lunedì 25 luglio 2011

CAGLIARI IN EPOCA CATALANO - ARAGONESE - II PARTE


Gli Aragonesi, come abbiamo già visto nel precedente post CAGLIARI IN EPOCA CATALANO - ARAGONESE - I PARTE, cercarono da subito di rendere aragonese la città, concentrando la loro attenzione soprattutto nel quartiere marinaro.

Alla fine del XIV sec. la città di Cagliari non era più circoscritta al Castello, ma si estendeva fino al mare attraverso il nuovo quartiere.
Ancora oggi è possibile osservare uno di questi baluardi nei resti delle strutture inglobate nell’albergo Scala di Ferro.
È possibile intuire anche l’altro versante delle mura del quartiere della Marina, oggi ormai illeggibile, relativo al baluardo di Sant’Agostino che occupava gran parte del largo Carlo Felice di fronte al palazzo comunale.
Per quanto riguarda la chiesa di Sant’Agostino, quella attualmente presente nella via Baylle è successiva all’originale, edificata nel quartiere di Stampace nel largo Carlo Felice nell’area occupata dal palazzo Accardo, annessa ad un monastero di Romitani di Sant’Agostino.


Ingresso chiesa di Sant'Agostino  via Baylle



Secondo il Padre Torelli il primo impianto della chiesa risalirebbe al 338 ad opera dello stesso santo di passaggio nell’Isola prima di recarsi in Africa.
Tra il 1400 e il 1420, i monaci agostiniani edificarono sopra la cripta una chiesa più vasta in stile gotico-catalano che però non ebbe lunga vita, fu infatti abbattuta nel XVI sec. sotto il regno spagnolo di Filippo II, in occasione dei lavori di potenziamento del sistema difensivo della città, poiché il nuovo bastione in previsione sarebbe dovuto passare proprio sull’area occupata dalla chiesa.
Il re volle risparmiare solo la cappella sovrastante la cripta che però fu rasa al suolo alla fine del XIX secolo per far posto al palazzo Accardo, per fortuna rimane ancora oggi un disegno di Pietro Martini pubblicato nel 1858 che riporta la sua linea.

Ingresso alla cripta di Sant'Agostino
Attualmente sopravvive la cripta, raggiungibile attraverso delle scale interne al palazzo, dove filtra tra i muri dell’acqua ritenuta miracolosa, perché secondo la tradizione, conteneva le spoglie di Sant’Agostino portate dal Vescovo di Ruspe Fulgenzio, durante il suo esilio in Sardegna determinato dalle persecuzioni del re vandalo Trasamondo  nel primo quarto del VI secolo.
Davanti all’ingresso è presente una targa in cristallo dove vengono esaltate le virtù terapeutiche dell’acqua benedetta.


Le reliquie di Sant’Agostino rimasero nella cripta fino al 712, quando il re longobardo Liutprando, in occasione della momentanea occupazione saracena, le riscattò per trasportarle a Pavia, capitale del suo regno, da allora le reliquie riposano lontano dalla loro sede originaria.
Per quanto riguarda l’attuale chiesa, presente in via Baylle, è stata smentita la teoria che fosse stata costruita sull’impianto della precedente chiesa di San Leonardo con l’annesso lebbrosario, che invece si trovava più o meno nel punto in cui sorgeva il vecchio mercato dove ora si trova la banca d'Italia. Da un diploma datato 12 giugno 1226, è emerso che la chiesa esisteva già in epoca pisana con l’ospedale annesso e un orto rivolto verso il mare. Un altro documento, questa volta aragonese del 15 dicembre 1433, riporta la concessione enfiteutica di un pezzo di terreno davanti al mare a favore della chiesa.

Banca d'Italia






Fabrizio e Giovanna


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