sabato 14 agosto 2021

EDUCATIONAL TOURS - L’UNIONE DI COMUNI DEI FENICI

Alla scoperta della natura e della cultura nell'Oristanese



Il 9 agosto del 2021 abbiamo avuto la possibilità di visitare i luoghi di interesse dei comuni di Palmas Arborea, Santa Giusta, Siamaggiore, Solarussa e Villaurbana che costituiscono l’Unione di Comuni dei Fenici, nata con l’intento valorizzare e unire armoniosamente i contesti naturalistici e culturali che caratterizzano il Golfo di Oristano.

Siamo arrivati a Santa Giusta alle h 8.30 e, dopo essere stati accolti dalla delegazione dell’Unione e svolte le formalità di rito, è iniziata la nostra esperienza all’insegna della scoperta di questi interessanti territori.


La prima tappa è stata la gita in barca nello stagno di Pauli Majori durata un’ora circa, compreso tra i comuni di Santa Giusta e Palmas Arborea, durante la quale abbiamo potuto apprezzare la natura incontaminata, l’avifauna e le numerose specie ittiche che popolano questo specchio d’acqua. 


Nella traversata siamo stati accompagnati dai soci della Cooperativa Pescatori Santa Giusta, che hanno messo a nostra disposizione cinque piccole imbarcazioni e che con competenza ci hanno resi partecipi della loro esperienza lavorativa e dei progetti che intendono realizzare per rendere più agevolmente fruibile l’intera area lacustre.



La seconda tappa del tour è stata la visita al Museo della Laguna di Santa Giusta dove sono presenti i manufatti realizzati con l’arte dell’intreccio utilizzati per la pesca, sia moderna che tradizionale, il museo offre la possibilità di utilizzare un totem multimediale realizzato da THE BIG WAVE s.r.l. all'interno del Progetto GRITACCESS Grand Itineraire Thyrrhenien nell'ambito del Programma Interreg Italia Francia Marittimo 2014-2020 che, attraverso 40 brevi ed esplicative schede correlate da immagini, offre la possibilità di avere tutte le informazioni relative alla vita nella laguna, partendo dal contesto paesaggistico per approdare a tutti i manufatti realizzati nel territorio con questa antichissima arte.




















Dopo esserci lasciati alle spalle i comuni di Santa Giusta e Palmas Arborea  ci siamo diretti alla volta del comune di Villaurbana, dove abbiamo avuto la possibilità di ammirare il centro storico con le caratteristiche abitazioni campidanesi dotate di ampi portali, le statue delle Massaie, la struttura de Sa Funtana Bella e il bel cortile della casa museo del pane dove, a fine ottobre, si svolge la famosa sagra de su pani fattu in domu, durante la quale vengono esposti anche i prodotti tipici dell’artigianato locale. 





















Il territorio di Villaurbana è molto interessante dal punto di vista naturalistico e culturale grazie alla presenza del monte Arci, dove è possibile trovare refrigerio nelle calde giornate assolate di agosto grazie al contesto paesaggistico caratterizzato da lecci, querce secolari e sorgenti d’acqua purissima. Dopo un breve percorso all’interno del bosco siamo giunti nella località denominata Is Arutas Santas, dove abbiamo avuto la possibilità di ammirare le caratteristiche colonne vulcaniche basaltiche mentre degustavamo pane, formaggio e vino offerto gentilmente dall’organizzazione. 





La nostra guida ci ha confermato l’importanza del sito anche dal punto di vista archeologico, è risaputo infatti che il monte Arci fosse antropizzato fin dal Neolitico, come dimostrano i resti della lavorazione dell’ossidiana. Anche l’età del bronzo è ben rappresentata grazie alla presenza di circa una quarantina di nuraghi in buono stato di conservazione proprio nel territorio di Villaurbana.

Da Is Arutas Santas ci siamo diretti a Siamaggiore, un paese situato nella bassa valle del Tirso a forte vocazione agricola il cui centro storico si presenta  caratterizzato da architetture rurali tipicamente campidanesi costituite da basse case a corte, strade strette, per la maggior parte costruite in mattoni crudi denominati ladiri. Tra i prodotti tipici degni di nota non si può trascurare il carciofo che viene celebrato in una sagra che si svolge agli inizi della primavera.

Appena fuori dal centro abitato abbiamo visitato la chiesa campestre di San Ciriaco risalente al XIII secolo, ma che allo stato attuale presenta le modifiche e gli apporti risalenti al XVIII secolo; la chiesa romanica era dotata di strutture denominate muristenes o cumbessias,  atte ad ospitare i fedeli in occasione delle ricorrenze religiose legate al santuario, purtroppo non vi rimane traccia a causa di una grossa alluvione risalente agli inizi del 1900 che interessò l’intera zona.












Sempre grazie alla tecnologia sviluppata da THE BIG WAVE s.r.l. all'interno del Progetto GRITACCESS Grand Itineraire Thyrrhenien nell'ambito del Programma Interreg Italia Francia Marittimo 2014-2020, è possibile scaricare dal portale, anch’esso sviluppato da THE BIG WAVE s.r.l., https://www.chieseromanichesardegna.it/ l’ applicazione per smartphone denominata “Chiese Romaniche in Sardegna” che, tramite particolari sensori di prossimità, illustra in modo automatico le informazioni relative sia alla chiesa di San Ciriaco, sia alle altre 67 chiese incluse nel Progetto con l’ausilio di audioguide, testi narrati, immagini e tour 3d virtuali.

L’ultima tappa prima del pranzo si è svolta nel comune di Solarussa dove sono presenti tracce di antichissima antropizzazione con soluzione di continuità,  testimoniate dall’area archeologica di Pidighi e dai resti romani di putzu’e Angius. Tra i prodotti tipici si annovera la produzione della vernaccia grazie ai numerosi vigneti presenti nel territorio.

La nostra visita si è concentrata sulla chiesa romanica di San Gregorio Magno, anch'essa facente parte del Progetto GRITACCESS Grand Itineraire Thyrrhenien nell'ambito del Programma Interreg Italia Francia Marittimo 2014-2020, situata nelle vicinanze dell’insediamento romano; futuri auspicabili scavi potrebbero essere utili a comprendere meglio l’assetto dell’intera zona adiacente la chiesa stessa che, si ipotizza, sia posizionata sopra una probabile terma romana. 








La raffinatezza delle strutture dell’edificio di culto testimonia la presenza in loco di maestranze specializzate e si ipotizza che possano essere le stesse che edificarono la coeva chiesa di Santa Maria di Bonarcado. 

Poco lontana dalla chiesa è presente Casa Naitana dove abbiamo ammirato il murale realizzato nel 2017 dall’artista messicano Israel Zzepda che arricchisce il muro divisorio dello storico stabile con i suoi oltre 28 metri di lunghezza. 










Terminato il tour ci siamo diretti all’ittiturismo “Su Fassois” dove abbiamo degustato i prodotti tipici del territorio.


È stata un’esperienza molto interessante e ringraziamo gli organizzatori del tour che hanno dimostrato grande professionalità e competenza. Ci auguriamo che in futuro molte persone possano usufruire dei servizi che abbiamo avuto la fortuna di conoscere anticipatamente.


Giovanna Palla e Fabrizio Giuggiolo

 









martedì 6 luglio 2021

Panoramica sulle carte del primo Cinquecento

 


Iniziamo con l’illustrare cos’era la chiesa di S.Salvatore per Amerigo Vespucci.

Dalla Wikipedia: Le origini gli Umiliati.

La chiesa, iniziata nel 1251 faceva parte del complesso conventuale degli Umiliati, un ordine giunto a Firenze da Alessandria nel 1239. Anche se la loro regola era stata approvata da papa Onorio III, l'ordine si era costituito nell'ambito dei movimenti pauperistici ai limiti dell'eresia. 

Gli Umiliati si affermarono come congregazione laica maschile e femminile, dedita alla perfezione evangelica ed alla povertà, ma specialmente al lavoro che era parte integrante della vita dei religiosi, impegnati soprattutto nella lavorazione della lana e del vetro. 

A Firenze gli Umiliati si stabilirono prima fuori città, presso san Donato in Polverosa, quindi presso la chiesetta di Santa Lucia (1251), estendendo gradualmente le loro proprietà fino a comprendere un oratorio sul borgo  (cioè su una strada fuori della vecchia cinta muraria), dove fecero costruire la loro chiesa ad honorem Sanctorum Omnium e il convento; il complesso venne portato a termine dal 1278 al 1294. 

La zona era particolarmente adatta alla lavorazione della lana, perché all'altezza della porta alla Carraia, dove il Mugnone sfociava nell'Arno, c'era un'isoletta che formava un canale utile per ricavare l'energia idraulica per mulini e gualchiere. Per favorire tale sfruttamento, gli Umiliati costruirono la pescaia di Santa Rosa, insieme a un ricco sistema di canali. 

Il loro convento era dunque un vero e proprio centro del lavoro organizzato e il paesaggio urbano circostante venne caratterizzato da edifici legati all'attività produttiva dei religiosi, assieme alle case per gli artigiani ed ai tiratoi dove si "tirava" la lana, cioè la si lavava dopo la tintura e la faceva asciugare. 

Per il loro prestigio, alla fine del Duecento gli Umiliati furono chiamati a ricoprire importanti cariche pubbliche. Intanto la chiesa si andava arricchendo di opere d'arte di straordinario pregio, grazie anche al mecenatismo delle famiglie del quartiere, che avevano raggiunto una solida posizione economica e sociale. 

All'inizio del Trecento la chiesa era così ricca da intraprendere un prestigioso programma decorativo, che aveva il fulcro nell'attività di Giotto: intorno al 1310 veniva posta sull'altar maggiore la Maestà ora agli Uffizi, la Croce dipinta e, dal distrutto coro dei monaci, la Dormitio Virginis oggi a Berlino.In quegli anni Ognissanti era anche un fervido centro dell'attività politica repubblicana: qui si radunarono i congiurati contro Giano della Bella, tra i quali c'era anche Dino Compagni.

Il Quattrocento

Nel Quattrocento, lavorarono in Ognissanti Sandro Botticelli (che nella chiesa è sepolto) e Ghirlandaio. In particolare il Ghirlandaio era stato assoldato dalla famiglia Vespucci, di cui faceva parte anche il famoso Amerigo, il navigatore che diede il suo nome all'America. Per loro affrescò una Pietà e una Madonna della Misericordia e anche l’Ultima Cena nel refettorio.


Ed ecco il nostro Amerigo, giovincello, sotto il braccio destro della Madonna.

Abbiamo visto il primo elemento, fondamentale, per capire…. la mitica Carta Cantino.


Secondo Elemento: L’Abadia (Abbazia : dove c’è un Abate) è diventata una Abaida poi una Baia.

Un altro elemento, da considerare, è il modo di datare una carta di Vesconte Maggiolo.



Questa carta la troviamo, solo in copia, nella biblioteca Ambrosiana di Milano:  ci sono due date.

-in Genova anno Dm 1527 giorno 20 dicembre   

-in Genova de anno Dm 1524 giorno X agosto.

Giovanni da Verrazzano partì il 17 gennaio del 1524 e il giorno 8 luglio, dello stesso anno, mandò la sua lettera a Francesco I. Vorrei attirare la vostra attenzione, solo, sul significato DE ANNO. Sarà utile più avanti.

Altro elemento, per capire, lo troviamo nel libro : Amerigo Vespucci e i mercanti viaggiatori fiorentini del cinquecento;  a cura di Margherita Azzari e Leonardo Romboi (del 2013).

Oltre a baia de tuti li sancti le fonti cartografiche registrano in questo tratto ben undici toponimi riconducibili alla spedizione del 1501-1502. La loro identificazione è tuttora oggetto di discussioni. Solo sul Rio de San Francesco non ci sono mai stati dubbi: il nome fu evidentemente attribuito il 4 ottobre al fiume che tuttora si chiama così e che è – e apparve- l’elemento fisico più saliente di tutto il litorale. Ultima tappa di questa parte dell’itinerario fu l’ampia insenatura in cui oggi si specchia Salvador de Bahia. In passato vi è stato chi ha proposto di attribuirne la scoperta al quarto viaggio riferito dalla Lettera al Soderini. Ma sarebbe bastato osservare che il toponimo è registrato nella Carta Cantino, sicuramente anteriore alla fine del 1502, per escludere tale datazione.

Se non leggo male, quel toponimo, che è nella Carta Cantino, dimostra che Amerigo è un impostore? E chi potrebbe averlo dato quel nome? (il nodo è arrivato al pettine!)

Sarebbe bastato, dico io, osservare le grafie per notare che, oltre al rattoppo, una seconda mano ha riportato del testo successivamente.  

Sentiamo il parere della Prof.essa Patrizia Licini a riguardo della Carta Cantino

…Da ogni punto di vista, ciò che Cantino scrive al Duca Ercole nella lettera certamente autografa già da Roma nel novembre 1502 non è compatibile con la frase «Charta da navigar per le isole novame[n]te t[ro-vate] in la parte de l’India dono di Alberto Cantino al S. Duca Hercole» che leggiamo sul retro di detta carta nautica oggi a Modena. 

La frase non è di Cantino per una serie di ragioni. 

1. La frase è anonima, in una scrittura corsiva che è indubbiamente diversa da quella gotica che figura su tutta la carta nautica oggi detta del Cantino, e certamente posteriore alla datazione di questa. 

2. Inoltre nella lettera da Roma, Cantino annuncia al Duca Ercole di avere chiesto al Cattaneo al ritorno a Genova un anticipo sulla somma sborsata per acquistare la carta in Portogallo, perché era rimasto senza soldi e la carta gli era costata 12 scudi d'oro in oro (dice proprio così), ma è talmente bella che, anche se cara, il Duca l'apprezzerà. Dunque questo NON è un dono di Cantino, come la frase anonima arbitrariamente si permette di dire, perché gli è costata 12 scudi che vuole riavere dal Duca. E chi ha scritto quella frase non era a conoscenza di questa lettera autografa del Cantino. 

3. Un documento è autenticato da un notaio di tipo latino il quale, essendo pubblico ufficiale autorizzato ad attribuire fede pubblica ai documenti, ha il potere pubblico di garantire con il suo sigillo che il sottoscrittore è veramente lui. Ma nella frase anonima sul retro della carta non troviamo né la firma di chi la scrisse in un anno non dichiarato, né tanto meno la certificazione di un notaio. E, per di più, né sul retro né sul davanti della cosiddetta Carta Cantino noi possiamo trovare un nesso, seppur minimo, un legame che leghi il nome Cantino ad essa. Niente di Niente. Anzi, nel disegno geografico anche io vedo quella gigantesca vignetta urbana di Venezia che mi fa propendere per un cartografo di Venezia quale autore del lavoro, a parte la impiastricciata di pergamena aggiuntiva incollata per 2,5 cm (!) proprio lungo la costa del Brasile dove Vespucci svolse il quarto viaggio del 1503-1504, il secondo per Emanuele il Re di Portogallo per il mare antartico. Insomma, l'autore della frase sul retro della cosiddetta Carta Cantino può essere chiunque senza la minima garanzia di verità, tra Cinquecento e Ottocento. 

4. Ercole I da Este, il Duca di Ferrara, da circa un anno era il consuocero di Papa Alessandro VI Borgia. Allora mi chiedo: che necessità avrebbe avuto il Duca Ercole di far trafugare una carta nautica in Portogallo dal suo agente Cantino (un gentiluomo ammesso alla corte del Re del Portogallo), addirittura fatta fare da un autore bravissimo che però volle tenersi nascosto per paura della pena di morte imposta da Re Emanuele su chi rivelava i segreti delle navigazioni, quando a Roma il consuocero del Duca Ercole era il Pontefice di tutti i Cristiani, il Signore del mondo al quale doveva essere comunicato per primo il risultato di ogni scoperta geografica transoceanica?

5. Gli inventari della Biblioteca estense furono redatti da un notaio soltanto nel 1597 per il passaggio del patrimonio a Cesare da Este; carte geografiche e planisferi inventariati ammontano a circa 100. In conclusione anche io come Lei (che sarei Io) penso ad un archivista che scrisse quella frase sul retro nell’Ottocento nella biblioteca di Modena.

Detto in parole povere: Alfonso d’Este, il primogenito  di Ercole, sposò, nel dicembre del 1501 Lucrezia Borgia. Il Cantino, nel 1502, che ci faceva a Roma? Ercole d’Este morì il 25 gen 1505.

A questo punto dico la mia opinione. Alberto Cantino lasciò la Carta, comprata in Portogallo, a Genova. Juan de La Cosa l’aveva già vista e utilizzata per disegnare il suo celebre capolavoro nel 1500. I genovesi Nicolò Caveri e Vesconte Maggiolo la utilizzarono per le loro carte. Quella carta è rimasta a Genova. Basterebbe osservare, in queste ultime due carte, l’emisfero centrale per avere un’idea di che carta si trattasse. Il “dono” di Alberto Cantino ha due elementi che negano la provenienza portoghese. A parte la gigantografia di Venezia, c’è l’isola di ISABELLA (Cuba) che sarebbe la Giovanna di Colombo. Nessun portoghese, o spagnolo, avrebbe usato quel nome in italiano. Se osserviamo il portolano dei fratelli Pizzagano (1367) scopriamo che, i veneziani, la parola –isola- la abbreviavano in Ya. Ya Bella sta per -isola Bella-. Quindi, io, la leggerei Is.a Bella.

Altro elemento, che dimostra che cos’è la Carta Cantino (il dono), sarebbe lo schema.



Dicono che Caveri abbia copiato la Cantino. Mettiamo in chiaro la faccenda: mentre Caveri, Juan de La Cosa, Maggiolo etc etc (compreso Piri Reis) usano schemi con giro di compasso da 26 unità, nella sola carta Cantino hanno usato giri di compasso da 24 unità. L’autore: bravo ma poco pratico. A Fano si conserva una carta di Vesconte Maggiolo. La datazione recita: …de anno Dm 1 5 4 die VIII giugno.  

Perfetto.  Per me, quella data, era precisa. Invece se correggo 8 giugno con il 18 giugno del 1504 trovo la data della fine del IV viaggio di Vespucci.

A Fano si conserva una carta di Vesconte Maggiolo. La datazione recita: …de anno Dm 1 5 4 die VIII giugno.  Perfetto.  Per me, quella data, era precisa. Invece se correggo 8 giugno con il 18 giugno del 1504 trovo la data della fine del IV viaggio di Vespucci. 

E, se ci rifletto bene, sempre nella carta di Fano, trovo il nome del comandante portoghese; che non riporta la Lettera al Soderini.

TERA DE -CONSALVO COIGO- VOCATUR SANTA CROXE.

Si dice che Consalvo Coigo sia Gonzalo Coelo; altro oscuro personaggio messo bene a fuoco da Giuseppe Caraci nella metà del secolo scorso.

Il tutto per spiegare l’importanza “DE ANNO” dell’anno! E, per fare una carta, occorrevano un paio di anni. La carta conservata alla Biblioteca Ambrosiana lo dimostra.  

Se metto il meridiano di Roma al centro di una carta moderna e misuro 90° a ovest trovo un pezzo di Cuba. Se vado a 90° a est di Roma trovo il Golfo del Bengala. Le loro carte sono precise. Sono 180° precisi precisi.


(osservare dove cadono l’Equatore, i Tropici e il C.P.Artico nello schema di Vesconte Maggiolo!)

Ptolomeo aveva affermato che il diametro della Terra era di 24.000 miglia romane e che da Capo Verde al Golfo di Cattigara erano 180°.  Per i cartografi del primo 500 restò da completare l’altro emisfero da 180° considerando che, quelle a Occidente, erano sempre le terre del Gran Can.

Solo Amerigo Vespucci aveva fatto notare che, quelle terre da lui esplorate, col Catai di Marco Polo non avevano nessuna attinenza. Uomini, Flora e Fauna erano completamente diversi. Quello era un Nuovo Mondo.


Adesso passiamo al viaggio di Verrazzano; alla lettera spedita da Dieppe in data 8 luglio 1524. (Era partito con la sola Dalfina).  Riporto la sola toponomastica

Iniziamo da 34° come Cartagine e Damasco. Selva dei Lauri. Campo dei Cedri. Annunziata. Istimo Verrazziano; oltre il quale si vedeva il Mare Orientale che bagna l’India, la Cina e il Catai. Quella terra fu ribattezzata Francesca. Arcadia. Costa di Lorena. Promontorio Lanzone. Promontorio Bonivetto. Grande fiume Vandoma. Il monticello a picco sul mare Polo. Grande fiume navigabile con un bellissimo lago: la terra fu chiamata Angoleme e la baia Santa Margherita. L’isola Aloisia. Altra isola davanti insenatura fu chiamata Rifugio. Siamo sul parallelo di Roma 41gradi e 2/3. Uno scoglio La Pietra Viva. Segue Iovium promontorium. Poi le scogliere Armellini. Poi Promontorio Pallavisino

Arrivati a 43 gradi e 2/3 trovarono una terra con gli abitanti ostili. Trovarono 32 isole; le più grandi le chiamarono Le Tre Figlie di Navarra.  A 50° arrivarono alle terre scoperte dai Britannici  (Caboto).

Adesso, con questa toponomastica, ritorniamo alla carta conservata alla Biblioteca Ambrosiana. Quella de anno Dm 1524 il giorno 10 agosto. Abbiamo l'Annunziata e le tre isole delle Figlie di Navarra. Poi un  Dorius promontorius (fam. Doria?) e un'isola Maiollo genovesa.

Molte volte mi sento come l’avvocato delle cause perse. Sto cercando di far vedere Toscanelli e Vespucci in una veste diversa. Toscanelli, grande genio, è passato alla Storia, solo, per i suoi 26 settori da 250 miglia

I settori totali sono 80 e le miglia totali sono 20.000. Questo argomento l’ho trattato svariate volte. Vespucci viene denigrato, anche, per aver dedicato una Baia all’Abadia di Ognissanti di Firenze. Se quel toponimo è sulla carta ( il dono) di Alberto Cantino, questo vuol dire semplicemente che quella carta è stata rattoppata e corretta dopo la scoperta del Vespucci. 

Poi, quando leggo che Caveri ha ricopiato la Carta che Cantino ha acquistato in Portogallo, mi chiedo su quali elementi poggia questa affermazione. Certe affermazioni andrebbero dimostrate.



Gli schemi di queste due carte sono completamente differenti.

Io consiglierei di dare una sbirciatina diversa, anche, al centro della carta Caveri.

Stesso discorso per l’altro genovese Vesconte Maggiolo ; de anno Dm 1 5 4.



Poi, se vogliamo parlare della rotazione dello schema di sinistra della Cantino, basta guardare la mia ricostruzione.  L’Autore ha allineato il suo schema al Parallelo di Alessandria. Grave errore  geometrico.


Datosi che la Raya, i Tropici e il C.Polare, con il suo schema hanno un’altra origine e che, con un giro di compasso da 24 unità non si possono ricavare, prima di parlare di certi argomenti bisognerebbe INIZIARE a studiare gli schemi. Ho accennato a vecchi argomenti molto sommariamente. Adesso viene il bello!

Molti anni fa notai che, la curiosa disposizione dei Tropici e dei C.Polari, andava bene solo con una proiezione omalografica discontinua. 

Notai, inoltre, che le loro carte iniziavano dal C.P.Antartico e finivano sul C.P. Artico … dalla parte dell’Asia dopo aver attraversato il Polo. Parlo del nostro emisfero. Anche tale G.Mercatore inizia dal C.P.Antartico. (Vista 21 giugno; solstizio d’estate.)

Ero sicuro che i settori sull'asse est-ovest fossero 80. Gli schemi suggerivano 34 settori sull'asse nord-sud.


Perfetto. Realizzai una nuova carta da 80 x 34. Misi sotto la proiezione omalografica e, a strisce di 10 gradi, piano piano ho completato quello che vedete. Dal C.P. Antartico fino al C.P. Artico dell’altro emisfero. Con questa carta, sincronizzata su Alessandria, seguendo Marino di Tiro e Toscanelli, ho iniziato le mie verifiche. Ho inserito, anche, il meridiano dei Sargassi.

Nella carta Cantino, il DONO, hanno usato questa configurazione da 34 unità. Inoltre: sopra la Penisola Scandinava, è riportato, in perfetto veneziano,  PARTE DE ASSIA. (complimenti!)  

Oggi vorrei approfondire  l’argomento dei Sargassi. Passiamo, quindi,  a quello che riportano le Lettere Rarissime di Colombo; date alle stampe immediatamente e … non modificabili.

III viaggio di Colombo.

….Quando io - venendo dalla Spagna alle Indie - giunsi a 400 miglia a ovest delle Azzorre avvertii un gran mutamento sia nel cielo sia nelle stelle, come pure nella temperatura del­l'aria e nelle acque del mare. E a questo fenomeno feci molta attenzione. Osser­vai che da nord a sud, oltrepassata la distanza di 400 miglia dalle suddette isole, l'ago della bussola che fino a quel punto tende a nord-est, si orienta d'im­provviso a nord-ovest una quarta di vento tutta intera. E ciò si verifica mentre ci si avvicina a tale linea, come chi stesse superando un pendio. 

Trovai pure il mare completamente pieno di un'erba fatta di rametti di pino e carica di frutti simili a quelli del lentisco. L'erba era così densa che nel mio primo viaggio temetti che si trattasse di una secca e che le navi vi si sarebbero arenate. E il fatto sorpren­dente è che fino al momento di arrivare a quella linea della stessa erba non se ne trova affatto. Arrivando in quel punto trovai il mare calmo e liscio e benché soffiasse il vento esso non si alzava mai. Inoltre all'interno di questa linea, dal lato di ponente, la temperatura era mite e senza grandi sbalzi sia d'inverno sia d'estate. 

Stando lì mi accorsi che la stella polare forma un cerchio con un diametro di cinque gradi e quando le Guardie sono nel braccio destro la stella sta nel suo punto più basso e si va alzando fino a raggiun­gere il braccio sinistro. È allora a cinque gradi e da questa posizione si abbassa progressivamente fino a tornare al brac­cio destro. Io dalla Spagna arrivai all'isola di Madera e da lì alle isole Canarie e quindi alle isole di Capo Verde. Da lì proseguii la navigazione in direzione sud fino ad oltrepassare - come ho detto - la linea equinoziale (Equatore). Una volta giunto all'altezza del parallelo della Sierra Leone, in Guinea, mi imbattei in una temperatura così torrida e in raggi del sole così caldi che temevo di bruciare. 

E benché fosse venuta la pioggia e il cielo fosse annu­volato restai gravemente preoccupato finché Nostro Signore non si compiac­que di mandarmi un buon vento spin­gendomi a prendere la rotta di ponente, nella convinzione che avvicinandomi alla linea di cui ho parlato sopra, avrei riscontrato il cambiamento di tempera­tura. E in effetti una volta postomi in corrispondenza di quella linea la tem­peratura del cielo diventò mite e quanto più io andavo avanti tanto più la tem­peratura si addolciva. 

Ma non c'era corrispondenza tra questo fenomeno e la posizione delle stelle. All'imbrunire notai che la stella del Nord era a un'al­tezza di cinque gradi e le Guardie stavano sopra la mia testa; a mezzanotte, poi, la stella polare era alta dieci gradi e all'alba - quando le Guardie erano ai piedi - a quindici gradi. 

Trovai una spiegazione soddisfacente per la quiete del mare ma non per l'erba. E il fenomeno della stella polare mi meravigliò molto. Per varie notti, con molta attenzione, l'osservai con il qua­drante ma notavo sempre che il filo e il piombo cadevano nello stesso punto. 

A mio parere questo è un fenomeno nuo­vo, e forse altri saranno della mia stessa opinione, perché è strano che in un'area così ristretta ci possa essere tanta diffe­renza nel cielo. Io ho sempre letto che il mondo, terra ed acqua, è di forma sferica. Le autorevoli teorie e le speri­mentazioni di Tolomeo e di tutti coloro che scrissero sull'argomento, lo confer­mano e lo dimostrano sia con le eclissi di luna e le altre verifiche compiute da est a ovest, sia con l'elevazione polare a nord e a sud. 

Ma dopo aver osservato una irregolarità così grande come quella di cui ho parlato mi sono fatta una mia idea del mondo in base alla quale esso non è rotondo come viene descritto ma ha una forma a pera molto rotonda, tranne che nel punto dove si trova il gambo che costituisce il suo punto più alto. O, detto altrimenti, esso ha la forma di una sfera molto rotonda che, però, su un suo punto ha una specie di capezzolo di donna. Questa parte della sfera è la sua parte più alta e la più vicina al cielo e va collocata sotto la linea equinoziale e, in questo oceano all’estremità dell’oriente ( e per oriente io intendo il punto dove finiscono la terra e le isole). 

E’ per questa ragione che io ho riferito le motivazioni suddette in merito alla linea che passa, da nord a sud, a 400 miglia  a occidente delle isole Azzorre: a cominciare da tale punto, infatti le navi si alzano dolcemente verso il cielo - spostandosi da lì verso ponente - ed è allora che si gode d'una temperatura più mite e la bussola muta direzione d'un quarto di vento per via di questa dolcezza di clima; più si sposta e più si eleva, più si accentua la declina­zione verso nord-ovest. 

Questa eleva­zione provoca la variazione del circolo che la stella polare descrive con le Guar­die quanto più quest'ultime sono vicino alla linea equinoziale tanto più si alzano nel cielo e maggiore è la differenza fra le stelle e le orbite da esse tracciate. Tolomeo e gli altri dotti che scrissero su questo mondo pensarono che l'emisfero occidentale fosse sferico come quello in cui essi abitavano. 

Questo ha il suo centro nel­l'isola di Arin posta sotto la linea equi­noziale tra il Golfo d'Arabia e il Golfo di Persia; il circolo passa per il capo San Vincenzo, in Portogallo, dal lato di ponente, e per Cangara (Catigara, nel Cabai) e Seri (il nome dato alla Cina da Tolomeo) dal lato orientale. 

Per quanto riguarda quest'emisfero non c'è nessuna difficoltà, da parte mia, a rite­nere che esso sia rotondo come essi affermano. Ma quest'altro, a mio parere, è come la metà d'una pera ben tonda che abbia il picciolo alto - come ho detto - o come una palla rotonda con sopra un capezzolo di donna. Tolomeo e gli altri che hanno scritto su questo mondo opinarono che era rotondo non sapendo nulla di questa sua parte che era sconosciuta e basandosi solo sull'e­misfero in cui essi vivevano e che è certamente - come ho detto e ripeto - sferico. Ma ora che le Maestà Vostre hanno ordinato di navigarlo, di esplo­rarlo e di scoprirlo, la mia affermazione si dimostra evidentissima

La lettera la trovate, tutta (ma in due parti. La seconda parte dopo una settimana), su:

http://pierluigimontalbano.blogspot.com/2012/01/il-paradiso-terrestre-scoperto-da.html

Delle Guardie (che, da sempre, sono le ultime due stelle del carro dell’Orsa Maggiore) e della bussola ne ho già parlato. Colombo non ha scoperto il magnetismo terrestre. Siamo in presenza di carte (quelle portolane) con l’inclinazione sbagliata rispetto alla linea dell’Equatore, dei Tropici e dei C.Polari. Inclinazione sbagliata di una quarta di vento precisi precisi. Anche sui Sargassi, scoperti da Colombo, vorrei dire la mia. Avevo in sospeso l’argomento. 

Ultimamente ho notato che i Romani ci avevano lasciato carte centrate sul meridiano di Roma. Ho fatto le mie verifiche. I Portolani riportano i 45° a est e a ovest di Roma. Gli emisferi, riportati al centro delle carte di Caveri e Vesconte Maggiolo riportano un emisfero di 180 gradi; da una parte di Cuba fino al Golfo del Bengala. (vedere, anche, la carta de anno domini 1 5 4 di Maggiolo, conservata alla Federiciana di Fano, e riportata nell’articolo.) 

La carta moderna, da me ricostruita, è sincronizzata su Alessandria. Vi ho evidenziato il meridiano di Roma con una linea nera. Ho contato 10 settori da 4,5 gradi per un totale di 45 gradi sia ad est che ad ovest di Roma. Esattamente a 45° da Roma, a ovest, Colombo segnala quello che riporta la lettera. Quindi: stiamo parlando di sargassi, anguille, Atlandite, di Bussola fino al Paradiso Terrestre oppure stiamo parlando di una carta romana mal allineata causa la Geografia di Ptolomeo? Ho segnato pure i 90° a est e ovest di Roma.

Per concludere: per avere uno schema da 80 x 40 unità bisogna aspettare l’anno 1525. Bisogna aspettare l’Atlante Castiglioni realizzato, secondo me, dal fiorentino Giovanni Vespucci ( già trattato nei miei vecchi pezzi).

Trovate tutto sui due blog che mi ospitano e che ringrazio di cuore

http://pierluigimontalbano.blogspot.com/2012/05/cartografia-nautica-una-disciplina-con.html

http://ilmulinodeltempo.blogspot.com/2013/04/

un avvertimento: troverete, anche, un mio grande abbaglio. Tutte le mie spiegazioni sullo zodiaco della Castiglioni sono errate. E dire che sono partito proprio da quello zodiaco. Misi da parte Malco e Magone e iniziai ad occuparmi di Carte. Capita!

Per concludere: oggi posso affermare che l’unico che sapeva come stavano le cose era Toscanelli: 26 settori da 250 miglia romane (su 80 settori) davanti a Lisbona; meglio sopra Roma!

C’è solo una regola da rispettare: la distanza tra Equatore e Tropico è di 5 settori, la distanza tra Tropico e Circolo Polare è di 9 settori; sempre!

La distanza tra Polo e Circolo Polare è identica a quella che c’è tra Equatore e Tropico. Come hanno calcolato i 90 gradi? Semplice. 5 + 9 + 5 =  19 settori per i 90 gradi. 19 + 19 = 38 settori sono 180°. 38 + 38 = 76 settori sono 360 gradi.

Controllate le bandierine di demarcazione della Castiglioni. Controllate i settori.  

Questa volta cercherò di dare uno sguardo “diverso” alla carta che Vesconte Maggiolo realizzò a Napoli nel 1516.

L’ho fatto misurandola sulla mia carta da 80 x 34.

(Questa Carta la trovate a San Marino … in California, presso la:  Hontinng Library)

Se andate sulla Wikipedia la trovate in alta definizione.

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Vesconte_Maggiolo._World_chart,_from_eastern_coasts_of_America_to_India._PORTOLAN_CHART._Naples,_1516.A.jpg

Salta subito all’occhio l’influenza di Ptolomeo se osserviamo il Nilo. Altro elemento è il meridiano 0 (sempre di Ptolomeo)  posto sull’isola del Ferro: l’isola più occidentale delle Canarie. Inoltre si è dimenticato di tirare la linea del Circolo Polare Artico. Fortunatamente, per me, su quest’ultimo meridiano ha segnato una scala graduata. Scala che arriva a 68 gradi nord. La verifica con i miei Tropici e C.Polari è perfetta. Il parallelo centrale, del suo lavoro, è quello di Capo Verde mentre il meridiano centrale passa sopra Genova.  (Ricordo che Maggiolo è genovese.) Usa il classico giro di compasso da 26 unità su uno schema da 34 unità. Ho rimarcato il profilo della Terra de Cuba (grazie Colombo!) e gli isolotti che formano il gomito: in latino Cubitus da quale prese il nome di Cuba. L’isola di Hispagnolia è diventata ISABELLA. 


A 30° sud ha messo una scala graduata. Immediato il confronto con i miei settori da 4,5 gradi.

Sembra che i miei settori da 9° gradi coincidano con la sua scala.

 

Solo i settori!  Peccato!  Però: io uso settori da 4,5 gradi che, per loro, sono da 5 gradi. Quindi in 10 gradi ci sarebbero 14 …  (20 x 9° = 180°   oppure;  4,5° x 40 = 180°)

Nella carta trovate, anche, l’ Organum Latitudinis: lo strumento per ricavare quante miglia romane ci sono in uno degli 80 settori a qualsiasi latitudine (una mia scoperta!) 

Se i Romani hanno diviso l’Equatore in 80 parti da 338 miglia basta inserire una scala che misuri 338 come misura del raggio dell’Equatore. 

(Potete fare tutti i calcoli che volete e vi renderete conto che l’unico valore che cambia è la misura del Raggio.) 

Basta una semplice squadretta, da usure sul goniometro, per trovare il valore che ci interessa. Esempio: per sapere su quale parallelo, diviso in 80 parti, trovo il valore di 250 miglia romane? Usate la squadretta e lo trovate subito. Andate sulla scala da 338 posta sul raggio. Fatela scorrere fino al valore di 250 e controllate cosa segna il goniometro.

Ma passiamo alle cose serie!

Che ci fa una minuscola bandiera genovese in questa carta?

Noi abbiamo due Lettere Rarissime, scritte da Colombo, stampate immediatamente, che riguardano il suo  primo e terzo viaggio. Quella del III viaggio vorrebbe  dimostrare che Colombo ha toccato il continente americano (il Parias) prima di Caboto e Vespucci. 

I suoi contemporanei hanno riconosciuto il merito al Vespucci e il Nuovo Mondo fu chiamato America. (curioso che non l’abbiano chiamato Ameriga … da Amerigo). Per il secondo viaggio dell’Ammiraglio abbiamo la relazione di Michele da Cuneo. E siamo arrivati alla bandierina genovese.

https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_da_Cuneo

Io ho conosciuto Michele da Cuneo attraverso il libro di Pino Cimò.

Il Nuovo Mondo – La scoperta dell’America nel racconto dei grandi navigatori italiani del cinquecento- editoriale Giorgio Mondadori.

Dalla relazione di Michele da Cuneo emerge un Colombo completamente diverso da quello delle Lettere Rarissime. Niente Sargassi! Vi mostro un passaggio della sua Relazione:

…. Avevamo costeggiato quasi tutta l’isola di Iamahich (Giamaica) e non avevamo trovato  in essa nulla di meglio che nelle altre isole. Navigando, dunque, verso Hispaniola, io fui il primo a vedere terra. Per questo il signor Ammiraglio ordinò di approdare in quel luogo, all’altezza di un promontorio dove  c’era un ottimo porto. In mio onore il signor Ammiraglio battezzò il promontorio Capo San Michele Savonese e così lo segnò nella sua agenda. E, navigando sempre lungo la costa, trovammo spiagge e porti buoni e scendemmo spesso a terra. Dappertutto c’era molta gente con le stesse caratteristiche (delle popolazioni indigene già conosciute). E, seguendo la costa in direzione  del nostro villaggio, ci imbattemmo in un’isola bellissima, situata davanti ad un promontorio,  non molto lontana, che fui io a scoprire per primo e che ha un perimetro di circa 100 miglia. Anche in questo caso, in mio onore il nostro Ammiraglio battezzò l’isola con il nome di Bella Savonese e me la regalò. E di essa nei modi e con le regole dovute io presi possesso in nome della Maestà del Re, come faceva il signor Ammiraglio con le altre isole. Alla presenza, cioè, di un notaio pubblico, incaricato di redigere l’apposito atto, io su quell’isola strappai erba e alberi, piantai la croce e anche la forca e in nome di Dio la battezzai  La bella Savonese.  E certamente la si può chiamare bella perché vi sono in essa 37 villaggi con almeno 30.000 abitanti. E questo nome fu anche esso annotato dal signor Ammiraglio nella sua agenda. L’ultimo giorno di settembre, nel nome di Dio, approdammo incolumi a Isabella, il nostro villaggio, dove trovammo tutti i nostri. Erano terrorizzati pensando che fossimo morti e, inoltre, tra di loro molti erano malati e a corto di provviste. …

E questa è l’origine della bandiera genovese nella carta di Vesconte Maggiolo.

Però:





Rolando Berretta