martedì 10 gennaio 2012

UN ILLUSTRE CAGLIARITANO DI NOME SIGISMONDO ARQUER Vita e opere - I parte -




Contrariamente all’idea comune di una città sonnacchiosa e culturalmente poco attiva, Cagliari ha dato i natali a personaggi di grande levatura culturale, politica e umana. Tra questi ricordiamo Sigismondo Arquer che nella sua vita, tragicamente terminata sul rogo di Toledo nel 1571, ebbe l’unica colpa di avere operato in un periodo di forte intolleranza religiosa abilmente manipolata dai suoi nemici.
Come abbiamo visto nel precedente articolo CAGLIARI IN EPOCA SPAGNOLA, i feudatari in epoca spagnola si associarono all’Inquisizione con l’obiettivo di colpire il nuovo ceto dei burocrati; tra le varie azioni intraprese in tal senso  si ricorda soprattutto l’uccisione di Sigismondo Arquer, accusato di eresia con l’obiettivo di eliminare un personaggio scomodo che era per giunta figlio dell’avvocato fiscale Giovanni Antonio Arquer, il quale collaborò efficacemente con il viceré Antonio di Cardona (1534-1549) nella sua azione atta a ridimensionare gli abusi e le prevaricazioni della nobiltà e dell’alto clero.
Molto probabilmente Sigismondo Arquer era inviso al ceto nobiliare, notoriamente ignorante e tronfio, soprattutto per la sua immensa cultura permeata di apporti umanistico - rinascimentali acquisiti durante i suoi viaggi.
Quando, nella primavera del 1549, compose la sua famosa opera “Sardiniae brevis historia et descriptio”, aveva soltanto 19 anni, ma da due anni era già in possesso di due lauree, una in diritto civile e canonico (utroque iure) a Pisa e una in teologia a Siena.
L’opera dell’Arquer è molto importante dal punto di vista storiografico perché fu il primo tentativo di individuare i lineamenti della storia sarda attraverso lo studio comparato delle fonti antiche. Nel testo si alternano fonti e libera composizione che l’autore stese in soli 40 giorni selezionando e sintetizzando un’enorme quantità di informazioni derivanti dal suo bagaglio culturale, dove confluivano erudizione e conoscenza diretta.

La stesura dell’opera fu preceduta da un difficile viaggio  iniziato nel settembre del 1548.
Dopo due mesi giunse a Pisa da dove si  diresse verso la Germania, ma durante la traversata delle Alpi si ammalò e fu costretto a trattenersi 5 mesi nei Grigioni. Nell’aprile del 1548 fu prima accolto da Konrad Pellikan (un ex francescano che passò al luteranesimo e prese parte alla prima Confessio Helvetica), in seguito, grazie all’intercessione di quest’ultimo, fu sistemato in Basilea a spese della fondazione Erasmo dove rimase fino al mese di giugno.
In Basilea entrò in contatto con Sebastian Münster che gli chiese di scrivere un compendio sulla Sardegna da inserire nella sua Cosmographia universalis.
All’interno dei 7 capitoli di cui si compone l’opera si trovano notizie di carattere generale relative alle dimensioni dell’Isola la sua posizione nel Mediterraneo, alla sua suddivisione geo-politica, al suo ambiente naturale, alle attività produttive, all’alimentazione e alla malaria.
Dopo aver affrontato il tema storico relativo alle antiche denominazioni dell’isola, ai primi abitanti, colonizzatori e dominatori con digressioni sui nuraghi e sulla legislazione locale, introduce la descrizione particolareggiata della città di Cagliari citando i centri più importanti. La descrizione di Cagliari è molto particolareggiata e accompagnata dalla famosa  pianta prospettica dove vengono rappresentati i monumenti più importanti e le opere difensive che ancora oggi è un utile documento di studio.
Per quanto riguarda la lingua, nel VI capitolo vengono indicate le tre parlate principali del Regno evidenziate dal Pater Noster trilingue: latino - catalano - sardo.
Nell’ultimo capitolo vengono descritte le magistrature civili ed ecclesiastiche presenti nell’isola, si spiega in che modo opera l’inquisizione e conclude, dopo essersi soffermato sui caratteri fisici e psicologici dei sardi, con una condanna rivolta sia all’elemento pagano all’interno delle festività cristiane, sia al bassissimo profilo etico e culturale del clero isolano.
Nonostante la sua collaborazione con Sebastian Münster, Sigismondo rimase profondamente cattolico, ma i suoi avversari politici utilizzarono questo espediente per accusarlo di luteranesimo, accusa che a lungo andare lo portò sul rogo di Toledo come vedremo nei prossimi post.



Fabrizio e Giovanna


Notizie tratte da:
Sigismondo Arquer. Sardiniae brevis historia et descriptio, a cura di Maria Teresa Laneri
saggio introduttivo di Raimondo Turtas
Sigismondo Arquer. Un innocente sul rogo dell’Inquisizione, Salvatore Loi
Storia della Sardegna, Leopoldo Ortu

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