lunedì 16 maggio 2011

ARCHEOLOGIA SARDA: discorso introduttivo

per iniziare il discorso sull’archeologia sarda affronteremo i periodi che l’hanno caratterizzata con una breve descrizione dei monumenti tipici della nostra isola



BREVI NOTIZIE SULLA SARDEGNA PRENURAGICA

La presenza dell’uomo in Sardegna risale al Paleolitico (450.000 – 10.000 a.C.), ma trova la sua attestazione documentaria nel Neolitico antico (6.000 – 3.700 a.C.).

Durante il Neolitico vi furono due importanti innovazioni che determinarono profondi mutamenti anche sul piano sociale: il sistema economico agropastorale e la scoperta della ceramica, grazie ai quali si affermò il sistema di ripartizione del lavoro per gruppi e una progressiva tendenza alla gerarchizzazione.

Il Neolitico si divide in tre sottofasi:


il Neolitico antico (6.000 – 4.000 a.C.)

Durante questa fase vi fu il passaggio ad un sistema di sussistenza basato su agricoltura e allevamento che determinò un progressivo aumento demografico con profonde conseguenze sul piano sociale ed economico.

Le abitazioni tipiche di questa fase furono le grotte e i ripari sotto roccia.


Fece la sua comparsa la ceramica, talora decorata ad impressione strumentale oppure con l'impiego del bordo del cardium edule ("ceramica cardiale"); inoltre si sviluppò  lo sfruttamento sistematico dell’ossidiana, una roccia vulcanica dalla struttura vetrosa proveniente dal Monte Arci, nell’Oristanese, che ebbe molta fortuna anche fuori dall’isola

il Neolitico medio (4.000 – 3.400 a.C.)


Si intensificarono le innovazioni relative all’agricoltura, all’allevamento e alla ceramica.

In ambito funerario caratterizzarono questa fase le tombe a grotticella e i corredi funerari destinati ad accompagnare il defunto nell’aldilà

il Neolitico recente (3.400 – 3.200 a.C.)

Furono scavate le prime domus de janas, tombe a grotticella artificiale e si realizzarono le tombe a circolo megalitico e i primi dolmen e menhir


il Neolitico finale (3.200 – 2.800 a.C.).

Fece la sua apparizione la cultura di Ozieri le cui testimonianze archeologiche si estesero in tutta l’isola.

Durante questa fase i villaggi crebbero di estensione e di numero come conseguenza della crescita demografica e del maggiore sfruttamento delle risorse agricole.


Anche le tipologie tombali si diversificarono sempre più: domus de janas,  tombe a circolo, allées couvertes, spesso accompagnate da dolmen e menhir. L'area archeologica di Pranu Muttedu rappresenta una delle più suggestive e importanti aree funerarie.

Vi furono anche le prime attestazioni dell’estrazione e della lavorazione di metalli, soprattutto rame.


Tipologie funerarie del Neolitico
recente e finale


La civiltà prenuragica espresse soprattutto due forme di sepoltura: quella sotterranea delle domus de janas e quella megalitica dei dolmen.

La sepoltura ipogeica delle domus de janas, di matrice orientale comune a molte antiche culture agricole e quella megalitica all’aperto, tipica delle culture pastorali del mediterraneo occidentale, indicano due diverse concezioni della morte e dei valori religiosi.

Domus de janas



Le domus de janas sono grotte scavate nella roccia e utilizzate come sepoltura. Sono formate da una o più stanzette circolari o quadrangolari, comunicanti fra loro o collegate con una cella centrale alla quale si accedeva per mezzo di un atrio o un corridoio. Spesso le stanze erano fornite di vaschette per le offerte, di nicchie, di cassoni ricavati dalla pietra, di fosse per riporvi i defunti. I muri venivano ottenuti lasciando un argine di roccia tra una stanza e l’altra, e le porte piccole e rettangolari, avevano una soglia formante un alto gradino. Nelle nicchie probabilmente venivano riposti oggetti del defunto, come attestano molti ritrovamenti in pietra, rame e argento. Le figurazioni di teste taurine, i disegni spiraliformi e l’uso dell’ocra rossa (dal colore del sangue, rigeneratrice di vita), avevano sicuramente una funzione religiosa, in particolare le figure umane capovolte, presenti in alcune domus farebbero pensare al mondo dei defunti concepito come un mondo alla rovescia.

La sepoltura sotterranea o scavata nella roccia, è la forma che si diffuse maggiormente nell’isola nel periodo prenuragico: sta a significare un profondo legame con la terra intesa come forza naturale dispensatrice di vita.


 Si tratta di grotticelle artificiali scavate sotto terra o nella roccia tenera e si presentano con tre tipi di ingresso: uno a corridoio, in cui il terreno scende gradatamente, talvolta anche con dei gradini verso i piani del sottosuolo in cui è scavata la tomba; uno a pozzetto, in cui l'ingresso avviene dall'alto e da un piccolo vestibolo si accede alla tomba vera e propria; e uno a portello, scavata a balza rocciosa in cui l'ingresso è praticamente orizzontale. Generalmente si presentano isolate, ma talvolta anche in piccoli gruppi o in vaste necropoli.

Tombe a circolo



Le tombe del tipo "a circolo" furono edificate solo in una ristretta area dell'isola, cioè nelle campagne di Arzachena (SS), in zona Li Muri.
I "circoli" sono costituiti da un certo numero di pietre, fitte verticalmente nel terreno, che delimitano un'area; in alcuni casi al centro di tale area è presente una cassetta di pietra quadrangolare e si presume che al suo interno venissero deposte le membra del defunto scarnificate dagli agenti atmosferici.


La presenza dei circoli nella sola area di Arzachena testimonia la complessità e la vitalità delle antiche società sarde, capaci di diversificare le tipologie costruttive anche all’interno di un unico contesto culturale.


Allèes couvertes



Locuzione francese che significa "corridoi coperti".

Questi particolari monumenti sono composti da lunghe stanze rettangolari parzialmente interrate e coperte da grosse lastre di pietra, generalmente in granito all’interno delle quali venivano deposti i defunti.

La particolarità di questa sepoltura è data dal fatto che, dopo la deposizione dei defunti, tutta la tomba veniva poi sommersa da  terra e pietre.

Una delle allèes  couvertes più belle e meglio conservate è sicuramente quella di Corte Noa a  Laconi.

Dolmen e menhir





Sul finire del Neolitico Recente si diffuse nell'Isola il fenomeno del megalitismo (dolmen e menhir): a questo periodo appartengono i circoli tombali della Gallura e le sepolture del complesso funerario di Pranu Mutteddu (Goni (CA)).

 I monumenti dolmenici, tipici delle culture pastorali del mediterraneo occidentale, ebbero in questo periodo un’importanza e un diffusione decisamente minore rispetto alle tombe sotto roccia.

I complessi megalitici presenti nell’isola, costituiti da aggregati ed allineamenti di menhir,  probabilmente hanno avuto funzione di templi relativi ad antichi culti  astronomico-religiosi applicati anche all'agricoltura, come è avvenuto di consueto nelle culture megalitiche similari e coeve del continente europeo.

In sardo i menhir hanno il nome di "pedras fittas": sono grandi massi, alti fino a tre metri, piantati nel terreno; si trovano in diverse zone della Sardegna ma sono concentrati prevalentemente in Barbagia.

In alcuni menhir non vi è scolpito nessun simbolo e questo rappresenta il principio cosmico del fallo  maschile; su altri invece gli uomini di Ozieri scolpirono i segni espliciti della Dea-Madre, le mammelle, simbolo femminile di fecondità e di vita.




Il Mulino del Tempo

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