conversione di Crisanto alla fede, con gran dispiacere di suo padre, senatore romano. Il padre tentò di adescarlo con prostitute e poi di farlo sposare con una vergine vestale ventenne di nome Daria. Crisanto però riuscì a convertire Daria al Cristianesimo e la coppia visse in castità. La conversione di Daria provocò la sua condanna per prostituzione, ma ella fu salvata da una leonessa; in modo simile, Crisanto fu salvato dalla prigione grazie ad una miracolosa trasformazione della sua cella in un giardino. Nel 283, la coppia fu condannata a morte e secondo certi racconti, fu bruciata viva a Roma. La loro tomba divenne subito meta di pellegrinaggio e 1000 anni dopo le loro ossa furono translate alla cattedrale di Reggio Emilia, dove sono stati recentemente trovati i loro presunti scheletri.


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