mercoledì 8 marzo 2017

Amerigo Vespucci, Alonso de Ojeda e la carta di Juan de la Cosa - II parte


Questa  parte l’ho dedicata al Golfo del Bengala.
Di conseguenza, anche,  all’INSULA   IVCATAN.  
Ho notato alcune curiosità: Il Golfo del Bengala e la Zona Caraibica distano 180° .
Ambedue sono attraversi da Tropico del Cancro.
Se per un motivo qualsiasi (possibile ipotesi:  scrittura originale sul Golfo del Bengala, in cinese o indiano) lo faccio ruotare di 90° mi ritrovo  con quella curiosa isola IV Catan(***).
Questo lo si evidenzia, meglio, con le successive carte del Golfo del bengala del 1.600.
Nei primi decenni del 1500 si ha questa configurazione:




si comincia a fare chiarezza sull’India, sul Golfo, su  Sumatra,  su Giava e dintorni.
Le mitiche 3 Indie di Marco Polo vengono messe da parte.

Precedentemente i nativi Americani vennero chiamati Indiani.  Quelle erano le Indie.
Però c’è qualcosa che non mi convince:


Ho cercato di vedere la carta di Juan de la Cosa con un altro occhio.
Ho messo l’immagine di San Tommaso, l’Apostolo, che fu ucciso in India.

Eppure qualcosa c’è!  E’ da studiare meglio.
Se ci aggiungo l’isola ISABELLA  della Cantino fatta con i pezzi del Giappone e quella curiosa isolona australe fatta con i pezzi dell’ Australia, poi ribattezzata insula Vera Cruz, mi fa intuire che quell’isolone era conosciuto come l’Isola della Croce del Sud. Se ci aggiungo che in Australia ci sono più di 50 specie di Pappagalli…  (la Cantino riporta pappagalli e si indica il Brasile!)
Così Colombo nella lettera sul Primo Viaggio:

Alla prima che trovai posi nome San Salvador, in commemorazione della sua alta maestà, che meravigliosamente ci guidò in tutto questo viaggio. Gli Indiani l'appellano Guanaham. (los Indios la llaman Guanahani) Alla seconda posi nome l'isola di Santa Maria della Concezione, alla terza Ferrandina, alla quarta la Isabella, alla quinta  l'isola Giovanna; e così a ciascuna un nome nuovo. Quando io giunsi alla Giovanna, seguitai la sua costa al ponente, c la trovai tanto vasta, che pensai fosse terraferma, la provincia del Catai…    (e gli è sfuggito il nome Indios o Indiani.)
Questa è la mitica ISABELLA della Cantino; che sarebbe la IV isola ricordata da Colombo.




Sui rapporti tra Colombo e Papa Innocenzo VIII  (Cybo) vedere i libri di Ruggero Marino.
 Innocenzo VIII: al secolo Giovanni  Battista  Cybo  -Genova, 1432 – Roma, 25 luglio 1492-   
Prima Giovanna poi Cvba (o  Cyba?)
Colombo, quando descrive questa particolare isola, la chiama Giovannain linea retta da occidente ad oriente, lungo l'isola Giovanna, secondo il quale cammino posso dire che questa isola è maggiore d'Inghilterra e Scozia unite. E aggiunge: In vero il sole ha qui gran forza, posciachè si è lontani dalla linea equinoziale XXVI gradi.
(e parlano male di Vespucci! Colombo, quell’isola di Giovanna, la vista sulle carte!)
Nella raccolta di Lettere Autografe di Cristoforo Colombo, pubblicata da G. Daelli, su Biblioteca Rara,  Troverete anche un discorso su C.Colombo di Cesare Correnti. Cesare Correnti ci ricorda tutti i marinai Genovesi e Veneziani che esplorarono l’Africa.
Ricorderei che negli archivi del monastero di S.Michele di Murano (Venezia) dove lavorava Fra Mauro c’è ancora la ricevuta del lavoro commissionato da Alfonso V (Re del Portogallo). Com’era fatta l’Africa, i Portoghesi, lo appresero da quel mappamondo. C’era Capo Diab dove ci sarà Capo di Bona Speranza.

Cristoforo Colombo: storia della sua vita e dei suoi viaggi sull' appoggio di documenti autentici raccolti in Ispagna ed in Italia del conte Roselly de Lorgues ...
Di Roselly de Lorgues, Tullio Dandolo
Pubblicato da Volpato e comp., 1857
Originale disponibile presso la Oxford University
Digitalizzato il 12 apr 2007

…..aveva veduto così spesso la morte vicina , che non l'avrebbe temuta d'avvantaggio ora che in altre occasioni. Ciò che cresceva viemmaggiormente il suo dolore, era pensare che cagionava la perdita di tali che lo avevano seguito contro voglia, e che nella loro suprema disperazione all'ultim'ora, lo avrebbero maledetto, accusandolo della loro trista sorte. Egli pensava altresì a' suoi due giovani figli , che studiavano a Cordova, ed erano per diventare orfanelli sovra una terra straniera , in cui giacerebbero senza protezione, perché i Monarchi , ignorando qual servizio aveva lor reso il padre, non provederebbero a que' poveretti.
ln mezzo alle lamentazioni dell'equipaggio, ai turbini di pioggia, a' colpi delle onde, agli scrosci della Nina mezzo annegata, e a tutte l'altre traversie, superando l'oppressione di quel faticare prolungato, Colombo entrò nella sua stanzuccia: quivi con ferma e rapida mano, non ostante lo spaventevole saliscendi della nave, scrisse in furia su d'una pergamena il riassunto delle sue scoperte. lo avviluppò in un altro foglio, sul quale egli supplicava chi s'imbattesse in quel piego di portarlo alla regina di Castiglia, promettendo in nome di lei una ricompensa di mille ducati: chiuse quel dispaccio in una tela cerata, la improntò del suo sigillo, poi lo mise in un grosso pezzo di cera, che collocò in un barile vuoto: chiuso questo ermeticamente. Indi lo fece géttare in mare. L'equipaggio non vide in questa offerta ai flutti che l'adempimento di un voto segreto.
Per la tema che le correnti non trascinassero lungi dall' Europa questo messaggio, egli ne aveva fatto due copie, e posto l'altro esemplare in altro barile che attaccò sodamente dietro la caravella, nella speranza che se la Nino venisse a naufragare, il barile potrebbe galleggiare, ed essere un giorno raccolto. Intanto, in mezzo alle burrasche, il vento volgeva all'ovest, e il mare inferociva, sempre nero e procelloso. Il venerdì, 15 febbraio, al levar del sole fu riconosciuta una terra al nord-est. Questa vista rianimò gli spiriti; nondimeno il mare continuava grosso dal lato dell'occidente. I piloti si credevano sulle spiagge di Castiglia, ma l'Ammiraglio annunziò loro le Azzorre. Tuttavia la violenza del mare, quantunque diminuita, non permetteva loro di accostarsi: passarono tutta la giornata, tutta la notte e la dimane procurando di prender terra, ma invano. Nella notte del sabbato alla domenica, 17 febbraio, l'Ammiraglio, che, non ostante un attacco di gotta , era rimasto dal primo soffiar della tempesta sino allora, vale a dire per ben quattro giorni e quattro notti, esposto alla pioggia, al vento, ai colpi di mare senza posare pur un momento, e quasi senza prender cibo, fu obbligato di coricarsi; sull'alba ripigliò il comando, governò al sud-sud-ovest, e finalmente alla notte giunse sopra un'isola cui l'oscurità non permetteva distinguere: ne fece il giro per cercare approdo, e tentò di gettare un' àncora, ma la perdette quasi subito; bisognò rimettere alla vela e pigliare il largo. Finalmente il lunedì, giunse a prender terra. L'isola era Santa Maria, la più meridionale delle Azzorre, che apparteneva al re di Portogallo. Gli abitanti stupirono sulle prime che una si fragil nave in quello stato avesse potuto sostenere una si lunga e furibonda tempesta: ma furono molto più maravigliati allora che udirono donde veniva. Essi ringraziarono Dio e manifestarono una gran gioia : la loro imaginazione non poteva stancarsi de' racconti sul Nuovo Mondo.
La lettera, scritta a Don Gabriele Sanchis, dopo una simile tempesta, alla fine dice:
Ai nostri illustrissimi Re e Regina ed a'loro regni famosi spetta si gran cosa, di cui tutta la cristianità deve menar allegria e far grandi feste e rendere infinite grazie alla Santa Trinità, con molte orazioni solenni per il sommo beneficio che avranno tanti popoli venendo nel grembo della nostra santa fede, li poscia per i beni temporali che non solo alla Spagna , ma a tutti i cristiani torneranno di refrigerio ed utilità. Queste cose come fatte si sono in breve, cosi si sono anche in breve esposte. Sulla caravella, sopra l'isola di Canaria, al quindici di febbraio mille quattrocento e novantatrè. Scritta da chi la manda.
L' Almirante.
  
Colombo sarebbe partito il 3 agosto del 1492 ….
Sbarcò, al ritorno, alle Azzorre il 17 febbraio del 1493.
La lettera indirizzata da Colombo all’illustre Don Gabriele Sanchis, tesoriere dei Serenissimi Re, venne tradotta dalla lingua spagnola in quella latina per opera del nobiluomo, e letterato, Leandro De Cosco.   Era il 30 aprile 1493, primo anno del pontificato di Alessandro VI.


De insulis nuper inventis

Epistola Christoferi Colom - cui etas nostra multum debet, de insulis in mari Indico nuper inventis, ad quas perquirendas octavo antea mense auspiciis et ęre invictissimi Fernandi Hispaniarum Regis missus fuerat - ad magnificum dominum Raphaelem Sanxis, eiusdem serenissimi Regis thesaurarium, missa, quam nobilis ac litteratus vir Aliander de Cosco ab Hispano ideomate in latinum convertit tercio Kalendas Maii .M.CCCC.XCIII. Pontificatus Alexandri Sexti anno primo.

Quoniam susceptę provinciæ rem perfectam me consecutum fuisse gratum tibi fore scio, has constitui exarare, quæ te uniuscuiusque rei in hoc nostro itinere geste inventęque admoneant. Tricesimo tercio die postquam Gadibus discessi, in mare Indicum perveni, ubi plurimas insulas innumeris habitatas hominibus reperi. Quarum omnium pro fœlicissimo Rege nostro, præconio celebrato et vexillis extensis, contradicente nemine possessionem accepi. Primęque earum divi Salvatoris nomen imposui, cuius fretus auxilio tam ad hanc quam ad cęteras alias pervenimus. Eam vero Indi Guanahanyn vocant. Aliarum etiam unamquamque novo nomine nuncupavi, quippe aliam insulam Sanctę Marię Conceptionis,


Dopo 33 giorni che era partito da CADIGE (Gadibus)… darebbe il 5 settembre…   Tutto qui



Però ….. erano bravi; una volta controllati sulla mia griglia.
Come ho sempre sostenuto si usavano 80 settori da 4,5° di meridiano per i 360° della Terra.           


             
…e  si possono  misurare le loro diverse scale.
Segnalo, inoltre, la posizione dello SRI LANKA. 

Per CVBA e le altre isole debbo aspettare; non ho una immagine ben definita. 

Poi ci sarebbe da stirare tutto fino al meridiano di Capo Verde per  far coincidere la sua Raya con il meridiano delle Azzorre.




Passiamo a Giovan Battista Agnese. 





Verso il 1550 si hanno le idee più chiare. Lo Yucatan è una penisola.
I reduci della spedizione di Magellano erano ritornati. Lo Stretto di Magellano è sulle carte.
I Giganti hanno trasmigrato dal Venezuela alla Terra del Fuoco e Mercatore sta studiando.

Dalla wikipedia: Origine nome Yucatan.

Il nome Yucatán deriva dalla parola (in lingua nahuatl) "Yukatlàn", "il luogo della ricchezza". Tuttavia, il commentatore Frate Toribio di Benaventa (detto Motolinia), nella sua Storia degli Indios di Nuova Spagna (1541), fa risalire l'origine della parola all'equivoco in cui sarebbero caduti gli Spagnoli, che "parlando con gli Indios di quella costa", alla domanda su come essa si chiamasse "...risposero: «Tectetán, Tectetán», ciò che vuol significare: «Non ti capisco, non ti capisco»: i cristiani corruppero il vocabolo, e non intendendo ciò che gli Indios dicevano, conclusero: «Yucatán è il nome di questa terra»".
Tuttavia, benché t'àn sia una radice con significato di "linguaggio", la lingua Yucateca non contiene alcuna parola o frase che possa suonare come "Tectetàn", tantomeno "Yukatan" (il termine più simile, "come parla?", è "uuy u t'an" o "chu u t'an"), e "non capisco" "ma tin na'atik". È stata anche avanzata l'ipotesi che l'intero episodio riportato da Toribio di Benaventa sia apocrifo, e sia stato un tentativo da parte di Hernàn Cortès , nelle sue "Cartas de relación", di screditare il rivale Diego Velàzquez.

Tutto chiaro?



Se osservate la parte del Nuovo Mondo della Cantino … i particolari cercateli a EST.
Non vi sembra che la Cuba di Juan de la Cosa e la Isabella della Cantino siano contornate dalle stesse isole?
Siete sicuri che l’isola di Spagnola di Juan de la Cosa, dove svetta la bandiera di Castiglia, sia una sola isola?
I due  meridiani bianchi sono: la Raya e (il suo antimeridiano) la Linea delle Spezie.
Avete capito perché ho tirato in ballo S.Tommaso?


Rolando Berretta



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