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domenica 16 ottobre 2011

ARCHEOLOGIA SARDA: Visita alla Tomba Dei Giganti "San Cosimo"- Gonnosfanadiga"


Ingresso architravato "diroccato"
Per arrivare alla Tomba dei Giganti di San Cosimo svoltare verso Sanluri al Km 44,7 della S.S. 131 e procedere in direzione di Guspini. Dopo San Gavino si deve svoltare a sinistra per Gonnosfanadiga e proseguire verso Guspini sulla S.S. 126, successivamente si prendere il bivio a sinistra e poi svoltare a destra verso Arbus. Proseguire per Km 2,5 ed imboccare una strada sterrata in condizioni non ottimali; dopo circa 300 m svoltare a destra e proseguire per altri 200 m fino alla Tomba.

Al momento della nostra visita (Aprile del 2010) non abbiamo trovato nessun cartello turistico con la dicitura “Tomba dei Giganti di San Cosimo”, ma un altro che indicava la Tomba dei Giganti di San Giovanni.
Nonostante lo scambio di Santo il monumento era lo stesso, quindi chi fosse interessato alla visita di questo bellissimo sepolcro nuragico deve cercare il cartello indicante la TdG di San Giovanni.

La Tomba dei giganti di San Cosimo è stata edificata con la tecnica a filari, tipica della cultura Nuragica matura, utilizzando dei blocchi di granito appena sbozzati.
La particolarità che per prima colpisce il visitatore di questo monumento è la sua grande esedra che sembra quasi volersi chiudere in un cerchio protettivo.

La grande esedra


Gli studiosi sono convinti che le TdG non fossero solo dei sepolcri, ma dei veri e propri santuari in cui si svolgevano anche dei riti di guarigione. La particolare forma dell'esedra della Tomba dei giganti di San Cosimo potrebbe essere stata ideata in funzione di tali riti, o forse rappresenta l'abbraccio della Grande Dea Madre nell'atto di accogliere nel suo ventre i defunti destinati ad una nuova nascita.
Ai lati dell'esedra si notano due cerchi di pietre, purtroppo l'erba alta ci ha impedito di poterli esaminare in maniera soddisfacente. Speriamo che nel frattempo chi di dovere abbia provveduto a restituire dignità ad una simile opera d'arte.

Cerchi in pietra "intuibili" tra l'erba alta
Cerchi in pietra "intuibili" tra l'erba alta








La camera sepolcrale  conserva ancora il pavimento originale in buono stato e l’intero corpo tombale è lungo circa 26 m.
La camera funeraria alta circa 1,80 m è costituita da blocchi di granito in aggetto chiusi a piattabanda.

Camera funeraria coperta a piattabanda


Parte terminale della camera funeraria

Nonostante la strada sterrata e l'erba alta, il monumento merita sicuramente di essere visto, perchè, a distanza di millenni dalla sua costruzione, riesce ancora a trasmettere al visitatore non superficiale le stesse emozioni che assaporarono i nostri antenati.

Fabrizio e Giovanna

domenica 9 ottobre 2011

Archeologia: Sardegna, ad Arbus scoperto scheletro di 8500 anni fa


La foto è a carattere dimostrativo

Adnkronos
Cagliari, 8 ott. - (Adnkronos) - Importante scoperta archeologica nella marina di Arbus, in provincia del Medio Campidano, dove in un sito archeologico già conosciuto, è stato trovato uno scheletro umano risalente, secondo le prime stime a circa 8500 anni fa, dell'olocene.





Notizia completa:

sabato 8 ottobre 2011

Comune di Cagliari. Tre assunzioni per una campagna di scavi archeologici














Selezioni per disoccupati, residenti nel Comune di Cagliari. Servono due archeologici e un tecnico di scavi archeologici. Il Comune si prepara per la terza campagna di scavi a Capo Sant'Elia. Contratto a tempo di sette mesi. Adesioni entro il 12/10 
Due archeologi e un tecnico di scavi archeologici al Comune di Cagliari, che si prepara ad attivare il cantiere per la terza campagna di scavi a Capo Sant’Elia. L’assunzione sarà a tempo determinato di sette mesi. Sarà il Centro servizi per il lavoro di Cagliari a curare le procedure di reclutamento.


Notizia completa: http://www.lavorare.net/offerte-di-lavoro-in-corso/3148/comune-di-cagliari-tre-assunzioni-per-una-campagna-di-scavi-archeologici



lunedì 3 ottobre 2011

UNA MERIDIANA STAGIONALE DI 4000 ANNI FA NEL DERBYSHIRE



Nella località turistica inglese di Gardom’s Edge nel Derbyshire Peak District è presente una pietra eretta alta 2,2 m che, secondo gli esperti, potrebbe essere in realtà una meridiana stagionale risalente a  4000 anni fa.
Il sito è stato studiato dagli astronomi e dagli storici del paesaggio della Nottingham Trent University che presenteranno a breve i risultati del loro lavoro durante la conferenza culturale prevista in Portogallo.
Durante la realizzazione di questo progetto sono stati condotti degli studi relativi al rilievo e all’analisi dell’orientamento della pietra, adiacente ad un complesso neolitico, tenendo ovviamente conto del processo di erosione della stessa nel corso dei secoli. Gli studiosi hanno condotto i loro studi a metà estate, analizzando l’orientamento e l’ombra della pietra in relazione all’inclinazione dei raggi solari. Sono infine giunti alla conclusione che, durante il Neolitico, si utilizzasse l’ombra dello spigolo di tale pietra per marcare le stagioni al fine di identificare il periodo adatto per le migrazioni stagionali.
Nel Peak District le pietre erette isolate sono piuttosto rare e un possibile uso come meridiana stagionale rappresenterebbe un fatto unico in tutte le isole britanniche.


Fabrizio e Giovanna



Fonte: http://www.stonepages.com/news/archives/004532.html

venerdì 30 settembre 2011

Archeologia, straordinaria scoperta dei sub della Guardia Costiera

La foto è a carattere dimostrativo


PORTO TORRES. Importante scoperta archeologica nella acque dell'Asinara. Due giorni fa i subacquei del quarto nucleo della Guardia Costiera di stanza a Cagliari, impegnati in un controllo ambientale, si sono imbattuti in uno straordinario reperto di origine punica adagiato sul fondale a una ventina di metri di profondità. Il frammento è parte di un bacile in terracotta dalla forma umana: presenta due fori in corrispondenza degli occhi, un naso abbozzato ma ben visibile e una sporgenza trasversale nella parte superiore che, secondo gli esperti, potrebbe rappresentare un copricapo


Notizia completa: http://www.sassarinotizie.com/articolo-7197-archeologia_straordinaria_scoperta_dei_sub_della_guardia_costiera.aspx

mercoledì 28 settembre 2011

Gilgamesh e i Maya, un viaggio attraverso l'Oceano?




Quante cosa sono ancora nascoste tra le pagine di libri scritti e mai letti?
Quante cose devono ancora esser tradotte da lingue salvate per caso dalla morte?

Questa è una storia un po strana, che inizia ad Uruk, antichissima città del sud della Mesopotamia e, attraverso l'Oceano, termina in America, nella terra dei Quiché.

Leggendo leggendo, mi scontro con fatti strani e affascinanti e non posso fare a meno di trovare delle somiglianze... di intravvedere un filo trasparente come seta attraversare il mondo e la storia e i secoli e i millenni, solo per me, forse!
Ho già scritto di Gilgamesh come dei Quiché, ora per gioco ma non troppo voglio mettere assieme questi popoli e vediamo che cosa accade.
L'epopea di Gilgamesh racconta del suo viaggio alla ricerca dell'unico uomo che abbia avuto il dono dell'Immortalità, Utnapistim, sopravvissuto al Diluvio. Gilgamesh va dunque alla sua ricerca e dopo varie peripezie giunge dal barcaiolo di UtnapistimUrsanabi. Qui accade qualcosa di poco chiaro e così Gilgamesh distrugge delle "Cose di Pietra"...Gilgamesh chiede ad Ursanabi di essere condotto con lui al cospetto diUtnapistim ma Ursanabi, arrabbiato risponde:
"Gilgamesh, quelle cose che hai distrutto hanno la facoltà di trasportarmi sull'acqua, di impedire alle acque della morte di toccarmi. Per questo le conservavo; ma ora tu le hai distrutte e con esse i serpenti urnu..."

Cosa distrusse Gilgamesh?
Cosa sono le Cose di Pietra?
Cosa sono i serpenti urnu?

Comunque il viaggio prosegue, Gilgamesh viene condotto da Utnapistimil Lontano, che vive a Dilmun, nel luogo del transito del Sole, ad Est della montagna...

"Ora Utnapistim, da dove giaceva a suo agio, guardò lontano e disse in cuor suo, riflettendo tra sé: 'Perché mai il battello naviga fin qui senza sartiame o albero? Perché sono distrutte le sacre pietre, e perché non è il nocchiero a governare il battello?

Così pare che Utnapistim potesse vedere molto lontano... chissà...

Utnapistim aveva già compiuto in precedenza opere meritevoli di riguardo, infatti aveva costruito una grande nave e aveva salvato la stirpe degli esseri viventi sulla Terra dal Diluvio...
ora, riceve Gilgamesh e gli racconta i suoi segreti...

Ma adesso é ora di passare su un altro continente, alla ricerca delle tracce di viaggiatori del passato. Siamo ora nella terra dei Quichè... e si parla dei popoli che vennero dopo la creazione, di popoli che: "Riuscirono a conoscere tutto ed esaminarono i quattro angoli ed i quattro punti della volta del cielo e della faccia della Terra".
Poi accadde qualcosa e "il Cuore del Cielo gettò una nebbia sui loro occhi, i quali si appannarono come quando si soffia sulla lastra di uno specchio. I loro occhi si velarono e poterono vedere soltanto ciò che era vicino... Così vennero distrutte la loro sapienza e tutte le conoscenze dei quattro uomini, origine e principio della razza quiché."

Questo popolo perse le conoscenze che aveva acquisito...
Quale fu la causa?

Dal popolo che perse le conoscenze deriva un nuovo popolo... un popolo particolare... che viene dall'Oriente...

"Erano diversi i nomi di ciascuno quando essi si moltiplicarono là nell'Oriente, e molti erano i nomi della gente: TepeuOlomànCohah,QuenechAhauché così si chiamavano questi uomini là nell'Oriente, dove si moltiplicarono. Si conosce anche l'origine di quelli di Tamub e di quelli di Ilocab, che vennero insieme di là, dall'Oriente... Là stettero allora in gran numero gli uomini neri e gli uomini bianchi, uomini di molte specie, uomini di molte lingue, che era portentoso udire."

Più tardi i quichè intrapresero un viaggio, forse alla ricerca di qualcosa che li aiutasse a far tornare la luce del sole, giungono in una località chiamata Tulàn e li gli apparvero i loro dei... TohilAvilix e Hacavitz... efu allora che le lingue di tutti i popoli divennero diverse e non si capivano più... (come nel racconto di Babilonia e la torre di Babele,Babel voleva dire Caos..) ed i loro indumenti erano solo pelli di animali ma erano uomini prodigiosi... anche Gilgamesh vestiva solo pelli di animali... quando arrivò da Utnapistim!

Veramente il racconto è molto confuso, per cui a volte si parla di dei, altre volte con gli stessi nomi ci si riferisce a monti...
Ma da dove giunsero questi dei o uomini prodigiosi?

Dal mare ma... "Non é ben chiaro, tuttavia, come avvenne il loro passaggio sul mare; come se non esistesse il mare, passarono su pietre, su pietre messe in fila sull'arena. Per questo motivo vennero chiamate Pietre in fila, Arene divelte, nomi che essi diedero loro quando attraversarono il mare, essendosi divise le acque quando essi passarono."

Quante strane coincidenze... uomini che vengono dall'Oriente, Diluvio, lingue che si mischiano e popoli bianchi e neri... mare che si apre, pietre in fila...
e se leggiamo ancora Gilgamesh, vi sembrerà sempre più possibile che lui abbia raggiunto quelle terre... e sia poi andato via...
E chissà che il Re Gucumatz (il re che diede inizio all'espansione del degno dei quichè) non sia altri che lo stesso Gilgamesh...

Forse, dopo queste righe, direte...
Tutte fantasie...
Eppure la storia... quella ufficiale, ci parla di un dio o di un uomo,Quetzalcoatl, dio degli aztechi, il cui nome significa serpente piumato...
Dio o uomo giunto dal mare e che andò via perché fu scacciato ma un giorno sarebbe tornato dal mare, a bordo di navi...

Ha, a proposito, non è che i serpenti urnu di Gilgamesh sono i serpenti piumati?


Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO


sabato 24 settembre 2011

Complesso archeologico di San Sebastiano, Gesico



Gesico è un paese della Trexenta situato in un’area compresa tra i territori di Mandas e Villanovafranca.
Nel suo territorio sono presenti numerosi nuraghi, tra i quali ricordiamo soprattutto il nuraghe di "sitziddiri" e i complessi nuragici di San Sebastiano e Accasa.
Il complesso nuragico di San Sebastiano si trova a ridosso dei margini settentrionali del centro abitato di Gesico, il nome è dovuto alla presenza di una piccola chiesa campestre, consacrata a San Sebastiano nella prima metà del XVII sec.
L’edificio sacro, che fu eretto sfruttando le strutture nuragiche sottostanti, ha restituito undici sepolture.
Attualmente permangono i ruderi della chiesa e il complesso nuragico che si compone  di nove torri, tre pertinenti alla struttura centrale e sei collegate da cortine facenti parte della cinta antemuraria successiva.
Dal 2003 al 2006 l’area è stata oggetto di due campagne di scavo dirette dalla Soprintendenza per le Province di Cagliari e Oristano.
Le foto che abbiamo scattato nel 2009 evidenziano lo stato di abbandono dell’area, ci auguriamo che presto i lavori riprendano al fine di dar luce all’antico splendore di quest’area.




























Fabrizio e Giovanna

mercoledì 21 settembre 2011

Platone - Πλάτων - (Atene 428-347 a.C.)




Filosofo greco, viaggiò molto e si recò, tra l'altro, in Egitto.
Nel corso della sua vita conobbe Euclide.
Autore di numerosi "Dialoghi" tra cui la Repubblica, Timeo, Crizia, Fedro, Leggi...
Discepolo di Socrate, conobbe Aristotele.
Nel Timeo parla di Atlantide, attribuendo a Solone un racconto sulla mitica civiltà scomparsa...
Racconto proveniente dall'Egitto... da un sacerdote del tempio di Neith (Atena) della città di Sais:
".. fu una volta, o Solone, prima della grande distruzione per mezzo delle acque (il diluvio universale?), quella che ora è la città degli ateniesiuna città prestantissima, e per la guerra e per tutte le altre cose ben ordinata più che alcun altra, per opera della quale si dice abbiano avuto luogo le più belle imprese e i più belli ordinamenti di quanti mai sotto il cielo ci sia stata trasmessa notizia.
Or come udì queste cose Solone, disse di essersene meravigliato, e di averci messo ogni buon volere, pregando i sacerdoti che gli raccontassero ordinatamente per filo e per segno tutto ciò che sapevano dei suoi antichi concittadini.
E il sacerdote gli rispose: Non c'è ragione di rifiutartelo, o Solone,; e per amor tuo e della città tua parlerò, e sopra tutto anche per rispetto della Dea che possedette, nutrì e allevò la citta vostra e la nostra, anzi la vostra mille anni prima, ricevendo il seme di voi dalla Terra e da Efesto, e la nostra posteriormente. E di questa fondazione nostra nelle sacre scritture è scritto il numero di ottomila anni. Pertanto dei tuoi concittadini, che sono stati novemila anni fa, ti esporrò brevemente e le leggi e delle opere loro quella che fu la più bella; [..] Molte grandi opere pertanto della città vostra quì trascritte si ammirano, ma a tutte una va di sopra per grandezza e per valore; perocchè dice lo scritto di una immensa potenzacui la vostra città pose termine, la quale violentemente avea invaso insieme l'Europa tutta e l'Asia, venendo di fuori dal mare Atlantico. Infatti allora per quel mare là si poteva passare, perchè innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi, colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa chi procedeva trovava allora un valico alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente dall'altra parte intorno a quel mare là [..] Ora in questa isola Atlantide era sorto un grande e mirabile impero, il quale la dominava tutta quanta con molte altre isole e alcune parti pure del continente. Ed oltre di ciò anche delle regioni da questa parte del mare interno signoreggiavano sulla Libia fin verso l'Egitto e sull'Europa fino all'Etruria. Or tutta questa forza raccolta in uno tentò una volta con un impeto solo di soggiogare e i luoghi vostri ed i nostri e quanti altri sono di qua dello stretto. E fu allora, o Solone, che la potenza della città vostra diventò illustre presso tutti gli uomini e per valore e per vigoria. Perocchè avendo la preminenza su tutti per forza d'animo e per ogni arte di guerra, parte da sola per necessità, quando gli altri la abbandonarono, dopo esser giunta agli estremi pericoli, riuscì a trionfare degli invasori e ad innalzarne trofei; e coloro che non erano ancora stati soggiogati impedì che si soggiogassero, e gli altri, quanti abitiamo di quà dai confini di Ercole, tutti generosamente liberò.
In tempi posteriori per altro, essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere del giorno e d'una brutta notte, quando v'era presso di voi atto a combattere, tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve. Per questo anche adesso quel mare là è diventato impraticabile e inesplorabile, essendo d'impedimento il fango dei bassi fondi che l'isola sommersa produsse."
Vi invito a leggere voi stessi il Timeo...
troverete anche tante altre cose d'interesse...

Alessandro Giovanni Paolo RUGOLO

martedì 20 settembre 2011

ANGHELU RUJU - TOMBA C e TOMBA I (articolo più video)




Oggi terminiamo il nostro breve discorso sulla necropoli di Anghelu Ruju iniziato nei due post precedenti  ANGHELU RUJU - TOMBA A  e ANGHELU RUJU - TOMBA III e TOMBA XX BIS. 
Le due tombe furono scoperte dal Levi la prima e dal Taramelli la seconda in periodi differenti, esse hanno inoltre una diversa tipologia: a pozzetto la tomba C e a corridoio  appena accennato la tomba I.

TOMBA C (scoperta da Doro Levi )
La tomba è un caratteristico esempio di "domus a pozzetto", si compone di quattro celle disposte irregolarmente. I gradini e i due letti funebri scolpiti nei primi due vani riproducono le capanne dei vivi. È particolarmente interessante anche la coppella scavata sulla sinistra del pozzetto.

TOMBA I (scoperta dal Taramelli)
Superato il breve accenno di dromos si entra nell’anticella ellissoidale, dopo si arriva al vano maggiore quadrangolare dove si aprono tre cellette secondarie disposte a raggiera. 

Fabrizio e Giovanna


Notizie tratte da:
Giovanni Maria Demartis, La necropoli di Anghelu Ruju

Archeologia: e' morto Jean Leclant, egittologo di fama mondiale

Parigi, 19 set. - (Adnkronos) - L'archeologo francese Jean Leclant, egittologo di primo piano a livello internazionale e autore di importanti scoperte sulla civilta' dei faraoni a Saqqara, e' morto nella sua casa di Parigi all'eta' di 91 anni. La messa funebre sara' celebrata nella chiesa di Saint-Germain-des-Pres venerdi' 23 settembre alle ore 14.30, seguita dall'inumazione della salma nel cimitero di Montparnasse. Fin dai primi anni Cinquanta, Leclant ha effettuato scavi e scoperte fondamentali a Saqqara e in altri siti egiziani a sud del Cairo, nonche' in Sudan e in Etiopia, documentati in approfondite ed esaurienti relazioni. In oltre 50 di scavi e studi, ha esteso le sue indagini a tutta la civilta' dell'Egitto antico, dalle origini alla decadenza.


Notizia completa:  http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/Archeologia-e-morto-Jean-Leclant-egittologo-di-fama-mondiale_312464728081.html

lunedì 19 settembre 2011

[Il mistero della porta accanto] Le piramidi di Visoko


LE PIRAMIDI DI VISOKO
“Professor Jones, vorrei portare alla sua attenzione anche un’altra particolarità del territorio, – disse il direttore del Museo, schiacciando il mozzicone della sigaretta sotto lo scarpone, – ancora poco e gliela mostro.”
Il professor Jones, Indiana per gli amici, sorrise, calcando sul capo l’inseparabile cappello, pronto ad accogliere le rimostranze degli altri due compagni che, da parecchie ore, camminavano con lui su quei sentieri montani. La fortuna li aveva accompagnati: le “Sfere di Pietra” erano più numerose di quanto avesse immaginato e i loro piedi non erano inciampati in alcuna mina antiuomo.
Uscirono dal bosco di abeti in una larga vallata, circondata da piccole alture.
“Professore, osservi quella collina, non le sembra abbia un profilo particolare? – disse il direttore con lo sguardo di chi la sa lunga – non le pare che abbia la forma di una piramide?”
Il professor Jones alzò gli occhi sulla Visocica Hill e capì di essere di fronte a una scoperta sensazionale…
Non è il trailer di un ipotetico “Indiana Jones e la piramide sepolta”, ma una scena, a grandi linee, realmente accaduta.
È il 2005 e Semir Osmanagic, un ricco quarantacinquenne bosniaco, emigrato negli Stati Uniti e appassionato di archeologia e misteri, torna in patria sulle tracce delle Sfere di Pietra, strutture litiche simili a quelle rinvenute in Costa Rica.

sabato 17 settembre 2011

ARCHEOLOGIA: MARINAI DELL'ERA GLACIALE NELLA GRECIA PREISTORICA




Una nuova tecnica di datazione dell’ossidiana, suggerisce che già prima della fine dell’ultima glaciazione dei naviganti possano aver viaggiato nel mar Egeo in cerca del prezioso vetro vulcanico, unica materia prima adatta alla fabbricazione di strumenti taglienti e utensili adatti al lavoro prima dell’età del bronzo.

Nicolaos Lascaris, dell'Università dell'Egeo ha spiegato che nel territorio della Grecia l’ossidiana è  presente solo nelle isole  di Melos, Antiparos e Yali ed è convinto che in quelle zone si svolgessero delle attività estrattive circa 15000 anni fa.

Secondo il parere del ricercatore greco, “l’oro nero” dell’antichità si sarebbe poi diffuso dalle aree di estrazione a tutto il mar Egeo e nel continente attraverso i contatti commerciali.
Per poter ottenere degli strumenti taglienti prima dell’età del bronzo era necessario reperire l’ossidiana in luoghi come l’isola di Melos che erano raggiungibili solo attraverso l’uso di un’imbarcazione.
Nicolaos Lascaris, dice che le  prove che degli antichi marinai navigassero attraverso le isole egee proviene dal ritrovamento di manufatti di ossidiana nella grotta Franchthi nella penisola del Peloponneso, molto lontana da Melos.

Diverse analisi biochimiche hanno dimostrato che i reperti in esame provengono da Melos, la loro datazione è ancora oggetto di discussione tra gli studiosi.

Laskaris, che di recente ha pubblicato con i suoi colleghi un articolo sulla scoperta nel Journal Archaeological Science, afferma che si trattava di marinai, i quali sicuramente dall’isola egea riuscirono a raggiungere l’Asia Minore e la Grecia continentale passando attraverso le isolette;  la certezza  di precedenti contatti con le zone costiere  è fornita dalla presenza di ossidiana nella grotta di Franchthi datata all’8500 a.C.

Il metodo utilizzato dagli studiosi si basa sulla datazione dell’ossidiana attraverso il suo stato di idratazione (OHD) combinato con una recente tecnica, meglio conosciuta come spettrometria di massa di ioni secondari di saturazione della superficie (SIMS-SS) che determina la quantità di acqua penetrata nelle superfici di ossidiana esposte all’aria dai nostri antenati per costruire utensili e armi.
Ellery Frahm, ricercatore  della University of Minnesota e presidente eletto dell'Associazione Internazionale per gli Studi Obsidian, spiega che una superficie di ossidiana appena scheggiata contiene microscopiche crepe nelle quali l’acqua si deposita nel corso dei secoli; quella stessa acqua, scendendo sempre più in profondità, lascia ovviamente delle tracce, ma, secondo lo studioso, il metodo OHD da solo non basta per fornire una datazione attendibile.

Le motivazioni più importanti di tali limiti sono essenzialmente due, il primo riguarda la difficoltà di esaminare al microscopio una superficie irregolare come quella dell’ossidiana scheggiata per vedere quanto in profondità sia entrata l’acqua, mentre la seconda si riferisce alla difficoltà di trovare il vero fronte di diffusione dell’acqua all’interno della roccia a causa del fenomeno ottico della rifrazione.
Unendo le due nuove tecniche (OHD e SIMS-SS) secondo gli scienziati è invece possibile determinare l’esatta quantità di acqua penetrata nella roccia e la sua profondità. 

Il processo viene così illustrato da Frahm: "SIMS può misurare direttamente l'acqua all’interno dell’ ossidiana oltre una certa profondità mentre un fascio di particelle rimuove gli ioni dall’ ossidiana in strati estremamente sottili, e misura individualmente la composizione degli strati, come se fossero buccia di cipolla". In questo modo il cambiamento nel contenuto di acqua può essere tracciato in profondità rivelando esattamente il suo cambiamento nel corso dei secoli.

Utilizzando il nuovo metodo SIM-SS, l’equipe di Laskaris è riuscita a dimostrare che l’ ossidiana di Melos si trovasse sulla terraferma grazie ai traffici di  antichi marinai molto prima della datazione ufficiale anche se rimane ancora il mistero sul tipo di imbarcazioni utilizzate.



Fabrizio e Giovanna

Notizia originale:

giovedì 15 settembre 2011

IL NURAGHE E IL VILLAGGIO S’OM’ E S’ORCU - DOLIANOVA



Il nuraghe e il villaggio si trovano su un massiccio roccioso raggiungibile dalla strada provinciale 14 Dolianova - San Nicolò Gerrei in una zona suggestiva dal punto di vista naturalistico e ricca di acque e sorgenti.

Il monumento è forse quello meglio conservato nel territorio di Dolianova, con un corpo principale monotorre con ingresso a sud.
La torre principale conserva un’altezza massima di circa 4 m nel versante sud.

L’ingresso, sormontato da un architrave dotato di finestrella, è orientato verso sud ed immette ad una camera oggi completamente ingombra di crollo.

Nel versante est si accede, attraverso un varco al centro di un muretto semicircolare più recente, ad un piccolo villaggio.
Nel lato settentrionale rispetto al nuraghe sono invece presenti una piattaforma circolare e due recinti.







Fabrizio e Giovanna

lunedì 12 settembre 2011

ANGHELU RUJU - TOMBA III e TOMBA XX BIS (articolo più video)

Portello con cornice e architrave presente nella Tomba XX BIS
Come abbiamo anticipato nel precedente post, ANGHELU RUJU - TOMBA A (articolo più video), proseguiamo il nostro breve reportage sulla necropoli di Anghelu Ruju parlando delle due grandi tombe scoperte e scavate dal Taramelli agli inizi del 1900.


TOMBA III 
Fu esplorata dal Taramelli nel 1904.

Ha proporzioni monumentali, il dromos di accesso con i suoi 10,60 m è il più lungo della necropoli.
Mentre si attraversa il lungo corridoio che porta al padiglione, è possibile accedere sulla destra  a due cellette e ad una nicchia. 
Attraverso il padiglione ci si immette nella grande cella quadrangolare disposta a T, sulle cui pareti sono presenti dei portelli relativi a sei celle secondarie disposte a raggiera.


TOMBA XX BIS
Fu scavata dal Taramelli nel 1907 e nel 1994 fu sottoposta ad un'opera di restauro con l'integrazione delle pareti della cella maggiore e la risistemazione delle colonne e del piano del corridoio.
Si accede, tramite una monumentale gradinata, ad un ampio e alto padiglione, che a sua volta immette, attraverso un portello, nella grande cella principale a pianta trapezoidale disposta a T.
Il soffitto della cella era originariamente sorretto da due pilastri, uno dei quali ha delle protomi taurine scolpite.
Intorno alla grande cella si aprono quattro celle secondarie, i bellissimi portelli sono circondati di cornici e sovrastati da architravi. 







Fabrizio e Giovanna


Notizie tratte da:
Giovanni Maria Demartis, La necropoli di Anghelu Ruju





domenica 11 settembre 2011

Archeologia: a Cuma portato alla luce il tempietto del I secolo A.C.

Un tempietto risalente al primo secolo a.C. è stato portato alla luce dai volontari del Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei a Cuma, nei pressi della ben nota area archeologica. I lavori di ripristino si sono svolti in sintonia con i responsabili dell'Ufficio di sovrintendenza archeologica flegreo. Il tempietto, dedicato alla dea egizia Iside, struttura di epoca romana, risultava nascosto da una fitta vegetazione di canneti ed erbacce e solo il minuzioso ed attento lavoro dei volontari ha consentito di individuarlo e ripulirlo per renderlo fruibile al pubblico......

Articolo completo: